Skip to content

Euro Merci - Sito Ufficiale

Dimensioni Testo:
Increase font size Decrease font size Default font size

Home

Partners



Banner Global Logistics
Banner Costa Sviluppo
Banner Automha
Banner Vanderlande
Banner Safim
Banner Realoder
sole 20 ore
Banner Dispensa
Banner MIP
Banner Rotazione 02
Banner Trasma
Banner Rotazione 03
Banner Tuveri
Banner Global Corporate
Banner Rotazione 01
Banner World Capital
Banner Consulman
Banner QUID
Banner Ship 2 Shore
Banner Columbus
gse
Banner SMAU
Banner IBS
Banner Sogema
Banner Incas
Banner MTL 2009

Ultimo Numero

News image

N° 7-8 Luglio-Agosto 10

Approfondimenti e commenti PDF Stampa

Sesta edizione del premio “Il logistico dell’anno” in programma il 12.11 a Milano - Scarica la LOCANDINA

Certificazione AEO e nuovi strumenti per l’ottimizzazione integrata dell’impresa, workshop di Assologistica il 30.9 a Milano - Scarica la LOCANDINA

Assologistica sponsor dell’Atlante della logistica

Autotrasporto: sì a un compromesso utile, no a pretese unilaterali

Assologistica crea Commissioni per la Logistica Sanitaria e del Farmaco

Porti: Assologistica sollecita incontro sull'accordo interassociativo

Comitato Portuale a Napoli: il presidente Dassatti tratta temi cruciali

INDUSTRIA PORTUALE: ASSOLOGISTICA SOLLECITA URGENTI INTERVENTI GOVERNATIVI E COMUNITARI

Assologistica e UIR consolidano la loro alleanza

FFS Cargo e Hupac fondano la FFS Cargo International

20° Quaderno FLC: come liberalizzare e innovare il trasporto merci ferroviario

Ottava edizione del Borsino della Logistica

Logistica e Supply Chain Management: i corsi 2010 del MIP

Nominati i membri della Consulta per l’Autotrasporto e la Logistica

Assologistica richiama l’attenzione sui problemi della security nei porti

Introduzione del sistema SISTRI per la tracciabilità: ecco i primi adempimenti

E’ nata Toyota Material Handling Italia (TMHIT)

Trasporto merci: i dati del 2009 secondo Confetra

Imprese di trasporto e logistica: aggiornata la classifica di Confetra

Buoni risultati anche nel 2009 per i grandi progetti ferroviari elvetici

A Parigi tutte le novità sull'imballaggio del futuro

Geodis vuole essere Global Provider di riferimento per la logistica in Italia

Accordo Assinform e Intesa Sanpaolo/ mediocredito italiano: un miliardo di euro per l’innovazione it

Riparte il Transpotec 2.0, il Salone dedicato ai Trasporti Stradali

Inaugurato a Roma il percorso QUID 2010

Le sfide future del Porto di Venezia (relazione del presidente Paolo Costa)

Iper sceglie Crossgate per la gestione delle relazioni con i fornitori

Un 2009 proficuo per l'Interporto di Novara

GEFCO inaugura un servizio ferroviario tra Vesoul (Francia) e Kaluga (Russia)

Autotrasporto: Unatras rilancia le tariffe minime?

Segnali di ripresa dalla Technology Exhibitions Week

Hupac: anno di crisi superato con successo

Tecnologie per la sicurezza alimentare in primo piano a Bologna

Torino: Expo Ferroviaria e Intertunnel scaldano i motori

Assinform: dietro la ripresa, le imprese che investono in IT

Meccanica varia: si consolida l'indice di fiducia

L’intralogistica sostenibile a CeMAT 2011

Tecnologie per la sicurezza alimentare a Bologna il 9 e 10 giugno

Autotrasporto: ANITA e FEDIT sul piede di guerra

Partita la prima autostrada del mare da Venezia per Siria ed Egitto

Vivere di solo e-Commerce? IeS, si può!

I social media al servizio del business: se ne discute allo SMAU di Bologna

Una piattaforma logistica per il porto di Trieste?

Geodis Logistics punta sulle risorse umane

Una Fondazione per la regia del sistema, la chiede il porto di La Spezia

Tutte le novita’ di Expoferroviaria e Intertunnel di Torino

Apertura record per EIRE: l’ interesse degli investitori si è concentrato sul mediterraneo

Tecnologie per la sicurezza alimentare a convegno

Integratori alimentari: agli italiani piacciono sempre di più

Dal 30.6 disponibili voucher del Fondo For.Te. Come visualizzare i corsi Consulman

Fedespedi riunita a Milano in assemblea

QUID Innovation Italy lancia l'Osservatorio

NETWORK MILANO - Morfologia dei flussi logistici internazionali

Cresce la passione degli italiani per gli integratori alimentari

Integroup a Zeroemission Rome (7-9 settembre)

*********

Sesta edizione del premio “Il logistico dell’anno” in programma il 12.11 a Milano
L’edizione 2010 del premio IL LOGISTICO DELL’ANNO organizzato da Assologistica (associazione che raggruppa gli operatori di logistica in conto terzi) e dal mensile di logistica Euromerci è in programma il prossimo 12.11 presso la sala conferenze Sea di Malpensa. L’evento si struttura in una prima parte (ore 10-12,45) durante la quale si terrà il convegno dibattito “Competitività di sistema del cargo aereo Italiano", la cui moderazione verrà gestita da Giovanni Iozzia, condirettore di Panorama Economy. Prima del dibattito vero e proprio vi sarà la presentazione di un’indagine del prof. Renato Mannheimer su ruolo e criticità del cargo aereo italiano. Nel corso del dibattito i massimi esponenti del mondo degli aeroporti, degli spedizionieri aerei, delle compagnie aree, di chi effettua handling aeroportuale e feederaggio stradale, nonché esponenti del mondo politico effettueranno interventi, apportando il loro contributo in merito a come i singoli “anelli” del sistema contribuiscono al funzionamento dell’aeromerci nazionale. Al termine del dibattito vi sarà la consegna dei premi IL LOGISTICO DELL’ANNO 2010 che Assologistica attribuisce a manager e aziende che si sono distinte per avere innovato nel settore logistico.

Scarica la LOCANDINA

Certificazione AEO e nuovi strumenti per l’ottimizzazione integrata dell’impresa, workshop di Assologistica il 30.9 a Milano - Scarica la LOCANDINA
“Crisi economica e criticità dei sistemi di governo, controllo e gestione delle imprese della logistica: la certificazione AEO alla luce dei nuovi strumenti per l'ottimizzazione integrata dell’impresa”. Sarà questo il contenuto del workshop che Assologistica organizza il 30 settembre in a Milano. Obiettivo del workshop è quello di illustrare modalità di intervento tese a superare le criticità derivanti alle imprese dalla continua evoluzione del contesto normativo (AEO, Modello dlgs n.231/01, dlgs n.81/08 sulla sicurezza sul lavoro, ambientali, privacy, ecc.), che determina rilevanti conseguenze sull'organizzazione interna e sui costi supportati dai soggetti collettivi. Il nuovo approccio a tali rilevanti criticità, sollecitato in particolare dalla crisi economica, deve consentire, con un'unica attività di mappatura, di rispondere non solo all’esigenza dettata dal singolo sistema di gestione più o meno imposto da una norma o dal Mercato ma, soprattutto, di migliorare complessivamente l’impresa e, quindi, contribuire allo sviluppo del suo business. Sarà svolta una esemplificazione per dimostrare come, realizzando/revisionando la certificazione AEO, sia possibile giungere all’ottimizzazione dell’azienda individuando e riducendo, non solo sul piano giuridico-formale ma anche su quello operativo e commerciale, tutti i rischi esistenti all’interno dei processi aziendali; infatti con i nuovi strumenti non vi è un riscontro ad una norma ma una risposta di carattere gestionale con una ovvia ricaduta sulla riduzione complessiva dei costi del sistema di gestione e di controllo.
Programma
L’analisi di partenza
• Le criticità esistenti nei sistemi di governo delle imprese messe in luce dalla crisi economica;
• Sistemi di gestione dei rischi aziendali e sistema di controllo interno: la necessità di recuperare una visione complessiva dell’impresa;
I nuovi strumenti
• Nuova piattaforma di analisi, ottimizzazione ed integrazione dei sistemi aziendali;
• La valenza dello strumento per le piccole e medie imprese: progressività, scalabilità ed intervento multi-obiettivo.
La certificazione AEO quale elemento di sviluppo del business per le imprese della logistica e della filiera dell’approvvigionamento
• La Certificazione come presupposto di competitività e di sviluppo del business
• I vantaggi derivati all'impresa dall’essere AEO: minori controlli, priorità nelle verifiche, semplificazioni nelle dichiarazioni, agevolazioni in Paesi terzi, velocità nelle spedizioni, miglioramento della catena logistica, incremento della clientela.
Esemplificazione d’impiego della nuova matrice: l’AEO quale elemento posto a base dell’intervento di ottimizzazione ed integrazione dell’impresa
• Gli effetti sull’impresa: gli interventi per acquisire/revisionare il certificato di operatore economico autorizzato (AEO) quale momento di ottimizzazione dei diversi sistemi interni dell’impresa e di creazione di un sistema integrato di controllo interno.
Intervengono:
Prof. Avv. Benedetto Santacroce, Studio Legale Tributario Santacroce, Procida, Fruscione - Roma
Avv. Luigi Fruscione, Thalis Consulting Srl - Roma
Dott. Bruno Ferroni, Direttore Affari Fiscali e Societari Ferrero S.p.A.

Per informazioni tel. 02.66.915.67

Assologistica sponsor dell’Atlante della logistica
Nell’ambito di un progetto di ricerca di interesse nazionale relativo alla mappatura e caratterizzazione dei flussi logistici nel settore dei beni di largo consumo il C-log, Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università LIUC di Castellanza (prof. Fabrizio Dallari), in collaborazione con il Dipartimento di Ing. Gestionale, Politecnico di Milano (prof. Gino Marchet) e con il patrocinio di Assologistica, sta svolgendo un’indagine su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di mappare i magazzini, i depositi, le piattaforme e le ribalte gestite da fornitori di servizi logistici conto terzi.
Con particolare riferimento al settore dei beni di consumo, si desidera pertanto approfondire il grado di conoscenza dell’attuale morfologia dei flussi logistici che intercorrono all’interno della filiera, attraverso un’indagine sul campo, da realizzare grazie al contributo delle aziende del settore logistica e trasporti.
Nella locandina allegata trovate le indicazioni relative a come partecipare alla ricerca

Autotrasporto: sì a un compromesso utile, no a pretese unilaterali
Interrompere o far saltare i lavori del Tavolo dell’autotrasporto che da 4 mesi vede impegnate Associazioni, Governo e Committenza sarebbe un atto grave.
Il Tavolo ha raggiunto una fase di possibile e concreta mediazione sulla gradualità delle sanzioni, sui tempi di pagamento, sui tempi di carico e scarico, sulla gestione dei pallets, sulla corresponsabilità, con grande e sofferto sforzo delle imprese committenti che l’attuale situazione di mercato suggerirebbe a non fare.
Mettere in discussione norme così importanti, che hanno un significativo valore economico non solo per l’autotrasporto ma anche per le imprese che lo utilizzano e che possono dare una spinta all’efficienza dell’intero sistema nazionale dei trasporti, è una cosa che né la situazione delle nostre imprese che del paese in generale si può permettere.
La richiesta del ritorno a ”tariffe minime” di una parte del Tavolo e la proclamazione del fermo dei tir a fronte del diniego dell’altra parte, induce a riflettere sulle reali intenzioni dei richiedenti che dopo aver portato a casa tutto il possibile alla fine calano una richiesta irricevibile.
Assologistica chiede fermamente che non si torni indietro con la messa in discussione di quel poco di liberalizzazione che faticosamente si è riusciti a realizzare e che costerebbe al Paese una paralisi economica nel corso di una difficilissima situazione internazionale. Assologistica che rappresenta una parte significativa della committenza dell’autotrasporto ritiene che il sistema dei trasporti non ha bisogno di minacce e di blocchi, ma di nuove politiche condivise che facciano fare al settore un forte salto competitivo nell’interesse delle aziende, dei dipendenti e del Paese.
Assologistica auspica che emerga la consapevolezza di aver ottenuto il massimo possibile e che si eviti di danneggiare il paese proclamando azioni di fermo del tutto ingiustificate alla luce dei risultati negoziali.

Assologistica crea Commissioni per la Logistica Sanitaria e del Farmaco
Il Consiglio direttivo di Assologistica riunito a Milano ha approvato la costituzione di due nuove commissioni tecniche che si occuperanno di logistica sanitaria. “ Esiste la possibilità di contenere di alcune centinaia di milioni all’anno la spesa per la gestione delle scorte sanitarie grazie alla logistica distributiva e di magazzino in conto terzi “ hanno sostenuto le aziende associate che hanno promosso l’iniziativa, presentata al Consiglio dal segretario generale di Assologistica, Jean François Daher. “Approfondire specialisticamente i vari settori della logistica è una finalità condivisibile ed utile per la nostra Associazione, ma farlo in un settore socialmente tanto importante è anche un modo comprensibile a tutti di sottolineare quanto la logistica in conto terzi assolva ad una funzione non solo di ottimizzazione economica ma anche di interesse generale.
Dal successo di iniziative imprenditoriali logistiche in questo settore specifico ci attendiamo efficaci interventi di finanza pubblica senza ricorrere ai tagli nei servizi e nelle prestazioni, contribuendo anche al miglioramento dell’impatto ambientale attraverso l’adozione di sistemi razionali di approvvigionamento e distribuzione di farmaci ed ausilii sanitari”, ha motivato Daher. All’unanimità è stato deciso che la commissione per la logistica del farmaco approfondirà gli aspetti legati all’approvvigionamento dei prodotti farmaceutici, mentre la commissione per la logistica sanitaria si concentrerà soprattutto sulla progettazione dei sistemi di rifornimento ospedaliero.

Porti: Assologistica sollecita incontro sull'accordo interassociativo
Assologistica apprezza la decisione assunta dalla Capitaneria di Porto di Venezia d’intesa con la locale Autorità Portuale, di rendere ulteriormente flessibile l’utilizzo dei rimorchiatori in entrata ed uscita dal porto i contenuti immediatamente esecutivi dell’Ordinanza 41 del 30/04/2010, sebbene per un periodo sperimentale, rappresentano un cambiamento molto atteso dagli Armatori, coniugando il rispetto delle norme di sicurezza della navigazione con l’esigenza sempre più avvertita dall’Industria portuale di avere un servizio di rimorchio portuale flessibile nell’utilizzazione e quindi nei costi.
Tuttavia, tale decisione potrebbe avere conseguenze nella competizione tra i porti, determinando pressioni delle comunità portuali sulle Capitanerie di Porto perchè emettano ordinanze dai contenuti analoghi, con conseguenze sulla stabilità economica delle aziende che prestano il servizio di rimorchio portuale.
Per questi motivi Assologistica ha ritenuto e ritiene che il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti ed il Comando Generale delle Capitanerie di Porto dovrebbero promuovere un incontro tra tutte le parti coinvolte nell’economia portuale per definire una nuova regolamentazione del servizio di rimorchio che ne valorizzi la funzione di security distribuendone più equamente i costi. Finalmente Il “Pagare meno ma pagare tutti“ si dimostra per questo servizio un orizzonte utile per tutti. Intanto Assologistica ritiene che un buon punto di partenza possa essere rappresentato dall’Accordo interassociativo, a suo tempo sottoscritto tra i soggetti più direttamente interessati, che sarebbe opportuno trasformare al più presto in Decreto Legge, vista l’urgenza della questione e considerato il fatto che esso è stato già inserito nei progetti di riforma della Legge 84/94 sia di origine parlamentare che di origine governativa.

