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Lo shipping italiano all'ambasciata di Londra

Il mondo della logistica marittima italiana si è riunito il 7 marzo all’ambasciata di Londra per parlare di economia marittima e del ruolo centrale del Mediterraneo e dell’Italia in particolare per quanto riguarda il mercato dello “short shipping”. Intergroup ha partecipato con alcuni membri del suo team manageriale.


Erano presenti Raffaele Trombetta, ambasciatore d’Italia nel Regno Unito; il general manager intergroup, Riccardo Sciolti; il general manager del centro studi SRM del Gruppo Intesa San Paolo, Massimo Deandreis; il direttore del Laboratorio della coesione sociale ed economica dell’Università “Luiss” di Roma, Robert Leonardi(che ha moderato il simposio); il vice presidente Espo (l’Organizzazione dei porti di mare europei), Zeno D’Agostino; il vicepresidente Youngship Italia e Sales Director intergroup, Pietro Di Sarno; il vicepresidente esecutivo Moby, Alessandro Onorato.


L'intervento del general manager intergroup, Riccardo Sciolti


Durante quest’evento, promosso tra gli altri dal fondatore di intergroup, Nicola Di Sarno, si è analizzato il caso del trasporto marittimo a corto raggio, focalizzando l’attenzione sulla nuova centralità del Mar Mediterraneo e del ruolo dell’Italia nell’economia marittima internazionale. Il convegno si è tenuto a un anno di distanza dalla tavola rotonda, organizzata sempre presso l’ambasciata d’Italia a Londra, dedicata ai progetti di sviluppo della rete portuale del Lazio, comprendente i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta.


L’evento si ė aperto con l’introduzione di Riccardo Sciolti, che dopo alcune considerazioni generali circa la ritrovata centralità del Mediterraneo grazie alla crescita dei flussi fra Asia ed Europa ed all'importanza dello short sea shipping europeo e mediterraneo, ha indirizzato il panelpresentando il discorso del dott. Massimo Deandreis, che durante il suo intervento ha analizzato 3 aspetti cardine circa la situazione attuale dell’economia marittima del Mediterraneo: La leadership europea nel settore marittimo; la crescita del ruolo della Cina nel Mediterraneo; un outlook sul trasporto marittimo a corto raggio nel Mediterraneo.


Il panel ha proseguito con una tavola rotonda moderata da Robert Leonardi, in cui si è parlato di sviluppo infrastrutturale dei sistemi portuali, di prospettive di evoluzione del quadro normativo, dei segmenti dello short sea shipping che crescono rispetto a quelli ancora stagnanti o in calo. Si è anche analizzato il caso del porto di Trieste, dove D’agostino è presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, e del suo successo basato proprio sull'integrazione fra short sea shipping e logistica retroportuale e collegamenti. Si è discusso infine di come gli altri porti italiani con un ruolo chiave nell’economia marittima nazionale – fra cui Civitavecchia, Napoli, Genova, Gioia Tauro & Bari - possano attuare strategie di sviluppo dello short sea volte ad attrarre investimenti e a incrementare il traffico del mercato marittimo italiano, centro strategico e chiave del Mediterraneo. 


L’evento si è chiuso grazie anche alla partecipazione attiva degli oltre 120 invitati che hanno avuto modo di continuare reciproche relazioni professionali durante il rifresco post-panel. “Ritengo che l’Italia abbia ulteriori margini di crescita nell’economia marittima ed in particolare nello short sea shipping, che rappresenta il 60% del totale via mare nella UE ma supera addirittura il 70% in Italia e in un certo numero di altri Paesi europei - ha detto Sciolti– non solo per la posizione geografica favorevole agli scambi con l’Estremo Oriente (che impatta sui volumi complessivi, sul feederaggio e dell’interesse degli investitori nei confronti dei nostri porti) e con il bacino del Mediterraneo, Medio Oriente e Mar Nero, ma anche per la qualità di molti dei nostri operatori. L’italia è il terzo Paese europeo per volume di short sea shipping ed il secondo sia nelle rinfuse liquide, sia nei rotabili (dopo il Regno Unito). Lo short sea infra-Mediterraneo muove più di 600 milioni di tonnellate annue. Dal canto nostro, negli ultimi 10 anni come Intergroup abbiamo allargato la nostra attività logistica fino ad operare in ben 6 porti italiani. Nel 2017 siamo sbarcati anche sul mercato britannico, aprendo un ufficio nel centro di Londra dove opera uno staff specificamente focalizzato sulla logistica, sul trading e sulla portualità del Regno Unito dove abbiamo iniziato a movimentare merci su alcuni scali”.


Dati resi noti da Massimo DeAndreis, general manager SRM, durante la presentazione all’ambasciata 

(fonte SRM su dati UNCTAD, la Conferenza dell’ONU sul Commercio e lo Sviluppo):

·     L'80% del commercio mondiale in termini di tonnellate di merce e il 70% in termini di valore si sposta attraverso i porti

·     Totale dei volumi nel 2018: 11 miliardi di tonnellate (+4% sul 2017)

·     Previsione crescita annua settore trasporto merci navale (2018-2023): +3,8% di cui:
- container +6%
- 5 maggiori aziende di rinfuse: +4,9%
- greggio: +1,7%
- petrolio raffinato e gas: +2,6%

·     Merci transitate dai porti asiatici sul totale mondiale dei container: 63%

·     Merci transitate dai porti cinesi sul totale mondiale dei container: 35%

·     Merci transitate dai porti europei sul totale mondiale dei container: 16%

·     Tempo medio di attracco delle navi container nel 2017: 31,2 ore

·     Tempo medio di attracco delle navi container nel 2016: 33,6 ore

·     Gli armatori europei controllano il 40% della flotta mercantile mondiale

·     In Italia, il commercio navale con porti extra Ue ha toccato il 63,8% del totale, pari a 212 miliardi di euro. Considerando solo i paesi extra Ue, la Cina rappresenta il 70%.

·     L’Italia è leader nel Mediterraneo per lo short sea shipping, col 36% dei volumi e 218 milioni di t. Al secondo posto la Spagna col 16% e 99,5 milioni di t. 

 

11/03/2019, © Euromerci - riproduzione riservata

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