Comitato Portuale a Napoli: il presidente Dassatti tratta temi cruciali
Il Presidente dell’Autorità Portuale di Napoli ha riunito il Comitato Portuale per riferire di alcuni temi rilevanti per lo scalo partenopeo, concernenti le problematiche del dragaggio urgente, la Compagnia Unica dei Lavoratori Portuali e la società partecipata Ferport. “L’odierna riunione - ha precisato il presidente in apertura dei lavori - risponde alla richiesta di alcuni membri del Comitato portuale per fare il punto su una serie di questioni che richiedono soluzioni immediate. Mi riferisco appunto al dragaggio di emergenza per circa 40 mila m3, alla definizione dell’affidamento del servizio di fornitura di manodopera temporanea alla Culp, alla difficile situazione del servizio di manovre ferroviarie in porto affidato alla società Ferport.”
Il presidente ha illustrato lo stato dell’arte, dopo aver evidenziato la grande attenzione manifestata con le visite all’Autorità Portuale dell’assessore ai Trasporti e alle Attività Produttive, senatore Sergio Vetrella, e del presidente della Camera di Commercio, Maurizio Maddaloni, assenti oggi per impegni improrogabili “Nel porto- ha detto Dassatti - sono in corso alcuni grandi progetti e altri apparentemente di minor impegno che però contribuiscono a risolvere grandi problemi. Ad esempio siamo riusciti a spostare il parcheggio della Sita nell’area d’ingresso al varco Immacolatella, favorendo così il traffico delle “autostrade del mare” e rendendo più sicuro l’accesso agli utenti, in massima parte studenti, mentre sul tema della viabilità complessiva è pronta una nuova ordinanza.”
Venendo al dragaggio, il presidente ha precisato che si è in attesa del progetto per il dragaggio di emergenza di 40 mila m3 che rende possibile lo stralcio dal progetto complessivo per 140 mila m3. Il direttore generale del ministero dell’Ambiente e il provveditore alle Opere Pubbliche del ministero delle Infrastrutture, infatti, si sono impegnati a sottoscrivere presto le autorizzazioni previste. Per quanto riguarda la Cul c’è l’impegno a ridurre gradualmente la pianta organica e a modificare alcune parti dello statuto. In più le società Conateco e Soteco hanno assicurato l’assunzione di alcuni lavoratori della Culp, favorendo così il passaggio ad una nuova situazione più aderente alle reali esigenze dei traffici. Sul mantenimento della partecipata Ferport, il presidente Dassatti ha espresso parole chiare:” noi riteniamo Ferport strategica per il porto di Napoli, non solo nell’immediato, ma anche per il futuro sviluppo legato alla realizzazione della darsena di Levante”.

INDUSTRIA PORTUALE: ASSOLOGISTICA SOLLECITA URGENTI INTERVENTI GOVERNATIVI E COMUNITARI
I rappresentanti dell’industria portuale italiana di Assologistica riuniti presso Confindustria Ravenna sollecitano interventi governativi e comunitari coerenti con la grave situazione del settore. Nel primo semestre 2009 l’industria portuale italiana ha subito flessioni sia dei volumi che del fatturato e una situazione finanziaria influenzata dalle pressanti richieste dei clienti di riduzioni tariffarie e forti dilazioni nei pagamenti. Nonostante ciò le aziende del settore hanno mantenuto i precedenti livelli di occupazione. La movimentazione delle rinfuse solide si è ridotta mediamente del 50%, i traffici ro-ro registrano una flessione del 26% con punte ancora maggiori in alcuni porti, le merci varie registrano una flessione media del 20% ma con picchi superiori al 50%. Il traffico contenitori nei principali porti di destinazione finale è diminuito tra il 15 ed il 27%, mentre quelli di trasbordo mostrano una maggiore tenuta con l’eccezione di Gioia Tauro che perde circa il 9%. Perfino il settore crocieristico prevede a fine 2009 un meno 2%. Tutta la catena logistica, dai trasporti ai magazzini, risente degli effetti della caduta dell’attività portuale, che è analoga, se non peggiore, nei porti europei comunitari. Le previsioni per il secondo semestre potrebbero essere ancora più pesanti per tutti.
Questi dati hanno fatto decidere il 9 luglio scorso alla Commissione Europea di predisporre in ottobre prossimo misure a breve termine per aiutare il settore ad emergere dalla crisi con i minor danni possibili. Ciò rende ancor più evidente l’incoerenza dell’aumento di quasi il 50% delle tasse portuali e di ancoraggio rese operative dal DPR 107 pubblicato in GU il 5 agosto. L’industria portuale si attende l’immediata sospensione dell’efficacia di quel DPR per evitare che le compagnie di navigazione lascino i nostri scali con drammatiche conseguenze sui traffici e sull’occupazione in particolare nei porti di trasbordo che operano nel Sud Italia.
Assologistica ritiene indispensabile:
- che il Ministero competente convochi al più presto tutte le parti interessate per valutare le proposte da avanzare in sede comunitaria a sostegno dell’industria portuale italiana
- che il Governo nazionale comprenda e condivida l’iniziativa del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, come in questi giorni è accaduto per l’applicazione dell’ICI sulle aree demaniali, approvando al più presto le poche ma essenziali norme inserite nell’allegato infrastrutture al DPEF che sono in parte finalizzate ad evitare licenziamenti collettivi.
Assologistica sollecita infine una nuova audizione alla Commissione parlamentare incaricata per la revisione della Legge 84/94. Pur prendendo atto dell’impossibilità di pervenire a una riforma più incisiva ed apprezzando alcune parti della bozza in circolazione che potranno influire positivamente sui tempi di realizzazione delle infrastrutture e sul coordinamento delle amministrazioni pubbliche nei porti, Assologistica conferma gravi perplessità sulle parti che riguardano più direttamente l’industria portuale italiana a proposito di concessioni e di correttivi alle esistenti ingiustificate distorsioni nella distribuzione dei costi di sicurezza (safety) portuale.

Assologistica e UIR consolidano la loro alleanza
Assologistica e UIR (Unione Interporti Riuniti), che rappresentano il più ampio insieme di aziende di logistica del Paese con circa 150.000 addetti tra diretti ed indiretti, di fronte ad un folto gruppo di operatori riuniti all’interporto di Novara CIM, hanno definito il loro programma di lavoro traducendo in azioni, da perseguire nei prossimi mesi, i contenuti del Protocollo sottoscritto recentemente. I due Presidenti - Ricci per UIR e Marcucci per Assologistica - hanno facilmente trovato intesa per la coincidenza di punti di vista e di obiettivi.
Lo Stato deve programmare e pianificare, rivisitando con le Regioni, il Piano della Logistica, offrendo al Paese un quadro di riferimento e di certezze entro il quale sia consentito alle aziende di muoversi secondo logiche di mercato. Le aziende del settore logistico possono offrire alle Imprese - in particolare piccole e medie - servizi efficienti ed a costo contenuto sostenendone la competitività nonostante le turbolenze del mercato globale. E’ necessario impegnarsi perchè vi sia maggiore consapevolezza delle opportunità offerte dalla rete logistica esistente nel Paese, rimuovendone i colli di bottiglia sia fisici che culturali. In questo senso c’è coincidenza tra gli interessi imprenditoriali dei quali le due associazioni sono portatrici e quelli generali del Paese. Durante la discussione - alla quale hanno partecipato diversi imprenditori - sono state approfondite le analisi e le proposte contenute in documenti elaborati dalle due associazioni a proposito di servizi ferroviari e camionistici e di possibili interventi per stimolare l’utilizzo razionale di funzioni logistiche ed interportuali.
Perplessità, dubbi e contrarietà sono state espresse a proposito di recenti decisioni governative in controtendenza, che favoriscono pratiche monopoliste da parte del Gruppo FS. Vi è stato invece apprezzamento per l’impegno ad introdurre strumenti di start up per imprese ferroviarie private da parte del Ministro Matteoli, per l’attenzione ai correttivi richiesti dalle Associazioni alla Legge di Riforma portuale da parte del Senatore Grillo.

FFS Cargo e Hupac fondano la FFS Cargo International
Per l'inizio del 2011, FFS Cargo e Hupac fonderanno una nuova impresa di trasporto ferroviaria che si concentrerà nella circolazione di treni compatti e del traffico combinato lungo l'asse nord-sud tra la Germania e l'Italia. Con questa soluzione, il Consiglio d'amministrazione delle FFS conferma quindi la sua decisione di principio, presa nel mese di febbraio, relativa al riorientamento strategico di FFS Cargo.
Azionisti della società saranno FFS Cargo (75%) e Hupac (25%), l'operatore leader nel traffico combinato lungo l'asse nord-sud. Rimane comunque possibile la partecipazione di altri partner. La nuova società dovrà permettere di approfondire il partenariato che esiste da decenni tra le due aziende. L'obiettivo è di creare e sviluppare congiuntamente un'impresa forte, neutra e vicina alle esigenze del mercato, specializzata nella trazione. L'ottimizzazione delle risorse su relazioni selezionate e il dimezzamento dei costi strutturali permetteranno di raggiungere la leadership in materia di costi nel segmento del traffico combinato. La nuova società, come azienda svizzera, darà molta importanza alla qualità.
La clientela della nuova società sarà costituita in primo luogo da operatori del traffico combinato, che generano circa l'80% del fatturato complessivo previsto, valutato in 300 milioni di franchi svizzeri. Sebbene Hupac sarà il maggiore cliente individuale, l'offerta si rivolgerà chiaramente anche ad altri grandi clienti: operatori, ma anche aziende di spedizione per ferrovia, altre ferrovie e singoli spedizionieri importanti. «Essenziale per noi, in qualità di impresa ferroviaria indipendente e neutra, è poter offrire sul mercato le nostre prestazioni di trazione tra la Germania e l'Italia. Ciò è nell'interesse di entrambi gli azionisti», spiega Nicolas Perrin, direttore di FFS Cargo.
L'asse nord-sud è dominato da parecchie imprese ferroviarie attive nel traffico merci. Oltre a FFS Cargo, diverse imprese fanno circolare treni merci lungo questo asse. La forte concorrenza comporta una notevole pressione sui prezzi e un indebolimento dei margini per gli specialisti della trazione. «Lo sviluppo deciso ci permette di rimanere attivi come impresa svizzera sull'asse europeo centrale del traffico merci. In vista dell'apertura della galleria di base del San Gottardo i due attori svizzeri più importanti devono unire le forze. Solo così avremo l'opportunità di rispondere, con soluzioni proprie, alla pressione delle ferrovie estere», spiega Hans-Jörg Bertschi, presidente del Consiglio d'amministrazione di Hupac. Il modello aziendale del nuovo trasportatore è una novità nel settore del traffico merci su rotaia. Con la partecipazione di Hupac, per la prima volta i clienti del traffico combinato saranno corresponsabili della strategia e dello sviluppo di un'impresa ferroviaria. «Contrariamente alla tendenza in atto in Europa, abbiamo sviluppato un modello nell'ambito del quale non è la ferrovia che integra l'operatore del traffico combinato, ciò che gli esclude la sua libertà d'azione», afferma Hans-Jörg Bertschi. Nella nuova società ferroviaria entrano in gioco due partner indipendenti: FFS Cargo apporta risorse nel campo della trazione e know-how ferroviario, mentre Hupac vanta una presenza affermata sul mercato europeo e assorbe una parte importante del volume di trasporto. A livello strategico, Hupac contribuirà a imprimere attivamente lo sviluppo della nuova società in funzione delle esigenze del mercato, ciò che andrà a vantaggio di tutti i clienti del nuovo operatore. La clientela che fa capo a questo tipo di trasporto sostiene questo genere di collaborazione, poiché essa incoraggia la vicinanza al mercato e l'efficienza, e contribuisce alla liberalizzazione delle ferrovie. FFS Cargo International opererà in modo autonomo e garantirà la neutralità nei confronti di tutti i clienti. Obiettivo globale è offrire un servizio affidabile e l'utilizzo corretto e costantemente ottimizzato delle capacità.
La nuova società offrirà circa 480 posti di lavoro, di cui 237 per macchinisti e 76 per il personale operativo. Pianificazione, disposizione e amministrazione conteranno circa 170 posti. FFS Cargo International farà capo dall'inizio al proprio personale di locomotiva attivo in Germania e in Italia. In Svizzera, in un primo tempo, il personale di locomotiva sarà preso a prestito da FFS Cargo.
Con lo scorporo del traffico internazionale nella nuova società, nei prossimi due anni FFS Cargo prevede di sopprimere 157 posti di lavoro; l'operazione si svolgerà in modo socialmente sostenibile. Nell'ambito dell'azienda comune, le FFS offriranno possibilità di riqualificazione e, grazie alla crescita in altri settori, potranno proporre anche nuove opportunità d'impiego. In questo contesto saranno sfruttate tutte le soluzioni disponibili sul mercato del lavoro FFS a livello di Gruppo, comprese le offerte in altri settori dell'azienda, il ricorso a fluttuazioni naturali, a pensionamenti anticipati e, se necessario, anche al collocamento esterno. Tra il personale soggetto al contratto collettivo di lavoro non vi saranno licenziamenti.
La nuova società avrà sede probabilmente nella regione di Basilea-Olten-Lucerna. La ricerca di un edificio amministrativo adeguato è in corso. Le sedi odierne dei depositi svizzeri situati lungo l'asse nord-sud saranno mantenute. Come novità i macchinisti saranno impiegati in misura maggiore all'interno di una nazione. Basilea costituirà il punto centrale del concetto di produzione per gli assi del San Gottardo e del Lötschberg. Il numero di macchinisti attivi nelle sedi di FFS Cargo in Ticino e nella Svizzera centrale sarà mantenuto nelle attuali dimensioni. In Germania, l'odierna sede del personale a Offenburg sarà trasferita a Mannheim a medio termine. Le altre sedi in Germania saranno per il momento mantenute. Le attuali società affiliate di produzione in Germania e in Italia saranno integrate nella nuova società. Chemoil, l'affiliata specializzata nel trasporto di oli minerali e prodotti chimici, rimarrà affiliata alla FFS Cargo SA.
La nuova società sarà operativa all'inizio del 2011. In un primo tempo saranno noleggiate 109 locomotive di linea del parco esistente di FFS Cargo, tra cui 59 moderne locomotive policorrente destinate all'impiego transfrontaliero. Elemento centrale della strategia aziendale è l'aumento della produttività delle locomotive e dei macchinisti. Questo obiettivo sarà raggiunto grazie all'introduzione di un sistema di produzione cadenzato con maggiori rotazioni di locomotive, tempi di sosta ridotti e la concentrazione dei trasporti sulle relazioni che presentano un forte volume. Entro il 2013 l'azienda dovrà diventare redditizia e a medio termine procedere a investimenti con i propri mezzi. «Con FFS Cargo International creiamo un attore forte su questo asse, sosteniamo il trasferimento del traffico dalla strada alla rotaia e contribuiamo alla crescita della piazza economica svizzera», sottolinea Nicolas Perrin, direttore di FFS Cargo.
Offerta globale di FFS Cargo in Svizzera
Lo scorporo del settore International comporta cambiamenti anche in seno all'attuale FFS Cargo SA, che in futuro si concentrerà sul traffico interno svizzero e sui trasporti import ed export in cooperazione con altre imprese ferroviarie merci. La rete esistente del traffico a carri completi sarà mantenuta nelle sue dimensioni attuali. Grazie al rafforzamento del suo orientamento verso i settori e i grandi clienti, FFS Cargo vuole impostare meglio la sua offerta in funzione delle esigenze del mercato. I 15 maggiori clienti rappresentano già il 59% del fatturato, utilizzano il 74% di tutti i punti di servizio e il 77% di tutti i tipi di carro. Una parte importante dell'attuale offerta rappresenta quindi una base di partenza. Da anni, sia l'economia svizzera, sia le FFS hanno compiuto forti investimenti nel traffico merci su rotaia.
Grazie al nuovo prodotto che combina il traffico ferroviario e il trasbordo, FFS Cargo vuole potenziare la sua posizione anche nel traffico combinato interno. A lungo termine FFS Cargo studia soluzioni innovative, adatte alle distanze svizzere, comparativamente più brevi. Nell'import/export è soprattutto il traffico in provenienza e a destinazione dei porti del mare del nord a giocare un ruolo importante. La prevista costruzione del nuovo terminal Gateway Limmattal a Dietikon costituisce un importante presupposto.
Standardizzazione e orientamento alle esigenze dei clienti
Con il suo riposizionamento, FFS Cargo vuole standardizzare notevolmente la sua offerta. «Compiremo un passo considerato usuale nel settore della logistica, ma ancora poco praticato in seno alle ferrovie», spiega Nicolas Perrin. «Raggrupperemo processi standard e componenti di prestazioni definite in funzione delle esigenze dei clienti. Questa soluzione creerà trasparenza in vista di una strutturazione dei prezzi in funzione del principio di causalità e nella fatturazione. La maggiore trasparenza renderà evidenti altri potenziali di miglioramento, che saranno realizzati nel quadro di una collaborazione a lungo termine con i clienti. Per questo motivo non penso a una limitazione sensibile delle nostre prestazioni.» La standardizzazione dovrà permettere l'introduzione di un software standard, l'ottimizzazione dei processi e il miglioramento della gestione delle capacità. Solamente se FFS Cargo riuscirà a dimensionare correttamente e a migliorare la gestione delle sue risorse, la rete interna potrà essere gestita in modo da coprire i costi. Allo stesso tempo, anche i costi strutturali della parte svizzera delle attività di FFS Cargo dovranno essere ridotti, a lungo termine, al livello usuale nel settore. Parallelamente allo scorporo del traffico di transito in una società separata, FFS Cargo adotterà in Svizzera un'organizzazione orientata ai processi. La struttura organizzativa sarà adattata di conseguenza nel corso del secondo semestre del 2010.
Realizzazione a tappe
La strategia nel traffico svizzero a carri completi sarà attuata a tappe sull'arco di diversi anni. L'obiettivo di FFS Cargo è di ottenere a medio termine un risultato positivo in questo genere di traffico, che permetta di coprire gli oneri finanziari e i reinvestimenti necessari nel materiale rotabile. In stretta collaborazione con i clienti e con FFS Infrastruttura, FFS Cargo creerà le condizioni per un traffico merci che avrà successo a lungo termine sulla rete ferroviaria svizzera, fortemente sollecitata.

20° Quaderno FLC: come liberalizzare e innovare il trasporto merci ferroviario
In poco più di 30 anni, il trasporto ferroviario delle merci in Europa è sceso dal 20% al 10,8%. Eppure, cresce la domanda di mobilità sostenibile, cresce la dimensione dei mercati, aumenta il ruolo strategico della portualità: tutti fattori che dovrebbero favorire un ritorno alla rotaia, così come è avvenuto negli Stati Uniti (dove nel 2007 la quota di mercato è arrivata al 45,3%, con un incremento di 8 punti percentuali rispetto al 1990) e così come vorrebbe la stessa Unione Europa, che dal 1991 ha avviato politiche di rilancio della ferrovia. La chiave di volta del rilancio del trasporto ferroviario delle merci, a fronte di un mercato sempre più privatizzato è sempre più globale, è nella competitività delle imprese, oggi compresse da un processo di liberalizzazione ancora in mezzo al guado e da un livello di innovazione che stenta a confronto con le altre modalità. Liberalizzazione e innovazione sono, dunque, i cardini sui quali può girare l’uscio che porta al rilancio del trasporto ferroviario delle merci e a questi due temi il Freight Leaders Council ha dedicato il suo «Quaderno n° 20», presentato oggi a Roma, in un dibattito al quale hanno partecipato operatori del settore e autorità politiche. La liberalizzazione ferroviaria, nel settore del trasporto merci, è arrivata, in Europa e nel nostro Paese, a metà del guado», afferma il documento del Freight Leaders Council, ma, aggiunge, «tornare indietro non è più possibile. Le regole europee di accesso sono pienamente operative, e si comincia a formare una dimensione comunitaria del mercato». In allegato, versione integrale del quaderno.

Ottava edizione del Borsino della Logistica
Il Borsino della Logistica, giunto ormai alla sua ottava edizione, offre puntualmente a tutti i professionisti impegnati nell’immobiliare logistico uno strumento ricco di informazioni per il propria attività quotidiana. L’analisi del territorio italiano ed internazionale si è fatta in questa edizione ancora più dettagliata, implementando nuove aree e affinando quelle già in essere, anche grazie ad una presenza sempre più ampia di consulenti qualificati. I dati inerenti il primo trimestre 2010 in buona sostanza confermano quanto descritto nel semestre precedente in cui “la tendenza alla stabilizzazione dei prezzi con timidi segnali di rialzo dei valori in alcune location” rappresentavano il trend dominante. L’analisi per macroaree del territorio nazionale fa registrare per la locazione, valori medi di 49 €/mq anno al nord, 53 €/mq anno al centro, 46 €/mq anno al sud e 51 €/mq anno per le isole. Allo stesso tempo per la vendita sempre per gli immobili nuovi i valori si attestano al nord a 780 €/mq, al centro a 830 €/mq, al sud a 720 €/mq e nelle isole a 680 €/mq. Utili quanto interessanti, risultano i grafici di comparazione tra 6 importanti locations italiane quali Milano, Genova, Torino, Roma, Piacenza e Catania. L’analisi si estende dal 1° semestre 2007 al 2° semestre 2009. Dai valori si deduce che a differenza di quanto accade per il resto d’Italia, nelle regioni del sud il mercato legato agli immobili usati risulta più fertile e sviluppato rispetto a quello legato agli immobili nuovi. Quanto emerso è probabilmente il risultato di uno scarso sviluppo di nuovi progetti che da sempre caratterizza il mezzogiorno, oggi accentuato ancor di più dalla crisi che ci stiamo lasciando alle spalle. L’analisi del mercato della logistica internazionale, fa intravedere piccoli segnali di ripresa anche se i valori generalmente rimangono al di sotto delle aspettative. Infatti, nell’ultimo periodo il mercato immobiliare logistico ha visto ridurre il trend negativo portandosi di fatto verso una stabilizzazione dei prezzi. Le locations con le migliori performance sono Zurigo con 86 €/mq anno, Madrid con 84 €/mq anno e Monaco con 76€/mq anno. In questa edizione sono state analizzate nuove piazze di assoluto valore quali Berlino, Vienna e Roma. Interessante risulta l’analisi delle due realtà italiane (Milano e Roma) nel contesto internazionale. Infatti le due città si posizionano con valori tra i più contenuti quali 51€/mq anno per la prima e 50 €/mq anno per la seconda, superiori solo a Bucarest e Parigi. Il principale fattore a cui imputare questi risultati è la situazione infrastrutturale a cui il comparto logistico è a doppio filo legato. Proprio grazie al fattore economico, le piazze italiane rappresentano degli ottimi investimenti anche per partner europei ed internazionali. I numerosi progetti italiani legati allo sviluppo nel mediterraneo e nel contesto europeo, potranno ampliare le possibilità di sviluppo dei territori italiani.

 

 

Logistica e Supply Chain Management: i corsi 2010 del MIP
Il MIP, la business school del Politecnico di Milano, propone per il 2010 la riedizione dei seguenti seminari su tematiche di Logistica e Supply Chain
Management: SCM 1 - La previsione della domanda: strategie e tecniche di Demand Planning & Sales Forecasting http://www.mip.polimi.it/scm1
In programma a Milano il 17-18 marzo. L'obiettivo del corso è fornire un quadro esaustivo degli scenari e delle problematiche connesse alla gestione dei flussi di materiali in relazione al processo logistico, con particolare riferimento agli aspetti legati alla pianificazione della domanda e alle previsioni di vendita.
SCM 2 - Inventory Management: il controllo e la gestione ottimale delle scorte http://www.mip.polimi.it/scm2
Milano, 21 - 22 aprile - Il corso si propone di affrontare il tema della gestione del flusso dei materiali e del dimensionamento e allocazione delle scorte nei sistemi
logistici, passando in rassegna i principali strumenti metodologici ed operativi per prendere le scelte più idonee allo specifico contesto aziendale.
SCM 3 - Progettazione e gestione dei magazzini e dei sistemi di picking http://www.mip.polimi.it/scm3
Milano, 18-19-20 maggio. Il corso ha l'obiettivo di fornire i concetti, i modelli, le metodologie e le tecniche per la progettazione e gestione dei sistemi di movimentazione,
stoccaggio e picking. Il taglio del corso è di tipo applicativo e saranno fornite le soluzioni operative per progettare il magazzino e per aumentarne le prestazioni e l'efficienza
In tutti i seminari è previsto il continuo alternarsi tra richiami teorici ed esemplificazioni di carattere applicativo con testimonianze esterne, al
fine di fornire ai partecipanti le giuste leve operative per affrontare le diverse scelte di gestione. Unitamente agli atti e ai casi integrativi svolti in aula in Excel, a tutti
i partecipanti sarà regalata una copia a scelta tra i due libri "rinnovare la supply chain" e "l’outsourcing logistico" di Fabrizio Dallari e Gino
Marchet, editi da Il Sole 24 Ore. Per scoprire le modalità di iscrizione e le agevolazioni è possibile visitare il sito www.mip.polimi.it/scm o
contattare: Andrea Cappelletti, tel. 02 2399 9195, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Nominati i membri della Consulta per l’Autotrasporto e la Logistica
Il decreto del ministero dei Trasporti del 18 marzo ha nominato i nuovi componenti della Consulta Generale per l'Autotrasporto e la Logistica, presieduta dal sottosegretario Bartolomeo Giachino. L'organo collegiale svolge attività propositiva, di programmazione, di studio, monitoraggio e consulenza delle autorità politiche per la definizione delle politiche nel settore. Questo decreto è il passo successivo al decreto organizzativo della Consulta generale adottato con Dpr 123/2009. I primi atti della Consulta riguarderanni l'approvazione del Piano della Logistica e la costituzione dell'Osservatorio sui costi dell'attività di autotrasporto, dal quale dipende la disciplina dei costi minimi della sicurezza delle imprese del settore. Oltre al presidente Bartolomeo Giachino, ai vicepresidenti Amedeo Fumero e Marco Pittaluga (supplente) e al segretario generale Clara Ricozzi, l’organismo è composto da 50 membri effettivi e altrettanti supplenti (che li sostituiscono in caso di assenza), nominati da ministeri e associazioni di categoria del trasporto e di altri settori produttivi. I membri sono in carica per tre anni.
Ecco chi sono i membri effettivi e supplenti:
In rappresentanza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti:
Marco Pittaluga, vice presidente supplente
Enrico Finocchi,
Giovanni Caruso (supplente)
Maurizio Vitelli
Liliana Scarpato (supplente)
Sergio Dondolini
Pasquale D'Anzi (supplente)
Massimo Provinciali
Enrico Maria Puija (supplente)
In rappresentanza dell'Albo degli Autotrasportatori:
Raffaele Maria De Lipsis
Mario Allegrezza (supplente)
In rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri:
Alessandro Di Loreto
Giovanni Marini (supplente)
In rappresentanza del ministero degli Affari Esteri:
Alberto Cutillo
Luca Trifone (supplente)
In rappresentanza del ministero dell'Interno:
Antonio Forte
Santo Puccia (Supplente)
In rappresentanza del ministero della Difesa:
Ernesto Pullano
Antonio Spritigliozzi (supplente)
In rappresentanza del ministero dell'Economia e delle Finanze:
Fabio Cantale
Patrizia Cappai (supplente)
In rappresentanza del ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio:
Eugenio Onori
Massimo Lepri (supplente)
In rappresentanza del ministero della Giustizia:
Ottavio Picozzi
Laura Pizzorni (supplente)
In rappresentanza del ministero delle Politiche Comunitarie:
Valerio Vecchietti
Doriana Lucaferri (supplente)
In rappresentanza del ministero dei Rapporti con le Regioni:
Ermenegilda Siniscalchi
Luisa Tiberio (supplente)
In rappresentanza del ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali:
Francesco Cipriani
Clelia Valle (supplente)
In rappresentanza del ministero dello Sviluppo Economico:
Vincenzo Correggia
Luigi Proietti (supplente)
In rappresentanza del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali:
Giuseppe Blasi
Paolo Ammassari (supplente)
In rappresentanza delle associazioni di categoria dell'autotrasporto
Eleuterio Arcese (Anita)
Giuseppina Della Pepa (supplente per Anita)
Francesco Del Boca (Confartigianato Trasporti)
Pierino Chiandussi (supplente per Confartigianato Trasporti)
Paolo Uggè (Fai)
Pasquale Russo (supplente per Fai)
Adriano Vaia (Fedit/Federcorrieri)
Enzo Solaro (supplente per Fedit/Federcorrieri)
Franco Pensiero (Fiap TrasportoUnito)
Maurizio Longo (supplente per Fiap TrasportoUnito)
Massimo Bagnoli (Fiap L)
Silvio Faggi (supplente per Fiap L)
Daniele Caffi (Fita)
Cinzia Franchini (supplente per Fita)
Paolo Melfa (Sna Casa)
Salvatore Gambino (supplente per Sna Casa)
Massimo Dolciami (Unitai)
Stefano Montiroli (supplente per Unitai)
Olga Eurgenia Pegoraro (Agci)
Nicola Antonio Ascalone (supplente per Agci)
Ferdinando Palanti (Ancst Legacoop)
Alberto Armuzzi (supplente per Ancst Legacoop)
In rappresentanza di altre associazioni del trasporto e di altri comparti:
Andrea Gioieni (Confcooperative)
Antonio Amato (supplente per Confcooperative)
Sara Agostini (Unci)
Maurizio Bea (supplente per Unci)
Massimo Schintu (Aiscat)
Andrea Manfron (supplente per Aiscat)
Lupo Rattazzi (Assaereo)
Francesco Bevilacqua (supplente per Assaereo)
Aldo Rosada (Assologistica)
Jean Francois Daher (supplente per Assologistica)
Francesco Nerli (Assoporti)
Paolo Ferrandino (supplente per Assoporti)
Alfredo Collalti (Casartigiani)
Michele De Sossi (supplente per Casartigiani)
Giovanni Montali (Cna)
Enrico Bossa (supplente per Cna)
Donato Rotundo (Confagricoltura)
Paolo Marino (supplente per Confagricoltura)
Gian Luigi Bassi (Confartigianato)
Marco Digioia (supplente per Confartigianato)
Francesco Colucci (Confcommercio)
Enrico Zavi (supplente per Confcommercio)
Mario Troisi (Confcooperative)
Milena Cannizzaro (supplente per Confcooperative)
Francesco Mattiazzo (Confesercenti)
Mauro Maggi (supplente per Confesercenti)
Piero Luzzati (Confetra)
Daniela Dringoli (supplente per Confetra)
Giuseppe Mele (Confindustria)
Floriana Buccioni (supplente per Confindustria)
Gennaro Fiore (Confitarma)
Luca Sisto (supplente per Confitarma)
Giorgio Colato (Conftrasporto)
Emanuela Bertoni (supplente per Conftrasporto)
Gian Maria Gros Pietro (Federtrasporto)
Valeria battaglia (supplente per Federtrasporto)
Franco Tumino (Lega Nazionale Cooperative e Mutue)
Piero Cardile (supplente per Lega Nazionale Cooperative e Mutue)
Carlo Sgandurra (Anas)
Michele Criscuolo (supplente per Anas)
Pasquale Ventrella (Rete Ferroviaria Italiana)
Alessandro Andrei (supplente per Rete Ferroviaria Italiana)
Aldo Maietta (Trenitalia)
Maria Teresa Zefilippo (supplente per Trenitalia)

Assologistica richiama l’attenzione sui problemi della security nei porti
Il 16 Dicembre 2009 su richiesta delle associazioni di categoria, tra cui Assologistica, il Comitato Interministeriale per la Sicurezza Marittima (CISM) ha discusso il Decreto 154/2009 del Ministero dell’Interno, che aveva sollevato molte preoccupazioni in quanto, in applicazione del D.L. 144/2005 (cd Decreto Pisanu), ridisegna le regole di security in ambito portuale. Nonostante la richiesta di sospensiva degli effetti del decreto avanzato da tutte le componenti del CISM,ad oggi risulta che si sia optato per l’elaborazione di una circolare interpretativa, a cui i Ministeri coinvolti stanno lavorando congiuntamente. Assologistica esprime il proprio apprezzamento per lo sforzo che si sta compiendo al fine di ridurre i potenziali effetti deflagranti che l’applicazione del D.M. 154/2009 potrebbe avere sulla security portuale, considerando le specificità del settore, le diverse tipologie di traffico, le disomogenee infrastrutture presenti sul territorio e la normativa internazionale applicabile; e auspica la conservazione e la valorizzazione di quanto di buono è stato fatto dal luglio 2004 ad ora.
Coglie tuttavia alcuni elementi che determinano preoccupazione tra gli Associati e sui quali i terminalisti portuali riuniti a Roma intendono richiamare l’attenzione delle amministrazioni e delle parti sociali:
• La circolare interpretativa rappresenta uno strumento potente e flessibile, ma potrebbe non essere idoneo per garantire un’applicazione coerente del Decreto Ministeriale in concorrenza con altra normativa previgente, anche di carattere internazionale
• È necessario che la circolare, oltre a chiarire i ruoli e le responsabilità delle diverse autorità che operano nel settore della security portuale, definisca in maniera precisa quando sia indispensabile l’uso di Guardie Particolari Giurate, in modo da impedire interpretazioni diverse sul territorio che possono determinare anche situazioni distorsive del mercato fra porti nazionali
• La conferma degli esistenti Piani di security degli Impianti portuali, approvati dal 2004 ad oggi, non sarebbe sufficiente a superare le attuali preoccupazioni se i controlli dovessero essere affidati a Guardie Particolari Giurate, aggravando il gap di costo con gli altri porti comunitari ed extracomunitari e determinando ulteriori esuberi nell’ordine di molte centinaia di addetti tra il personale attualmente impiegato nei controlli.
Assologistica ritiene che ogni intervento di revisione della security portuale, di nuovi controlli doganali finalizzati alla tutela del made in italy fino al progetto Megaports, che dovrebbe consentire la verifica di tutti i container per accertare l’assenza al loro interno di materiale radioattivo, debba partire da un confronto anche con gli operatori che tenga conto di quanto questi aspetti siano fondamentali per la credibilità e la crescita del settore, ma anche della loro sostenibilità economica, particolarmente, nell’attuale congiuntura.

Introduzione del sistema SISTRI per la tracciabilità: ecco i primi adempimenti
Il sistema di tracciabilità dei rifiuti (noto come Sistema SISTRI) introdotto dal Decreto Ministeriale 17 dicembre 2009 è entrato in vigore il 14 gennaio; dispone una serie di adempimenti per le imprese che dovranno prima iscriversi al Sistri e successivamente adottare nuove procedure informatiche nella gestione dei rifiuti che sostituiranno la documentazione cartacea oggi utilizzata (Registri, formulari, MUD). Le imprese interessate sono sostanzialmente quelle finora obbligate alla compilazione del Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD). Sono tenuti ad aderire al sistema SISTRI: in caso di trasporto marittimo, il terminalista concessionario dell’area portuale di cui all’art. 18 e l’impresa portuale di cui all’art. 16 della legge 84/94 ai quali sono affidati i rifiuti in attesa dell’imbarco o allo sbarco; in caso di trasporto ferroviario, i responsabili degli uffici di gestione merci e gli operatori logistici presso le stazioni ferroviarie, gli interporti, gli impianti di terziarizzazione e gli scali merci ai quali sono affidati i rifiuti in attesa della presa in carico da parte di chi effettua il successivo trasporto.
Il sistema diverrà operativo dal 13 luglio o dal 12 agosto 2010, in funzione della dimensione dell’impresa e dell’attività svolta. Nel frattempo, le imprese dovranno provvedere all’iscrizione al Sistri e acquisire i dispositivi elettronici richiesti per il suo funzionamento. I tempi fissati dal decreto per le procedure di iscrizione sono differenziati: Il primo gruppo tra i quali sono ricompresi i terminalisti portuali e gli operatori logistici è soggetto all’obbligo di iscrizione entro 28 febbraio 2010. Per le altre imprese obbligate la scadenza per l’iscrizione è fissata al 30 marzo 2010. Le imprese non obbligate potranno aderire al sistema, su base volontaria, dal 12 agosto 2010. Una breve sintesi dei principali urgenti obblighi in capo alle aziende è riportata in allegato. Ecco una sintesi delle regole stabilite per l’avviamento del SISTRI, con semplici accenni alla successiva gestione, al fine di fornire una prima informativa che consenta di comprendere l’architettura del sistema e identificare le azioni più urgenti. Le relative modalità operative sono descritte in dettaglio nel decreto e nelle Linee Guida scaricabili dal sito http://www.sistri.it, rispettivamente dalle sezioni Normativa e Documenti.
1. Chi deve iscriversi
Le imprese obbligate ad utilizzare il SISTRI sono sostanzialmente quelle che ad oggi sono soggette all’obbligo di compilazione del MUD, mentre per le altre imprese l’adesione è facoltativa.
In funzione delle scadenze relative sono individuabili due gruppi di soggetti:
• Primo gruppo
� i produttori iniziali di rifiuti pericolosi con più di cinquanta dipendenti, ivi compresi quelli di cui all’art. 212 comma 8 del D.Lgs. 152/2006;
� le imprese e gli enti con più di cinquanta dipendenti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g), del D.Lgs. 152/2006 (rifiuti derivanti da lavorazioni industriali e artigianali nonché rifiuti derivanti dall’attività di recupero e di smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi);
i commercianti e gli intermediari di rifiuti;
le imprese di trasporto di rifiuti speciali iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali ai sensi dell’art. 212 comma 5 del decreto legislativo n. 152/2006. Rientrano in questa categoria i produttori iniziali di rifiuti pericolosi (anche le imprese con un numero di dipendenti fino a 50), che trasportano un quantitativo di rifiuti pericolosi
superiore a 30kg/litri al giorno;
e imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti (a prescindere dal numero di dipendenti);
nel caso di trasporto intermodale di rifiuti, i soggetti di cui all’articolo 5, comma 10, del DM (terminalisti portuali e responsabili degli scali merci nel trasporto intermodale, eccetera, a prescindere dal numero di dipendenti);
i Consorzi che organizzano la gestione di particolari rifiuti per conto dei consorziati, a prescindere dal numero di dipendenti;
• Secondo gruppo
le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi che hanno fino a cinquanta dipendenti, ivi compresi quelli di cui all’art. 212 comma 8 del D.Lgs. 152/2006; i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c),
d) e g), del D.Lgs. 152/2006, che hanno tra i cinquanta e gli undici dipendenti.
Dal 12 agosto 2010 potranno aderire al sistema, su base volontaria:
- imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g), del decreto legislativo n. 152/2006, che non hanno più di dieci dipendenti;
- imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile che producono rifiuti non pericolosi;
- imprese ed Enti produttori iniziali di rifiuti speciali non pericolosi derivanti da attività diverse da quelle di cui all’art. 184, comma 3, lettere c), d) e g), del decreto legislativo n. 152/2006;
- trasportatori i conto proprio di rifiuti non pericolosi (imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi di cui all’articolo 212, comma 8, del decreto legislativo n. 152/2006).
2. Procedure per l’iscrizione
L’adesione al SISTRI si realizza nelle seguenti fasi:
1. iscrizione;
2. versamento del contributo;
3. consegna alla CdC/sezione dell’Albo, della documentazione richiesta e contestuale ritiro dei dispositivi informatici;
4. montaggio delle black box sui mezzi di trasporto
5. gestione dei rifiuti con sistemi cartaceo ed elettronico in parallelo;
6. gestione dei rifiuti col solo sistema elettronico.
3. Le scadenze per l’iscrizione, il pagamento dei contributi e l’operatività
Modalità di calcolo delle scadenze
Le scadenze sono fissate dal DM in termini di giorni dall’entrata in vigore del DM stesso (14 gennaio 2009). Per determinare il giorno esatto è quindi necessario fare dei conteggi. Diversi siti, anche istituzionali (il Ministero è informato) danno però indicazioni inesatte. Le date sotto riportate sono state verificate.
• Primo gruppo
o Iscrizione dal 14 gennaio al 28 febbraio 2010
o Versamento del contributo dal 14 gennaio al 28 febbraio 2010
o Doppia gestione (cartacea ed elettronica) dal 13 luglio al 12 agosto 2010
o Gestione solo elettronica dal 13 agosto 2010
• Secondo gruppo
o Iscrizione dal 13 febbraio al 30 marzo 2010
o Versamento del contributo dal 13 febbraio al 30 marzo 2010
o Doppia gestione (cartacea ed elettronica) dal 12 agosto all’11 settembre 2010
o Gestione solo elettronica dal 12 settembre 2010
4. L’iscrizione
Il procedimento è unico per l’impresa nel suo complesso, ma devono essere indicate le unità locali che dovranno essere dotate dei dispositivi elettronici.
L’iscrizione può essere effettuata in tre modi diversi a scelta dell’impresa:
• on line, attraverso il portale SISTRI (www.sistri.it);
• via fax; al numero verde 800050863
• via telefono, al numero verde 800003836
La procedura on line: possibili difficoltà
La procedura on line richiede che l’impresa fornisca tutte le informazioni necessarie in un’unica sessione. Non è infatti possibile salvare il formulario parzialmente compilato per riprenderlo in un secondo momento. Inoltre, se non si inseriscono dati per oltre 10 minuti, il sistema si blocca e si deve ricominciare da capo. Le imprese con diverse unità locali potrebbero avere difficoltà a completare l’iscrizione in un’unica sessione. Pertanto, le aziende che abbiano necessità di iscrivere molteplici unità locali/operative e che necessitino, di conseguenza, di maggior tempo per la compilazione, possono anche scaricare dal Portale Sistri il Modulo di iscrizione in formato “pdf”, compilarlo manualmente in ogni sua parte e, previa scansione automatica del Modulo debitamente compilato, inviarlo al seguente indirizzo di posta elettronica: Entro 48 ore il SISTRI comunicherà al contatto indicato dall’impresa il relativo numero di pratica.
5. Il versamento del contributo
Dopo avere acquisito il numero di pratica, l’impresa dovrà versare il contributo per la copertura dei costi del sistema, per l’ammontare indicato in allegato II al DM, in funzione della categoria di attività per la quale l’impresa si è iscritta. Si deve fare attenzione al fatto che il termine fissato per l’iscrizione coincide con il termine per il pagamento del contributo, per effettuare il quale è però necessario acquisire dal Sistri il numero di pratica (è previsto che venga comunicato entro 48 ore dall’iscrizione). E’ pertanto opportuno raccomandare alle imprese di non attendere l’ultimo giorno utile per l’iscrizione. A regime, il contributo dovrà essere versato annualmente, entro il 31 gennaio di ciascun anno per gli anni successivi al 2010. Il pagamento può essere effettuato:
• sul conto corrente postale n. 871012 intestato alla Tesoreria Provinciale dello Stato di Roma
• mediante bonifico bancario alle coordinate IBAN: IT88 Z010 0003 2453 4803 2259 214
• presso la Tesoreria provinciale dello Stato (Banca d’Italia),versando il contributo in contanti con la seguente causale di versamento:
• Capo 32/Capitolo 2592/Articolo 14 - contributo SISTRI/anno 2010;
• il codice fiscale dell’Operatore
• il numero di pratica comunicato dal SISTRI, a conferma dell’avvenuta iscrizione.
Dopo aver effettuato il pagamento gli Operatori dovranno comunicare al SISTRI, via fax al numero verde 800 05 08 63 o via e-mail all'indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , i seguenti estremi di pagamento:
• numero della quietanza di pagamento rilasciata dalla Sezione della Tesoreria Provinciale presso la quale è stato effettuato il pagamento, ovvero il numero VCC-VCY della ricevuta del bollettino postale, ovvero il numero del “Codice Riferimento Operazione” (CRO) del bonifico bancario;
• l’importo del versamento.
6. Cenni sulla consegna dei dispositivi elettronici
A seguito della comunicazione dell’avvenuto pagamento le imprese saranno contattate dalle camere di Commercio o dalle Sezioni regionali dell’Albo Gestori Ambientali per la comunicazione della data dell’appuntamento per la consegna dei dispositivi elettronici di pertinenza
I dispositivi elettronici usati dal sistema sono:
• dispositivo USB (per tutti), che consente di trasmettere i dati, di firmare elettronicamente le informazioni fornite e di memorizzarle;
• black box, ossia un dispositivo che deve essere installato su ciascun veicolo che trasporta rifiuti, da installare a spese del trasportatore presso officine autorizzate, con apposita scheda SIM a carico anch’essa del trasportatore;
• apparecchiature idonee a monitorare l’ingresso e uscita degli automezzi in discarica (a cura del Sistri).
7. Cenni sulla gestione dei rifiuti
La trasmissione dei dati al SISTRI si realizza attraverso schede relative alle diverse casistiche, le cui modalità dettagliate di compilazione saranno oggetto di un Manuale tecnico operativo non ancora pubblicato. In sintesi, nel caso di produzione di un rifiuto e del successivo conferimento a smaltitore/recuperatore il flusso delle operazioni è così descrivibile:
• il produttore carica i dati del rifiuto nell’Area Registro Cronologico, entro dieci giorni lavorativi dalla sua produzione;
• il produttore, quando decide di conferire il rifiuto, carica le informazioni relative nell’Area Movimentazione Rifiuto, almeno 8 ore prima del trasporto;
• il trasportatore carica i dati del trasporto (almeno 4 ore prima del trasporto);
• il trasportatore arriva presso il produttore e inserisce il proprio dispositivo USB nel PC del produttore per prendere in carico il rifiuto;
• il produttore stampa una copia cartacea della scheda SISTRI che, firmata da produttore e dal conducente, accompagnerà il trasporto dei rifiuti;
• il ciclo si conclude all’arrivo del trasporto a destino, con l’accettazione del carico da parte del destinatario e le relative comunicazioni al Sistri da parte del trasportatore e del destinatario.
8. MUD
Nel 2010 le imprese attualmente tenute all’invio del MUD dovranno assolvere tale obbligo entro il 30 aprile 2010 con riferimento ai rifiuti prodotti e gestiti nel 2009. Il Ministero ha annunciato l’adozione di una norma che consentirà di utilizzare la modulistica usata negli anni scorsi, e non quella introdotta con DPCM 2 dicembre 2008. Per il 2010 le imprese dovranno comunicare al Sistri i dati, per il periodo non coperto dal sistema Sistri, entro il 31 dicembre 2010.
9. Le sanzioni
Il Ministero ha precisato che “il decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, di prossima emanazione, conterrà apposite sanzioni nei confronti di tutti coloro che violano gli obblighi di registrazione e comunicazione prevista dalla norma. Per quanto riguarda il versamento in ritardo del contributo l’utente riceverà in ritardo il/i dispositivo/i USB. A riguardo si precisa che a seguito dell’avvenuta comunicazione al SISTRI dell’effettuato pagamento dei contributi stessi, avverrà la personalizzazione dei dispositivi USB e di conseguenza l’utente verrà contattato per prendere l’appuntamento per il successivo ritiro dei dispositivi stessi presso i siti di distribuzione.”

E’ nata Toyota Material Handling Italia (TMHIT)
A circa un anno dall’annuncio, il processo di fusione tra le società Toyota Carrelli Elevatori Italia e BTCESAB si è compiuto, e il 1° aprile 2010 si concretizza con il lancio ufficiale della nuova società, Toyota Material Handling Italia Srl. Si realizza così, anche in Italia, ciò che a livello europeo ha iniziato a prendere forma già dal 2006, quando, con la creazione di Toyota Material Handling Europe (TMHE), il gruppo nipponico ha iniziato un processo di riorganizzazione della propria presenza nel continente europeo, integrando di fatto le attività di due importanti realtà del settore della movimentazione delle merci, l’organizzazione Toyota e quella BT. Toyota Material Handling Italia (TMHIT) sarà un ulteriore tassello del grande disegno. Un tassello importante dal momento che quello italiano è il terzo mercato nazionale della movimentazione industriale in Europa, dopo Germania e Francia.“E’ stato un anno di duro lavoro, che ci ha visto impegnati in una complessa attività di integrazione tra le due realtà esistenti da anni ed ormai consolidate sul territorio - afferma Leonardo Salcerini, managing director della neonata società - Abbiamo dovuto capire i processi, distribuire le risorse, dimensionare gli spazi, favorire le sinergie e stimolare nuove soluzioni. Se a questo poi si aggiunge una situazione economica tra le più difficili degli ultimi dieci anni, si può ben capire la complessità dell’operazione appena terminata. Le precedenti società hanno portato in dote un ricchissimo patrimonio: la tradizione dei tre marchi commercializzati Toyota, BT e Cesab, la solidità di due reti commerciali composte complessivamente da oltre 90 organizzazioni, l’esperienza e il know-how acquisiti in anni di presenza sul mercato. TMHIT oggi prosegue di fatto l’attività commerciale di due realtà che negli anni hanno saputo guadagnarsi la fiducia di clienti e partner”. La nuova società ha sede a Casalecchio di Reno (Bologna), trae le linee guida dal quartier generale di TMHE a Bruxelles e può contare su un consiglio di amministrazione composto dai massimi vertici europei della società, indice questo dell’importanza e attenzione che il gruppo pone verso il mercato italiano. La nascita di TMHIT ha comportato anche la creazione di alcune strutture periferiche, le due filiali di Bologna e Torino, per le quali sono state in parte riorganizzate le risorse esistenti e in parte integrato nuovo personale. Salcerini conferma per Toyota Material Handling Italia l’ambizioso obiettivo che aveva comunicato in occasione dell’annuncio di fusione, e cioè di raggiungere il 27% del mercato nel 2014, grazie ad una forte strategia di gruppo, ad un portafoglio di prodotti e servizi tradizionalmente molto ampio e di altissima qualità.

Trasporto merci: i dati del 2009 secondo Confetra
Secondo i dati pubblicati dalla nota congiunturale Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica), nell’ anno 2009 l’andamento del trasporto merci ha registrato valori fortemente negativi rispetto al 2008. La crisi economica mondiale ha investito tutto il comparto e le sue diverse modalità. I trasporti nazionali su strada a carico completo hanno registrato nel 2009 un –25% in termini di viaggi e un –27% in termini di fatturato. I viaggi di trasporti internazionali a carico completo sono diminuiti in media del –22% mentre il fatturato è sceso del –25%. In particolare: -18,6% per la modalità aerea (fatturato –25%), -30% per le ferrovie (fatturato –15%), -17% per la modalità via mare (fatturato –11%), -22% per la strada (fatturato –20%). La netta riduzione dei traffici internazionali è registrata anche dalla contrazione dei transiti ai valichi alpini. Su base annua il Gran San Bernardo segna un -18,7%, seguito dal Frejus con –17%. Il Traforo del Monte Bianco si attesta ad un –12% mentre il Brennero a –10,6%. Tra i trasporti terrestri, quelli che hanno risentito meno della crisi mondiale sono i trasporti nazionali di collettame (corrieri) che hanno chiuso il 2009 con un –6%. In calo anche il peso medio di ogni partita pari a –1,5%. Di conseguenza anche il fatturato ha registrato un valore negativo pari a –7%. A livello di aree geografiche, si rileva un’uniforme riduzione delle spedizioni. I paesi maggiormente interessati dalla flessione sono il Giappone (-25%), l’ Asia (-21%) e Nord America (-20%). L’ Unione Europea si attesta ad un –17%. Valori meno negativi per quanto riguarda i traffici con i Paesi Africani (-11%). Relativamente al traffico container nei maggiori porti italiani, si registrano dati negativi per tutti gli scali: Livorno -28%, Trieste –17,6%, Ravenna –16,2% seguita da La Spezia con –16,1% In flessione anche lo scalo di Genova –13,2%. Valori meno negativi per Taranto (-5,7%) e Venezia (-2,5%). Il traffico aereo merci si è ridotto nel complesso del -15,4%; considerando che nei primi sei mesi la riduzione era stata del -31,5%, il secondo semestre ha visto una ripresa del cargo aereo. In particolare, il polo milanese Malpensa+Linate mostra una flessione del –17,2%, Orio al Serio (Bergamo) -18%, il polo romano Ciampino+Fiumicino -9,8%.
Si allega documento integrale diramato da Confetra

Imprese di trasporto e logistica: aggiornata la classifica di Confetra
Il Centro Studi Confetra ha aggiornato la classifica delle imprese leader del trasporto e della logistica italiane sulla base dei bilanci d’esercizio 2008, gli ultimi disponibili presso le Camere di Commercio. La graduatoria, che riguarda circa 500 imprese, è stata redatta secondo l’ordine decrescente del fatturato e indica anche altri dati significativi, quali il valore aggiunto, ossia il valore prodotto dall’impresa al netto dei servizi acquistati all’esterno, il costo del lavoro, il costo degli ammortamenti, l’utile prima delle imposte, il rapporto fra valore aggiunto e fatturato, il numero dei dipendenti.I parametri di ingresso nella graduatoria delle imprese leader sono il costo del lavoro superiore a 1,031 milioni di euro e un fatturato pari almeno a 10 milioni di euro.
Si allegano le tabelle delle singole classifiche

Buoni risultati anche nel 2009 per i grandi progetti ferroviari elvetici
Nel 2009 la Nuova ferrovia transalpina (NFTA) è avanzata a grandi passi. A fine 2009, si erano scavati già 141,8 chilometri del sistema di cunicoli della galleria di base del San Gottardo, che corrispondono al 93,4 per cento dei 151,8 chilometri totali. Nel mese di settembre è caduto il diaframma nel secondo tubo tra Erstfeld e Amsteg; la caduta dell’ultimo diaframma tra Sedrun e Faido è prevista per l’autunno di quest’anno. Anche i lavori alla galleria del Monte Ceneri, la seconda galleria di base sull’asse del San Gottardo, si sono svolti secondo i piani. Gli scavi al lotto principale sono iniziati nella primavera di quest’anno. Rispetto all’anno scorso, le previsioni per i costi e tempi di costruzione della NFTA sono rimasti invariati. L’UFT prevede costi finali di 18,7 miliardi di franchi (stato dei prezzi: 1998): il credito d’impegno di 19,1 miliardi non viene quindi esaurito. L’apertura della galleria di base del San Gottardo è tuttora prevista per il 2017, quella del Monte Ceneri per il 2019. La galleria di base del Lötschberg ha fatto registrare ottimi risultati anche nel secondo anno d’esercizio. Dall’apertura sono transitati circa 63 500 treni. Il tasso di utilizzazione si attesta al 77%, con un grado di affidabilità dell’infrastruttura molto elevato, superiore al 99%.
Il raccordo della Svizzera orientale e occidentale alla rete europea ad alta velocità (RAV) ha avuto nello scorso anno importanti sviluppi. Con il completamento dei lavori lungo l’Arco del Giura (tratta Losanna/Berna – Parigi), si è messo in esercizio un altro tassello del progetto. Il Consiglio federale ha approvato nel 2009 tre convenzioni di finanziamento (raccordo SOB, doppia corsia Hüntwangen – Rafz, adattamenti per treni ad assetto variabile tra San Gallo e St. Margrethen). Nel mese di aprile 2009 è stata sottoscritta la convenzione di finanziamento con la Deutsche Bahn per il potenziamento tra Lindau e Geltendorf sulla tratta Zurigo – Monaco. A fine anno sarà messa in esercizio la tratta veloce tra Ginevra e Parigi, che porterà il tempo di percorrenza a poco più di 3 ore, riducendolo di circa 15 minuti. I crediti d’impegno saranno probabilmente esauriti lungo tutti i corridoi. Un eventuale aumento dei costi verificatosi, contrariamente alle previsioni, a seguito di modifiche di progetto o difficili condizioni di costruzione dovrà essere compensato, se possibile, con altri progetti realizzati lungo lo stesso corridoio.
La prima tappa del programma di offerta Ferrovia 2000 è stata completata quasi interamente già a dicembre 2004. Reintroducendo a Lenzburg due fermate all’ora per i treni a lunga percorrenza, il programma d’offerta è stato attuato definitivamente a dicembre 2008. Nel 2009 sono continuati i lavori conclusivi, con l’obiettivo di definire entro la fine del 2010 il procedimento da seguire per chiudere il credito d’impegno della prima tappa di Ferrovia 2000. Secondo le previsioni, i costi ammontano a 5,9 miliardi di franchi (stato dei prezzi: 1993), attestandosi a 1,5 miliardi al di sotto dell’importo del credito d’impegno. Tale somma è integrata nel fondo FTP ed è a disposizione per altri progetti. Per quanto riguarda il risanamento fonico della rete ferroviaria svizzera, il quarto grande progetto del fondo FTP, è stato fatto un ottimo lavoro sia per il risanamento del materiale rotabile, sia per le misure edilizie antirumore. Il risanamento delle carrozze viaggiatori è completato. A fine 2009 erano stati modificati quasi 5500 carri merci delle FFS (circa l’85 per cento del parco veicoli), adottando un sistema di frenaggio con emissioni foniche ridotte. Il risanamento di circa 4000 carri merci privati è iniziato in autunno 2009. L’UFT prevede di
concludere gli ultimi risanamenti entro il 2015. Dalle misurazioni di controllo svolte nel 2009, risulta che i carri merci risanati rispettano i valori limite di emissione fonica, con una riduzione del rumore superiore alle aspettative. A fine 2009 erano stati realizzati complessivamente 124 chilometri di ripari fonici; il progetto ne prevede in totale circa 285. Negli edifici sono state finora insonorizzate circa 14 000 finestre; ne sono previste ancora circa 30 000. Il pacchetto di misure attualmente in corso per quanto riguarda il risanamento fonico si chiude come previsto con costi finali di 1,267 miliardi di franchi (stato dei prezzi: 1998), inferiori del 32% rispetto al credito d’impegno. I 500 milioni restanti saranno utilizzati per ulteriori misure; la relativa consultazione sarà svolta nel 2011.
Oltre al rapporto sullo stato dei lavori dei progetti finanziati tramite il fondo FTP, l’UFT pubblica anche un rapporto sul sistema europeo di segnalazione e di protezione automatica dei treni ETCS (European Train Control System). Il sistema ETCS Level 2, installato sulla nuova tratta tra Mattstetten e Rothrist e nella galleria di base del Lötschberg, permette di far circolare i treni con tempi di successione più brevi e a velocità più elevate, pur aumentando il livello di sicurezza. Rappresenta inoltre la base per realizzare l’interoperabilità tra le ferrovie europee. In Svizzera, a fine 2009, erano operativi 600 locomotive, veicoli di comando e treni automotori equipaggiati con il sistema ETCS. Per quanto concerne l’infrastruttura, dopo avere introdotto l’ETCS con successo sulla nuova tratta tra Mattstettern e Rothrist e nella galleria di base del Lötschberg, sarà applicata su tutta la rete svizzera a scartamento normale una versione del sistema che consente una velocità massima di 160 km/h (ETCS Level 1, Limited Superversion). Allo stato attuale del progetto, l’infrastruttura ferroviaria sarà adeguata a partire dal 2013, dapprima sugli assi per il traffico merci lungo le tratte di montagna del Lötschberg e del San Gottardo (entro il 2015), in seguito sul resto della rete (entro il 2017).
Per ulteriori informazioni: Ufficio federale dei trasporti UFT, Informazione, 031 322 36 43.

A Parigi tutte le novità sull'imballaggio del futuro
EMBALLAGE 2010 è il salone in programma il prossimo 23-25 novembre a Parigi Nord Villepinte nel quale ci sarà uno spazio prioritario per l’innovazione nel packaging. Proporrà le ultime tendenze, i nuovi materiali che saranno utilizzati negli imballaggi di domani, pensati e progettati dagli espositori e presentati in uno spazio interamente dedicato, « Pack Innovation ». I visitatori potranno approfittare della visione decisamente prospettica degli espositori, partendo dalle nuove sfide : rispetto per l’ambiente, facilità d’utilizzo, diminuzione dei prezzi di costo, originalità e sicurezza. EMBALLAGE 2010 dedica 4 giorni allo sviluppo sostenibile all’interno di «Emballage in Green», una piattaforma televisiva dove diverse personalità e industriali della filiera si incontreranno per scambiare opinioni, percorsi di visita, una mostra sulla seconda vita degli imballaggi. In base ai risultati dell’Osservatorio dell’imballaggio 2009, il 38% dei buyer di imballaggi e il 47% dei costruttori ritengono il design packaging un asse portante dello sviluppo. Nel 2010, al centro del pad 6, EMBALLAGE crea uno spazio conviviale, dedicato espressamente ai professionisti del design. I visitatori vi potranno scoprire le nuove tendenze del packaging e incontrare agenzie e designer. Emballage 2010 è anche un Salone di approfondimento grazie a « Pack Vision » con un programma di conferenze unico: conferenzieri di alto profilo e operatori del settore si ritroveranno per presentare riflessioni sulle nuove tecnologie, dibattiti sulle sfide relative allo sviluppo sostenibile, le regolamentazioni o per presentare testimonianze. Lanciato nel 2005, dal salone EMBALLAGE in partnership con le diverse associazioni di categoria della filiera dell’imballaggio, l’Osservatorio dell’imballaggio è uno strumento prospettico che mette in relazione l’offerta e la domanda nel settore dell’imballaggio.L’edizione 2010 dell’Osservatorio dell’imballaggio propone dei punti di vista sulle prospettive di sviluppo della filiera da qui al 2012. Ufficio di rappresentanza in Italia: Saloni Internazionali Francesi Srl Via Caradosso, 10 20123 Milano Tel. 02/43.43.53.26 – Fax. 02/46.99.745 E-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - www.salonifrancesi.com

Geodis vuole essere Global Provider di riferimento per la logistica in Italia
Oltre 2 milioni di metri quadri di superfici scoperte, più di 623 mila metri quadrati di superfici coperte, 22 magazzini logistici, servizi ‘tailor-made’ all’avanguardia e la previsione di chiudere il 2010 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, più che raddoppiando così il giro di affari del 2008 (pari a 75 milioni di euro). Una autentica scalata che ha visto nell’ultimo triennio Geodis Logistics raddoppiare in Italia le superfici scoperte - da 1 milione di metri quadri nel 2008 agli oltre 2 milioni nel 2010 - e quasi triplicare le superfici coperte, passando dai 237.500 metri quadrati nel 2008 ai 623.500 nel 2010, entrando così nella Top 3 degli attori logistici in Italia. E’ con questi numeri che Geodis Logistics si presenta sul mercato italiano, dove il Gruppo Geodis investe, si rafforza e lancia una nuova sfida al mercato. Punta in alto, con un obiettivo preciso: diventare Global Provider di riferimento sul territorio nazionale con un’offerta altamente specializzata ed integrata - messaggeria, trasporto di lotti completi, freight forwarding, servizi 4PL - e un’intera filiera nell’ottica di una “logistica collaborativa”. E dalla strategia e la ricerca in sviluppo ed innovazione si passa direttamente ai fatti, alle prospettive e agli sviluppi del settore. Nonostante lo scenario economico poco favorevole, Geodis potenzia la sua presenza logistica in Italia con il tris di acquisizioni perfezionate tra il 2009 e il 2010 che hanno portato il Gruppo ad ampliare le proprie basi sul territorio nazionale. Infatti dopo l’acquisizione dell’azienda GTL, che gestisce la distribuzione dei prodotti Colgate-Palmolive in Italia, e di Sincrolog, società specializzata in servizi end-to-end con attività gestite attraverso strumenti di Information Technology all’avanguardia, Geodis ha completato il 12 aprile 2010 il processo di closing relativo all’acquisizione della società Bertola Servizi Logistici S.P.A, conquistandosi così anche una posizione di ‘avanposto’ in Veneto. “Questa nuova acquisizione risponde ad un preciso indirizzo strategico - afferma Francesco Cazzaniga, Presidente e Amministratore Delegato di Geodis Logistics in Italia - teso a rafforzare la nostra presenza nella Logistica e arrivare ad avere posizioni di leadership nonché a consolidare quella dell'intero Gruppo in Italia”.
E si guarda dritto al futuro con una strategia studiata nei minimi particolari che poggia su due leve: il potenziamento delle proprie strutture sul territorio nazionale - attraverso acquisizioni di realtà consolidate e riconosciute - e la continua messa a punto di servizi all’avanguardia, ad alto valore aggiunto e ‘tailor-made’, come i più innovativi copacking (kitting, labbeling, ecc.) - e quella del Reverse Logistics che riguarda la gestione del fine vita del prodotto elettronico, ultimo fiore all’occhiello dei servizi in ambito logistico offerti da Geodis.
I numeri di Geodis Logistics in Italia
Fatturato Superfici scoperte Superfici coperte Sedi
2008 75 milioni 1 milione mq 237.500 15
2009 105 milioni 1 milione e 250 mila mq 347.500 18
2010 Circa 200 milioni Oltre 2 milioni mq 623.500 22

Accordo Assinform e Intesa Sanpaolo/ mediocredito italiano: un miliardo di euro per l’innovazione it
Intesa Sanpaolo con Mediocredito Italiano, la banca del Gruppo Intesa Sanpaolo specializzata nello sviluppo delle PMI, insieme ad Assinform, l’associazione nazionale dell’Information Technology aderente a Confindustria, hanno siglato oggi, nella sede di Intesa Sanpaolo, un accordo quadro che destina alle imprese associate e ai loro clienti un plafond di 1 miliardo di euro per programmi di investimento destinati alla ricerca e all’innovazione tecnologica. L’accordo, sottoscritto dal consigliere delegato e CEO di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, dal direttore generale di Mediocredito Italiano, Carlo Stocchetti e dal presidente di Assinform, Paolo Angelucci, mira a promuovere la diffusione di soluzioni informatiche innovative nelle imprese industriali e di servizi, attraverso prodotti di finanziamento a medio-lungo termine, anche su misura. L’obiettivo è facilitare l’accesso al credito per sostenere progetti di innovazione destinati a rafforzare la competitività sul mercato globale delle imprese italiane. La principale novità sta nel meccanismo operativo che, attraverso il coinvolgimento diretto di Assinform, consentirà alle imprese informatiche di proporre alle aziende clienti un pacchetto completo di soluzioni IT e soluzioni finanziarie, secondo le diverse esigenze. Le potenzialità di sviluppo dell’accordo sono ampie. Assinform oggi rappresenta non solo i grandi gruppi informatici nazionali e internazionali, ma anche i principali protagonisti del settore sul territorio, capaci di offrire applicazioni specializzate verso tutti i settori dell’industria, del made in Italy e dei servizi.
Il gruppo Intesa Sanpaolo offre una gamma di finanziamenti a medio termine e servizi di consulenza specialistica sviluppati dalla controllata Mediocredito Italiano e destinati alle imprese che intendono migliorare le proprie competenze tecnologiche e di innovazione. In particolare, la gamma di finanziamenti Nova+ di Mediocredito Italiano è l’unica in Italia che finanzia l’intelligenza, l’immaterialità delle idee, il tempo e la creatività dei clienti; un prodotto flessibile che copre fino al 100% del costo del progetto anche senza ricorrere a garanzie reali. Tutto ciò è possibile grazie alla presenza in Mediocredito Italiano di un team di 30 professionisti (ingegneri specializzati per settore merceologico, esperti di contabilità industriale) in grado di affiancare all’analisi creditizia una valutazione di tipo tecnico-industriale, coinvolgendo opportunamente anche ricercatori di prestigiose università convenzionate. Dal 2008, attraverso la gamma Nova+, il Gruppo Intesa Sanpaolo ha già raccolto richieste di finanziamento per oltre 600 milioni di euro (a fronte di progetti di innovazione del valore di 800 milioni di euro), di cui già erogati o deliberati per circa 400 milioni di euro. La firma di oggi crea un nuovo meccanismo di relazione condiviso e compiuto, in una logica di network che agevola i rapporti tra azienda e fornitori e accelera i processi, in cui la banca interpreta le esigenze finanziarie dei propri clienti (aziende associate e fornitori/clienti delle stesse) e le coniuga all’offerta tecnologica dei rispettivi partner grazie alla consulenza degli specialisti di Mediocredito Italiano.
L’accordo prevede sostanzialmente due linee di intervento, a seconda dell’importo della richiesta di finanziamento:
• Domande di finanziamento d’importo fino a 250.000 euro: le domande saranno seguite dalla filiale Intesa Sanpaolo/banche del Gruppo, che offrirà alle
imprese richiedenti finanziamenti a medio-lungo termine a condizioni favorevoli e dedicati a investimenti in innovazione, con alto grado di flessibilità e personalizzazione per i clienti;
• Domande di finanziamento d’importo superiore a 250.000 euro: le domande saranno seguite da Mediocredito Italiano, che offrirà alle imprese richiedenti finanziamenti a condizioni favorevoli che includono un servizio di supporto specialistico relativo ai progetti destinati a sviluppare o innovare sistemi informativi aziendali. Inoltre, ove possibile, si prevede l’utilizzo degli strumenti predisposti dallo Stato per facilitare ulteriormente l’accesso al credito (a esempio Fondo Centrale di Garanzia, provvista Cassa Depositi e Prestiti). “L’accordo tra Assinform e il Gruppo Intesa Sanpaolo rappresenta una svolta storica - ha sottolineato Paolo Angelucci, presidente di Assinform – E’ la prima volta che protagonisti della finanza e dell’industria, attraverso una comune piattaforma a sostegno delle imprese, indicano nell’ Information Technology, con le sue fondamentali componenti immateriali, lo strumento strategico per superare la crisi e vincere la sfida del mercato globale. Si tratta di un segnale forte e concreto di exit strategy, che, favorendo con un’azione programmatica e sistemica la ripresa degli investimenti in innovazione, è destinato ad aprire nuove opportunità di crescita per le imprese italiane”. “L’Italia rispetto all’Europa è caratterizzato da una profonda distanza in termini di tecnologia e di innovazione e per questo rischia di perdere partite importanti che si giocano su questi temi – ha commentato Corrado Passera, consigliere delegato e CEO di Intesa Sanpaolo - La crescita passa attraverso la capacità delle sue aziende piccole e medie di rendere questo gap sempre più piccolo, anche grazie a noi. Con Assinform abbiamo finalmente creato un nuovo sistema per far parlare la banca con le PMI, le PMI con i fornitori e i fornitori con la banca attraverso un dialogo chiaro e diretto, che avrà impatto sulla competitività e sullo sviluppo del Paese”. Mediocredito Italiano è la società del Gruppo Intesa Sanpaolo specializzata nello sviluppo delle PMI. Parte integrante della struttura che fa capo alla Banca dei Territori, Mediocredito Italiano è guidata dal direttore generale Carlo Stocchetti e si rivolge principalmente alle imprese con fatturato tra i 2,5 e i 150 milioni di euro, lungo la filiera del credito industriale e specialistico. Il modello di servizio di Mediocredito Italiano, che oggi può contare sulla professionalità di oltre 400 specialisti, prevede
di sostenere la rete del Gruppo bancario attraverso una logica di eccellenza e di specializzazione e, in particolare, grazie all’offerta di Nova+. Assinform è invece l'associazione nazionale - aderente al sistema Confindustria - delle principali Aziende di Information Technology operanti sul mercato italiano che raggruppa circa 1.500 aziende associate, tra soci diretti e indiretti, tramite le Associazioni di Ancona, Genova, Torino. L'Associazione rappresenta l’offerta italiana di informatica e si pone come interlocutore di riferimento, nei confronti del mercato e delle forze politico-istituzionali, relativamente alle problematiche che attengono l’innovazione del Paese.

Riparte il Transpotec 2.0, il Salone dedicato ai Trasporti Stradali
È partito il countdown per il Transpotec 2.0, il Salone dell’autotrasporto in programma a Milano dal 19 al 21 novembre nel quartiere fieristico di Rho-Pero. Dopo il bilancio positivo della precedente edizione, la kermesse ritorna con la sua formula, vincente e originale, che mette insieme grandi marchi di veicoli industriali e commerciali, reti di vendita e assistenza, utenti finali e operatori automotive. Senza dimenticare l’attenzione dedicata al settore dei rimorchi e semirimorchi personalizzati e degli allestimenti, vero motore della piccole e media industria di settore. In un momento di incertezza e grave crisi economica, il Transpotec 2.0 si propone come unica occasione di incontro, confronto e business tra tutte le parti interessate allo sviluppo del trasporto e della consegna merci. Punto forte della manifestazione resta la sezione convegni, grazie allo spazio dedicato agli Stati Generali dell’Autotrasporto. Tecnici ministeriali e Governo si confronteranno con gli esponenti delle associazioni sindacali di categoria e gli imprenditori per fare il punto sulle riforme, sui problemi e sulle novità che riguardano il mondo del trasporto merci, con particolare attenzione alla formazione e alla qualificazione degli operatori. Altri workshop riguarderanno argomenti mirati come la movimentazione merci pericolose e il trasporto carichi eccezionali, mentre una importante sezione, anche espositiva, sarà dedicata alla sicurezza. Ritorna il circuito di quasi cinque chilometri, destinato alle prove veicoli. Quest’anno, stante il successo della scorsa edizione con oltre 5.000 chilometri percorsi e oltre 600 prove registrate, si prevede un numero sensibilmente maggiore di veicoli a disposizione dei visitatori. Non mancheranno ampi spazi per l’esposizione dei mezzi, dei dispositivi automotive e dei software destinati a incrementare la sicurezza, ottimizzare la redditività, rendere più funzionale l’attività. Senza dimenticare i carrozzieri italiani e stranieri con le rispettive novità. ranspotec 2.0 si propone di dare visibilità al settore della logistica, oltre che attraverso l’area espositiva, attraverso workshop e convegni dedicati agli argomenti di maggiore interesse per gli operatori. Ritorna anche il premio innovazione, che quest’anno premierà i tre migliori progetti che hanno come obiettivo la razionalizzazione del trasporto.

Inaugurato a Roma il percorso QUID 2010
Poste Italiane ha ospitato il primo degli Incontri Informali del percorso in vista di QUID 2010 che ha coinvolto i rapresentanti del nuovo Advisory Board http://www.qu-id.it/board.htm. In occasione dell'Incontro Inaugurale è stato presentato il calendario di incontri informali ed è avvenuto il lancio ufficiale di un’importante iniziativa internazionale per il settore postale. Tema principale della giornata è stato “Logistica e Servizi Postali”. Tra i partecipanti all’incontro informale in vista di QUID 2010 sono intervenuti: Agostino Ragosa, CIO di Poste Italiane, Alessandro Musumeci, direttore centrale Sistemi informativi Ferrovie dello Stato, Vincent Santacroce, direttore Sistemi informativi Poste Italiane, Roberto Cerruti, direttore Sistemi informatici e Telematica ACTV Venezia, Andrea De Maria, responsabile centro competenza documenti di sicurezza Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Franco Caraffi, reservation & on board systems director Costa Crociere, Giorgio Porazzi, responsabile innovazione servizi CartaSi, Marco Poggi, direttore Sistemi informativi Trenitalia, Giuseppe Ippolito, direttore scientifico INMI (Istituto Nazionale per le Malattie Infettive) Lazzaro Spallanzani, Giorgio Pomponi, Tecnologie dell'Informazione Poste Italiane, Carlo Maria Medaglia, Università La Sapienza, Concettina Cassa, Area Nuove Tecnologie CNIPA, Fabrizio Calvo, direzioni Sistemi Informativi Trenitalia, Emiliano Doveri, responsabile sviluppo mercati e soluzioni commerciali Poste Italiane. Nel corso dell’incontro romano Agostino Ragosa, chief information officer di Poste Italiane, intervenuto assieme a Giorgio Pomponi, chairman della Telematics Cooperative di Universal Postal Union delle Nazioni Unite, ha dichiarato l’appoggio di Poste Italiane alla nuova iniziativa Postal Innovation lanciata da Wise Media (www.postalinnovation.com), che vedrà importanti appuntamenti mondiali per il settore postale svolgersi nella capitale degli Emirati Arabi Uniti a maggio (ove interverranno il Presidente di Saudi Post e alti rappresentanti di Swiss Post, Pan African Postal Union, Poste Italiane e UPU) e a Milano in parallelo a QUID 2010 e in concomitanza con il nono ID WORLD International Congress.
Per accedere al report completo relativo all'incontro informale di Roma si digiti http://www.qu-id.it/QUID10_PR02_RomaPoste.pdf.
Per comprendere meglio la situazione italiana sul tema dell’innovazione guidata dall’ICT, QUID Innovation Italy ha creato un Osservatorio al fine di coinvolgere le principali aziende attive in Italia nell’ammodernamento del sistema Paese tramite le scelte tecnologiche più intelligenti. Dario Tortora, da quest'anno Responsabile dell'Osservatorio QUID, scende in campo per avviare questa nuova iniziativa rivolta alla nostra community a valle di dieci anni di esperienza sul versante internazionale di ID WORLD: "Il segmento italiano della nostra community è cresciuto significativamente nel corso degli ultimi quattro anni in termini di peso decisionale e contenutistico con cui può oggi contribuire al tavolo dell'innovazione." dice Dario Tortora. "Lo sviluppo naturale del nostro percorso vede ora emergere un canale di informazione aperto alla community su entrambi i versanti della proposta e fruizione di stimoli di discussione e approfondimento.Tramite QUID verranno resi disponibili white paper, interviste e case study a beneficio di quanti desiderino confrontare il proprio punto di vista sul ruolo delle tecnologie informatiche a supporto dell’innovazione nella propria funzione di manager e, più in generale, di protagonista del cambiamento. Tutto il materiale pubblicato sarà disponibile sia in versione HTML sia come PDF scaricabile."
Per informazioni sull’Osservatorio QUID contattare: Dario Tortora; Tel +39 02 89034120; mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
QUID Innovation Italy (Milano, 17 e 18 novembre 2010) è l’occasione di contatto con tutti coloro che sono impegnati nelle decisioni sulle scelte tecnologiche aziendali e sull’adozione di soluzioni basate sull’identificazione automatica. L’audience di QUID è composta da CIO, CTO, IT manager e consulenti di istituzioni, enti e aziende italiane, invitati a valutare le soluzioni di identificazione automatica attualmente disponibili con le esigenze di efficienza e di produttività per innovare i processi di produzione e l’erogazione dei servizi.
Per partecipare come relatore a QUID 2010
Nelle prossime settimane verranno definiti i temi delle conferenze di QUID 2010, concordati con l’Advisory Board di QUID 2010. Comunicati i temi, si procederà con la valutazione delle proposte di intervento ricevute dalla nostra segreteria organizzativa. Per maggiori informazioni e per ricevere i dettagli del Call for Papers si prega di contattare:
Tel +39 02 89034123
Fax +39 02 67388322
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Per partecipare come espositore o come sponsor a QUID 2010
Per riservare il proprio spazio espositivo a QUID 2010 o per maggiori informazioni sui pacchetti di sponsorizzazione si prega di contattare:
Tel +39 02 89034111
Fax +39 02 67388322
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Le sfide future del Porto di Venezia
(relazione del presidente Paolo Costa)

Il 2009 verrà ricordato come “annus horribilis” per la crescita e l’occupazione lungo ogni meridiano e sotto ogni parallelo dell'intero globo terracqueo. Il sistema portuale mondiale, europeo, italiano e quindi anche il porto di Venezia non hanno potuto che riflettere questa crisi. La crisi ha travolto i settori e le imprese più deboli di ogni economia. La ripresa, per contro, si sta oggi affidando solo ad aree geografiche, settori merceologici ed imprese capaci di affermarsi nel nuovo scenario competitivo. Secondo i dati ESPO i traffici portuali in Europa nel 2009 hanno avuto un calo medio dell’ 11,9%, in tonnellate, con i maggiori cali nel settore delle rinfuse solide (-24,1%) ed un contenimento nei traffici di rinfuse liquide pari a -3,4%. Il traffico in container (numero di TEU trattati) è diminuito del 14.5% . Sono invece aumentati i passeggeri crocieristi del 12%. Nel 2009 le performance del porto di Venezia sono state sostanzialmente in linea con quelle dei porti NAPA- Associazione dei porti del Nord Adriatico (-15,8%) e della media dei porti italiani (-14,3%). Rispetto alla media europea il porto di Venezia ha fatto meglio solo nel traffico di passeggeri crocieristi e nel settore container. Analizzando il dettaglio dei traffici di Venezia si nota come il calo complessivo sia stato determinato da una contrazione dei traffici di merci in colli (principalmente prodotti siderurgici) e di rinfuse solide (cereali, clinker e carbone su tutte) che hanno interessato in modo trasversale il settore commerciale e quello industriale. Il comparto petrolifero ha evidenziato una sostanziale tenuta, soprattutto nella parte di prodotti grezzi. Le sole caselle con il segno più nei dati del 2009 del porto di Venezia sono quelle del traffico passeggeri, aumentato nell'anno da poco trascorso del 9,7%, e se riferito ai soli crocieristi del 16,9%, e quelle dei container in esportazione del 1,3% Un dato positivo quest'ultimo che non ha compensato del tutto la contrazione dei container in importazione, ma che, fermando comunque a - 2.5% la caduta del traffico container totale (e a - 6% quello dei soli container pieni), rende la performance accettabile, soprattutto per confronto con il - 8,5% dei porti NAPA, il - 14,8% della media italiana e il - 14,5% della media europea.
L’uscita dalla crisi
Nella profonda rivoluzione mondiale in atto il ruolo e la prospettiva di ogni porto, dipende dal modo nel quale la geografia della ripresa aumenta o diminuisce il valore della sua collocazione geografica e dalla capacità relativa di ognuno dei porti di adattare, quanto più rapidamente possibile, le proprie dotazioni infrastrutturali, l'operatività delle reti di trasporto terrestre ad esso connesse e l'efficienza delle catene logistiche nelle quali riesce a restare o ad inserirsi, raggiungendo le necessarie economie di scala. Circa la geografia della produzione e del consumo mondiale il 2009 ha già fatto intravvedere linee di tendenza che anche i dati più recenti dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale) stanno confermando. La realtà è contrassegnata da una ripresa molto lenta dei paesi europei (con l'Italia che purtroppo si muove con una velocità tra le più basse ) che viaggiano più lenti degli Stati Uniti, a loro volta enormemente meno veloci dai paesi asiatici. Andamenti che non è più possibile percepire come transitori, ma come passi di un grande cambiamento secolare nel quale potere e ricchezza si muovono verso nuovi orizzonti e in particolare verso l'Asia. I riflessi di questo scenario sui traffici marittimi mondiali sono, per quello che qui ci interessa, riassumibili in tre cifre: i 5,2 milioni di TEU scambiati nel 2009 tra gli Stati Uniti e l' Europa, i 16 milioni di TEU scambiati tra l'Europa e l'Asia e i 56, sì 56, milioni di TEU scambiati dai paesi asiatici tra di loro. Ne consegue che il commercio marittimo che ci interessa dipende e dipenderà sempre più dai rapporti fra l’Europa ed Asia e che l'entità del traffico intra-asiatico caratterizza i paesi asiatici come mercati finali e non solo come luoghi di produzione, fino a ieri a basso costo. Ogni porto europeo dovrà puntare, per crescere, ad intercettare traffici euro-asiatici, soprattutto in esportazione dall’Europa. E lo farà con maggior successo quanto più si troverà ubicato in modo utile lungo le rotte principali e quanto più si troverà vicino a sistemi produttivi orientati all’esportazione, dei quali potrà diventare un potente alleato. I porti mediterranei possono in più aggiungere l’opportunità di sfruttare meglio degli altri porti europei il risveglio delle economie africane e medio-orientali, Egitto e Turchia su tutte, che si affacciano sull’altra sponda del Mediterraneo. È il caso del porto di Venezia che si trova lungo la rotta più corta – quella che assicura il miglior tempo di transito – tra l'Asia e l’Europa e che ha alle spalle la parte dell'economia italiana – il Veneto, il Nordest e la Lombardia orientale – maggiormente votata all’esportazione, così come lo sono l’Austria occidentale, la Germania meridionale e la Svizzera: aree ricche, sia come mercati sia come poli produttivi. La collocazione naturale dà al porto di Venezia un vantaggio competitivo che sta solo ad esso non perdere. E per non perderlo, Venezia deve vincere – e non da sola – almeno cinque sfide.
Le cinque sfide del porto di Venezia
La prima è quella dei porti mediterranei rispetto ai porti del Mar del Nord, da Le Havre ad Amburgo. Sfida nella quale il porto di Venezia deve costruire le necessarie alleanze con tutti i porti che vanno da Valencia, in Spagna, a Costanza, in Romania, sul Mar Nero.
La seconda sfida – parte integrante della prima – è quella dei porti dell'alto Adriatico che devono guadagnarsi il ruolo di multi-porto d’Europa convincendo le navi che entrano in Mediterraneo da Suez a risalire l’Adriatico. Sfida da vincere battendo la concorrenza degli altri multi-porto del Mediterraneo e affrontabile con successo solo sulla base di una stretta alleanza – fatta di cooperazione e competizione – con i porti di Ravenna, di Trieste, di Koper e di Rijeka.
La terza sfida è quella che Venezia può vincere solo assieme all’intera portualità italiana, che ha bisogno di essere messa in condizione di competere con gli altri porti europei sulla base di un quadro normativo all'altezza dei tempi. La quota italiana di transhipment mediterraneo, da mantenere soprattutto con i porti del Mezzogiorno e la quota del mercato europeo finale da conquistare con i multi-porto dell’Alto Tirreno e dell’Alto Adriatico sono la posta in gioco.
La quarta sfida, urgente, che il porto di Venezia può vincere solo assieme ai protagonisti del suo hinterland “naturale” punta a ridare la “sua” base portuale al sistema logistico e produttivo del Nordest e della Lombardia orientale.
La quinta è la sfida, tutta locale, che deve dare al porto – in armonia con lo Stato, la Regione del Veneto, la Provincia di Venezia e i comuni di Venezia, Mira e Cavallino-Treporti – un assetto infrastrutturale ed organizzativo all’altezza delle sfide precedenti.
Un assetto disegnato in coerenza con la politica di salvaguardia di Venezia e della sua laguna, in forme compatibili con una morfologia lagunare da valorizzare, in modi coerenti con la storia passata della “Venezia da mar” e, più recente, di porto anche industriale. Un assetto sostenuto da una efficienza trasportistica e logistica di sistema. Una sfida nella quale coinvolgere attori pubblici, come gli Interporti, a partire da quelli maggiori che gli stanno alle spalle, come Verona, Padova e Bologna, e da coltivare con gli attori privati della produzione, del trasporto e della logistica: quelli che alla fine decidono con le loro scelte della fortuna di ogni porto. Uno sforzo collettivo, dunque. Ma uno sforzo che ha dalla sua l’interesse – mediterraneo, italiano, nordestino e veneto – a poter contare di nuovo sul porto che ha fatto per secoli la fortuna di Venezia, che è all’origine della sua cultura, ma che negli ultimi quarant'anni era stato indotto, o si era rassegnato, a sfruttare solo la sua rendita di posizione: rinsecchendosi in un ruolo comodo, ma poco utile all’Italia, al Veneto, al Nordest.
Mediterraneo versus Northern Range
Il confronto competitivo fra la portualità del Mar del Nord, da Le Havre ad Amburgo, e la portualità mediterranea, da Valencia a Costanza, non è mai stato tanto intenso quanto esercitato senza clamore. Sarebbe un grande errore sottovalutarlo. Perché l'efficienza dei sistemi trasportistici e logistici che hanno come base portuale i porti del Mar del Nord rende oggi contendibili da questi gli stessi mercati – nel nostro caso quelli della pianura padana – un tempo immaginati retroterra naturali dei porti mediterranei. I corridoi europei nord-sud – quello tra Rotterdam e Genova, quello parallelo, da costruire, tra il Nord Adriatico e il Baltico e quello centrale lungo l'asse del Brennero fino a Berlino – sono ovviamente armi a doppio taglio, che al momento aiutano più i porti del Mar del Nord a servire anche i nostri mercati locali piuttosto che aiutare i nostri porti a superare le Alpi. Per contro, ed è questa la novità messa crudamente a nudo dalla crisi, l'inaridirsi delle relazioni transatlantiche con l'America del Nord – non ancora sostituite dalle relazioni con il Brasile, e le altre economie dell'America del sud oltre che dell'Africa occidentale– e la centralità delle relazioni con l'estremo oriente che passano soprattutto per Suez, danno ai porti mediterranei, e quindi anche a quelli italiani del Nord Adriatico e del Nord Tirreno, un vantaggio sui tempi di transito, che si esalterebbe in un mondo che rendesse esplicito l'obiettivo di “decarbonizzare” le catene logistiche. Un vantaggio che potrebbe rovesciare lo scenario e rendere contendibili dai porti mediterranei gli stessi mercati dell'Europa centrale ed occidentale. Il confronto fra l'alimentazione dei mercati europei da nord contro l'alimentazione degli stessi mercati da sud si gioca ogni giorno e su molti tavoli. Significativo è sicuramente quello, in corso, che riguarda la revisione della geografia delle reti transeuropee di trasporto Ten-T ed i pochi soldi europei che verranno destinati a collegare le reti terrestri primarie europee (ferroviaria, stradale e di navigazione interna) ai principali porti europei. Questo tavolo è oggi di fronte al dilemma: investire nell'estensione delle reti trasportistiche e logistiche, già efficienti, che hanno base portuale a Rotterdam, Anversa, Amburgo, Brema o Le Havre per consentire loro di servire anche i mercati dell'Europa orientale e meridionale, o, per contro, investire nell'irrobustire le porte di accesso dal Mediterraneo, attrezzando alcuni dei porti mediterranei a sostenere volumi di traffico in qualche caso di un ordine di grandezza superiore a quelli attuali? Considerazioni relative ai tempi di transito, ai costi dell'energia e all'opportunità di ridurre le emissioni lungo l'intera catena logistica spingerebbero verso questa seconda scelta; le economie di scala e l'efficienza dei sistemi logistici attuali spingerebbero verso la prima.E’ una battaglia che l'Autorità Portuale di Venezia non può vincere da sola, ma che può e deve segnalare al Governo italiano e alla Regione del Veneto e ai propri rappresentanti al Parlamento europeo, perché facciano valere, al momento giusto e nel posto giusto, gli interessi di quella portualità mediterranea alla quale il porto di Venezia si sente di appartenere.
Alto Adriatico nel Mediterraneo
Una battaglia, ed è questo il contenuto della seconda sfida, che ha bisogno di specificarsi sui porti dellAlto Adriatico. Qualora si riuscisse a convincere le navi che entrano da Suez a fermarsi nei porti mediterranei si aprirebbe immediatamente la concorrenza tra un utilizzo dei porti del Mar Nero (il porto di Costanza da solo è arrivato a servire in numero di TEU le stesse quantità dell'intero sistema alto Adriatico), i porti dell'alto Adriatico, i porti dell'alto Tirreno, il porto francese di Marsiglia e quelli spagnoli di Barcellona-Valencia. Concorrenza che il nord Adriatico può vincere solo coalizzando le forze. Esiste dunque un grande spazio – e c’è un gran bisogno – di cooperazione tra i porti dell’alto Adriatico (Ravenna, Venezia, Trieste, Capodistria e Fiume): quella che può far compiere al sistema quel salto di scala che rende ragionevole puntare, a scala europea, su un corridoio Adriatico-Baltico – parallelo al corridoio Genova Rotterdam – proiettato a servizio delle economie emergenti della nuova Europa. Cooperazione che non esclude, anzi, la competizione tra gli scali; ma solo tra scali che si sono prima tutti attrezzati per superare almeno collettivamente quella scala operativa, dai 5 milioni di TEU nel medio periodo ai 10 milioni di TEU nel lungo periodo, necessaria per convincere il grande shipping a risalire l’Adriatico. È un obiettivo che nessuno dei porti di Ravenna, di Venezia, di Trieste, di Capodistria o di Fiume può immaginare di raggiungere da solo. E’ interesse comune che ognuno dei nostri porti punti a superare almeno il limite del milione di TEU, con progetti come quello al quale lavora Capodistria, quello lanciato recentemente per Trieste-Monfalcone e quello che il porto di Venezia sta mettendo a punto. Naturalmente non basta promettere o anche realizzare grandi investimenti infrastrutturali. Occorre colmare, e subito, il ritardo nel coordinamento trasportistico e logistico lungo l’intera catena, coinvolgendo con gli operatori marittimi quelli i che si occupano del trasporto terrestre e della logistica connessa.
È per questo che è stata costituita l'associazione dei porti del Nord Adriatico - N.A.P.A (North Adriatic Port Association) con il compito di creare ogni forma di coordinamento tra i porti stessi. Sul piano promozionale – soprattutto oltre Suez e oltre Gibilterra – e su quello logistico: qui si sta lavorando, con l'aiuto dell'Unione Europea, nella prospettiva di costruire un “Centro logistico comodale” che consenta ad ogni operatore, in piena trasparenza, di scegliere quale, fra gli scali dell’alto Adriatico, può garantire l'offerta e i servizi che meglio rispondono alle sue necessità. Non dobbiamo nasconderci le difficoltà che comporta tale progetto. A partire dal ritardo accumulato nell’armonizzazione legislativa europea delle differenze che regolano porti diversi: quelli italiani, appartenenti ad un paese storicamente membro dell'Europa, quello sloveno, appartenente ad uno Stato di recente adesione all’UE, e quello croato, appartenente ad un paese che si candida ad entrare nell'Europa che verrà. Tutto ciò ci pone di fronte ad uno scenario in cui gli scompensi competitivi possono assumere dimensioni talvolta marcate.Ma proprio per questo dobbiamo agire con pazienza e lealtà reciproca per sviluppare la fase di cooperazione fra i porti dell’alto Adriatico preservando al contempo, fino in fondo, le occasioni di competizione, che sono il volano dell'efficienza del sistema portuale d'Adriatico, da intendersi come un tutto.
Venezia e l’urgenza della riforma portuale
È il continuo confronto tra il regime e le condizioni operative dei porti italiani con quelli sloveni e croati nell'ambito del sistema alto Adriatico che mette in evidenza con urgenza la necessità di porre mano alla riforma della legislazione portuale italiana. Questa Autorità portuale – come ogni altra fra quelle italiane – ha seguito con molta attenzione il lavoro svolto dalla Commissione del Senato e attende oggi dal Ministro indicazioni sul disegno di legge che il Governo ha appena approvato. È una riforma, quella dell'ordinamento portuale italiano, essenziale per liberare energie produttive e organizzative oggi non totalmente espresse per la mancanza di altre riforme –economiche, istituzionali, costituzionali ed elettorali – che ci aspettiamo, come cittadini, di veder prodotte al più presto. Molti sono i temi attesi e trattati dalla riforma portuale in sede di disegno di legge governativo sui quali deve intessersi una discussione serrata e finale nelle sedi della Conferenza Stato-Regioni e in quelle parlamentari: dalla necessaria semplificazione delle procedure per l’approvazione di Piano Regolatore Portuale, alla riformulazione della disciplina in materia di concessioni demaniali di aree e banchine, al coordinamento delle attività dell’Autorità Portuale con quelle dell’ Autorità Marittima, alle attività a terra nell’”ultimo miglio”, alle attività di dragaggio dei fondali, all’affidamento a terzi da parte dell’impresa concessionaria di alcune attività portuali-- tema sul quale Venezia, più di altri porti, è intervenuta con azioni mirate; tutti temi sui quali l’Autorità portuale di Venezia non farà mancare i contributi propri e quelli che definirà tramite Assoporti. Su alcuni temi,però, come quello relativo alla natura e alla autonomia tout court delle Autorità portuali, che il disegno di legge stravolge, o all’allontanamento delle Autorità portuali dalle decisioni sulle tariffe dei servizi tecnico-nautici-- non ci si potrà esimere dal dimostrarne l’incongruenza ed esprimere il dissenso. Ma sono due temi generali “assenti” dal disegno di legge (più uno che riguarda direttamente Venezia) che occorre fin d’ora, anche in questa sede, richiamare all’attenzione di Governo e Parlamento. Il primo tema generale è quello della definitiva applicazione del principio di autonomia finanziaria che consenta ai porti di disporre di un quadro di riferimento certo per le proprie scelte infrastrutturali. Una scelta che, comprendiamo, coraggiosa nelle attuali condizioni di finanza pubblica, ma assolutamente indispensabile per consentire ai porti italiani di contribuire a riavviare la crescita del Sistema Paese. La dotazione di infrastrutture portuali è giustamente considerata dal World Economic Forum come uno dei più importanti indicatori di competitività relativa: oggi l’Italia in questa graduatoria è solamente 84ma!. Una compartecipazione all'IVA (e alle accise) riscossa nei singoli porti e l'obbligo del ricorso al project financing per una quota significativa di ogni investimento diverso da quello delle grandi infrastrutture portuali (escavi e dighe), sono due principi che, se rispettati, produrrebbero una automatica allocazione delle risorse verso i porti più efficienti e/o con maggiori prospettive di sviluppo, contenendo al contempo il rischio di dispersione e spreco di risorse.
Ogni porto infatti si assumerebbe direttamente il rischio di finanziare le proprie infrastrutture dando in garanzia, a copertura dei finanziamenti richiesti, le proprie entrate previste. La compartecipazione all'IVA premierebbe immediatamente i porti con performance più elevate. Introducendo poi la possibilità di coinvolgere partner privati negli investimenti portuali, obbligatoriamente per quelli diversi dalle grandi infrastrutture, si fornirebbe una seconda garanzia di mercato sulla bontà degli investimenti che si vanno (e si andrebbero) ad effettuare. Il secondo tema generale “mancante”, se non presente con indicazioni contraddittorie, è quello del coordinamento “gerarchico” delle attività oggi ricadenti in ogni porto sotto la responsabilità di molti enti: l’autorità portuale, l’autorità marittima – come accade per i servizi tecnico nautici, piloti, rimorchiatori e ormeggiatori, i cui costi sono decisivi per la competitività del singolo scalo – ma anche l'autorità doganale, l’autorità sanitaria e quella ferroviaria (per la parte “pubblica” che FS-RFI continua a svolgere). Il coordinamento fra tutte queste attività oggi non è assicurato né dal mercato né da una catena decisionale normativamente definita. E’solo grazie alla buona volontà di tutti -- ed è quanto posso affermare con certezza per il porto di Venezia-- che è stato, ed è ogni giorno, possibile superare innumerevoli ostacoli “non necessari”. Ma in assenza di un coordinamento formale non si può avere la garanzia di eliminare sovrapposizioni di competenze foriere di ritardi e dispersione di energie. Il tema speciale riguarda il tipo di coordinamento che dovrebbe poi essere riservato dalla legge al Porto di Venezia per le caratteristiche di “porto regolato” che andrà presto assumendo. Il porto di Venezia è da sempre porto che insiste su una laguna raggiungibile solo tramite le tre bocche di Lido, Malamocco e Chioggia; bocche che verranno presto dotate di un sistema di dighe mobili (MoSE) e conche di navigazione, finalizzato a regolare il regime idraulico della laguna ed in grado di proteggere Venezia dalle acque alte.Una situazione tanto peculiare che vedrà il sovrapporsi di più competenze sul traffico marittimo che attraversa le bocche. La gestione dell’accesso nel “porto regolato” deve contemplare sia le esigenze della salvaguardia dal mare, sia quelle di sicurezza della navigazione, sia la miglior funzionalità delle attività portuali utili alle economie internazionali, nazionali e regionali servite dai porti di Venezia e Chioggia.In considerazione di tali peculiarità, il modello di porto giuridicamente da configurare per Venezia (e Chioggia) non può che essere speciale. Appare necessario che sia lo stesso Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, anche in deroga alle norme del codice della navigazione ed alle altre disposizioni di legge in materia, e d’intesa con il Presidente della Regione competente, a provvedere direttamente alla disciplina dei porti ad accesso regolato, ivi compresa l’individuazione delle competenze di Magistrato alle Acque, Autorità Portuale, Capitaneria di Porto e di ogni altro soggetto interessato.
Venezia base portuale del sistema logistico del Nordest
La quarta sfida, mi si consenta, la più affascinante, comporta la ricostruzione di una alleanza tra il porto di Venezia e il suo retroterra naturale: il Veneto, il Nord-Est, la Lombardia orientale, e, traguardando oltre le Alpi, la Germania meridionale e l'Austria.
Ma anche la Francia, quando sarà possibile far correre le merci lungo il corridoio V, attraversando la Torino-Lione; la Svizzera, quando i trafori del Gottardo e del Loetchberg consentiranno di attraversare le Alpi svizzere; l’Ungheria e l’Ucraina, quando il corridoio V sarà completato verso Budapest; e la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Polonia, quando il corridoio 23 Adriatico-Baltico consentirà di andare oltre Vienna. Tuttavia, per restare al di qua delle Alpi e guardare in primis al Veneto e al Nordest, è compito inderogabile del porto di Venezia ridare quanto prima una base portuale e logistica al tessuto economico e produttivo del Nordest, ancora costretto, ma lo è purtroppo da anni, decenni, a cercare la propria base portuale lontano da qui: nei porti del Tirreno se non addirittura nei porti del Mar del Nord.La cruda realtà è che oggi, su 100 TEU prodotti nel Veneto e nel Nordest che debbano imbarcarsi per muoversi verso destinazioni al di là di Gibilterra o Suez, 30 vengono movimentati attraverso i porti liguri e altrettanti, se non di più, attraverso i porti di Rotterdam e Anversa.
L'instradamento di questo volume di merci attraverso il porto di Venezia costituirebbe il più grande contributo all'aumento dell'efficienza produttiva del sistema produttivo veneto, oltre che un contributo a ridurre la congestione del sistema stradale e ferroviario europeo. Ma perché allora, a fronte di tali benefici, il Porto di Venezia non è ancora riuscito a riprendere il suo ruolo naturale, di scalo a servizio del Veneto e del Nordest? La prima risposta è che oggi siamo in un circolo vizioso per il quale Venezia non attrae servizi marittimi adeguati perché non riesce a garantire un raccordo efficiente col suo retroterra; e il retroterra non si rivolge al porto di Venezia perché non ha servizi marittimi adeguati. Occorre, ed è possibile, rompere questo circolo vizioso, trasformarlo in circolo virtuoso. E per farlo occorre che le navi che arrivano a Venezia trovino i treni, le chiatte e i camion pronti a inoltrare la loro merce; e che i treni, i camion e le chiatte che portano merce a Venezia trovino le navi pronte ad imbarcarle tutti i giorni e con regolarità. Questo esige una dimensione di scala che è –in alcuni settori portuali-- di almeno un ordine di grandezza superiore a quella attuale. Gli spazi disponibili a Marghera e una rivoluzione nell’accessibilità nautica con la costruzione di un terminal d'altura con fondali naturali a - 20 metri appena al largo della bocca di Malamocco, consente di garantire questo salto di scala. Ma nella stessa direzione vanno il reinserimento del porto di Venezia fra le origini-destinazioni dei servizi ferroviari regolari verso Milano, verso Monaco di Baviera, verso Vienna, che verranno riproposti tra poche settimane.O, ancora, l'organizzazione e la promozione di nuove linee marittime ro-ro e ro-pax mediterranee, come quella ripristinata per Siria ed Egitto dal prossimo maggio, da collegare – e di questo va dato atto agli sforzi fatti dagli spedizionieri veneziani – all'inoltro veloce delle merci via camion con consegne in Germania, nei paesi scandinavi e nella stessa Inghilterra in tempi competitivi con lo stesso trasporto aereo.O, ancora, la riattivazione (o meglio, l’attivazione) di servizi regolari di trasporto lungo l'asta del canale Fissero-Tartaro-Canal Bianco fino a Mantova e, lungo l'asta del Po, fino a Cremona, con modalità già avviate da poche settimane e promosse dall’Autorità portuale di Venezia attraverso la società Fluviomar. Un servizio che fa di Venezia il solo porto nazionale che può contare in modo regolare e sempre più promettente sulla navigazione interna. Se all’ampliamento dell’offerta di servizi corrisponderà una adeguata domanda, il sistema produttivo del Veneto, del Nord-est e della Lombardia orientale potrà contare su una potente spinta competitiva; e il porto di Venezia su un riacquistato ruolo di punto imprescindibile di interscambio fra la Pianura padana e il mondo.
Il nuovo porto di Venezia: “piazzali a Marghera, banchine in mare”
Ma i destini del porto di Venezia si intrecciano ancora una volta con quelli della laguna e con quelli di Porto Marghera.Le prospettive di rilancio della base portuale di Venezia dipendono come non mai, da un lato, dall’adattamento di aree dismesse dalle industrie petrolchimiche a Marghera allo sviluppo di servizi portuali e logistici e, dall’altro lato, dal miglioramento della sua accessibilità nautica (correggendo la situazione per la quale “il porto di Venezia ha gli spazi, ma non ha i fondali”).Ma altrettanto crucialmente, un sollecito rilancio produttivo ed occupazionale di Marghera passa per una estensione dei servizi portuali e logistici a Marghera; così come la laguna può esser meglio protetta con uno sviluppo portuale basato su un accesso nautico più compatibile con la sua conservazione e valorizzazione.Il tema sensibile del rilancio produttivo ed occupazionale di Marghera parte dall’assunto che, fatto salvo il mantenimento di ogni attività industriale esistente e competitiva, è possibile uscire dall’impasse occupazionale solo evitando una strategia puramente difensiva, di corto respiro, puntando, invece, su nuove attività capaci di stare sul mercato.
In questo senso, parte delle aree dismesse dalle industrie petrolchimiche di Marghera – quelle ubicate all’interno dell’Ambito portuale e in fregio ai canali portuali interni lagunari – possono essere destinate, una volta bonificate e rese riutilizzabili, ad usi portuali e logistici atti a soddisfare l’ingente domanda potenziale proveniente dal retroterra nazionale (ed europeo) del porto di Venezia.Non tutte le aree di Marghera hanno le caratteristiche (facile uso della banchina) per essere riadattate a fini portuali, cosi’ come non tutte le attività industriali che val la pena di mantenere o avviare a Marghera hanno necessità di stare in fregio ai canali. Intelligenza strategica vuole che si destinino le aree alle diverse attività in modo da non perdere alcuna occasione di nuovo sviluppo.Lo sviluppo portuale e logistico, in somma, non può essere la sola via per il rilancio produttivo ed occupazionale di Marghera, ma può dare un contributo reale e immediato.
La Regione del Veneto con il Comune di Venezia, il Comune di Mira e la Provincia di Venezia sapranno sicuramente disegnare quel progetto complessivo ed urgente di rilancio di tutta Marghera. L’Autorità portuale sa di dover collaborare; ed è pronta a farlo per le sue competenze urbanistiche (si ricordi che tutta l’area industriale di Marghera ricade nell’Ambito portuale) e assumendosi la responsabilità di guidare una parte del rilancio con il progetto che oggi qui si delinea.
I “piazzali a Marghera”
Fra questi progetti sono di particolare rilevanza quelli relativi alla realizzazione, in corso, del terminal destinato alle Autostrade del mare (traffici ro-ro e ro-pax) e alle navi passeggeri, quelle troppo grandi per scalare la Marittima, in area ex-Alumix (36 ha) a Venezia-Fusina (con un investimento complessivo di 235 milioni €, dei quali 195 in finanza di progetto) e all’acquisizione in corso delle aree ex-Syndial ed ex-Montefibre (90ha in totale) in fregio al canale industriale ovest da destinare a terminal portuale e logistico. Si tratta di progetti che possono garantire, a regime, un minimo di 300 posti di lavoro in area ex-Alumix e 1000 posti di lavoro in area ex Syndial-ex Montefibre. Obiettivo raggiungibile tanto più presto quanto più presto si darà il via alle attività di bonifica.Cifre occupazionali che potranno essere sensibilmente incrementate qualora si dovesse poter contare sulla possibilità di ridefinizione territoriale della “zona franca” doganale, privilegio attribuito al porto di Venezia assieme ai porti di Trieste, Genova e Napoli, e ancor più degli effetti della nuova accessibilità nautica. Progetti che vanno lungo la strada già percorsa da operatori privati (la società CIA con il connesso Interporto di Venezia, e Transped SpA) con le trasformazioni a fini portuali-logisitici già realizzate di aree ex industriali inutilizzate. Progetti che ci piacerebbe veder estendersi anche su altre delle aree ex-industriali, dismesse e in fregio ai canali portuali attorno alla darsena della Rana. Per la realizzazione del progetto in area ex Syndial ed ex Montefibre l’Autorità portuale sta costituendo Venice Newport SpA con la collaborazione della Regione del Veneto, tramite Veneto Sviluppo SpA, e degli Interporti di Bologna, Padova, Verona e Venezia.
Le “banchine in mare”
Ma lo sviluppo dei servizi portuali e logistici a Venezia-Marghera va collegato al miglioramento della sua accessibilità nautica. Una miglior accessibilità nautica che non si può ragionevolmente ottenere con ulteriori approfondimenti dei canali portuali lagunari, al di là dei limiti fissati dal PRP vigente che risale al 1965. E’ per questo che si è avviato, d’intesa con il Magistrato alle Acque di Venezia, la progettazione e lo sviluppo di un terminal portuale d’altura che riduca drasticamente la necessità di approfondimento dei canali portuali lagunari.L’iniziativa disegna una soluzione che, trasferendo i grandi traffici marittimi (navi petroliere, porta container e porta rinfuse) fuori della laguna con la realizzazione di una piattaforma d’altura capace di utilizzare fondali naturali di -20.00 metri, ottempera al dettato dell’art. 3 lett.l) della legge speciale 798/1984 (allontanamento del traffico petrolifero dalla laguna) e riduce la necessità di adeguamenti infrastrutturali ulteriori rispetto al Piano Regolatore Portuale del 1965 oggi vigente (approfondimento dei canali portuali interni ), così come riduce le modifiche da apportare alla conca di navigazione di Malamocco, da trasformare, secondo il deliberato del Comitato di indirizzo, coordinamento e controllo ex legge speciale 798/84 del 3 aprile 2003, in struttura permanente di accesso al porto di Venezia-Marghera.
L’opera in mare consiste nella realizzazione di una diga foranea su fondali non inferiori ai 20 metri ad una distanza dalla costa di circa 10 miglia, là dove già oggi le navi attendono in rada il turno di entrata al porto di Venezia-Marghera, che consentirà al terminale marino, così protetto, di svolgere tutti i traffici portuali (petrolifero, container e merci alla rinfusa) derivanti dai grandi natanti con pescaggio superiore ai 13 metri, che verranno così tenuti al di fuori della laguna.Un obiettivo “ambientale” che si aggiunge a quelli perseguiti o da perseguire nella bonifica di aree ad ex-vocazione industriale e nell’eliminazione di fanghi pericolosi dalla laguna di Venezia
Il Terminal off-shore avrà una duplice funzione: 1) porto a sé stante, per le operazioni di transhipment (da nave a nave) anche a servizio dei porti di Chioggia e Porto Levante e di inoltro via chiatta di container e merci verso Rovigo e Mantova – lungo il sistema fluviale Fissero-Tartaro-Canal Bianco – e verso Cremona lungo il fiume Po e 2)parte fondamentale della base portuale di Venezia, la sua banchina in acque profonde, in grado di alimentare i terminali terrestri a Marghera per passare da nave a treno o da nave a camion e viceversa il traffico diretto o proveniente dal retroterra. E’ l’unione di queste due funzioni che garantisce le economie di scala, che rende ipotizzabile il ricorso a una partnership pubblico-privata per la realizzazione del terminal d’altura.La convenienza all’investimento –che ha già avuto prime verifiche di massima - si fonda sul fatto che il terminal off-shore a Venezia può contare su economie di scala già sviluppate (capacità di manipolazione di grandi volumi e uso di grandi spazi logistici, anche ottenuti dalla riconversione di Marghera), su di una rete infrastrutturale completa (strada, ferrovia, canale) oltre che sul bilanciamento dei traffici (Venezia, già oggi, agisce da porta di esportazione verso l’Asia delle produzioni manifatturiere del Nord Est e della Lombardia orientale).
Conclusioni
Il disegno della nuova portualità veneziana andrà sottoposta ad analisi e valutazioni più accurate e complesse. L’Autorità portuale è pronta a farlo in tutte le sedi competenti. Non poteva però esser persa questa occasione di presentarlo ad una assemblea tanto qualificata. Questo anche a scapito di un commento più accurato dei risultati raggiunti dal Porto di Venezia nel 2009. Risultati peraltro riassunti nella Relazione Annuale 2009 che vi è stata consegnata. Si tratta di risultati numerosi, complessi, in qualche caso innovativi, dei quali si può andar fieri. Io posso farlo, però, solo dopo aver riconosciuto - come è mio dovere e piacere - la professionalità, l’impegno e l’entusiasmo di tutta la “ciurma” dell’APV e dei tanti operatori che fanno il porto di Venezia. Sono loro i veri protagonisti di una avventura che io ho solo l’onore di guidare.

Il nuovo Porto di Venezia

Iper sceglie Crossgate per la gestione delle relazioni con i fornitori
Gruppo Finiper - realtà di primo piano nel settore della grande distribuzione – ha scelto Crossgate quale partner per la gestione delle proprie relazioni con i fornitori. Con risultati pienamente soddisfacenti: riduzione dei costi collegati allo scambio documentale e un netto miglioramento della qualità delle informazioni trattate con conseguente velocizzazione dei processi di validazione documentale. Gruppo Finiper è una realtà di primo piano nel settore della grande distribuzione. Nel 2008 ha sviluppato circa 73 milioni di scontrini (pari ad altrettante visite clienti), anche grazie alla gestione di 6 piattaforme logistiche di approvvigionamento e la relazione con circa 5.000 fornitori. In questo contesto, appare evidente quanto sia fondamentale l’implementazione a livello IT, e non solo, di idee innovative per un miglioramento della gestione dei processi. Lo sviluppo costante delle relazioni con i fornitori ha reso nel tempo difficoltoso un supporto unicamente affidato all’organizzazione interna del Gruppo Finiper, sia per la quantità di figure da mettere a disposizione sia per la capacità di garantire continuità nel tempo. Allo stesso tempo, l’azienda non riteneva che la modalità tradizionale di affrontare i processi EDI potesse garantire l’evoluzione dei rapporti con i propri partner in una modalità di outsourcing vista l’enorme quantità di flussi scambiati. Il Gruppo, infatti, gestisce giornalmente un numero complessivo di circa 1.200 flussi, comprendendo sia quelli in entrata che in uscita, suddivisi tra ordini, fatture e bolle. L’insieme di questi aspetti spiega la scelta di affidare in outsourcing la gestione dei flussi documentali con i fornitori, con l’obiettivo di ottenere un supporto più specialistico e, allo stesso tempo, meno gravoso dal punto di vista operativo. Prima dell’arrivo di Crossgate, Gruppo Finiper utilizzava la modalità di approccio singolo con i fornitori, la verifica delle singole relazioni e una fase di test, cui faceva seguito una fase di staging, prima di passare in produzione effettiva. Questo processo portava a un eccessivo consumo di energie e risorse per l’approccio con i fornitori, la gestione sistematica dell’attività e la maintenance della gestione. Il management ha quindi deciso di affidarsi a un singolo partner esterno, che fornisse un servizio chiavi in mano in grado di risolvere con un’unica soluzione tutte le problematiche relative all’EDI/B2B.
Gruppo Finiper ha così iniziato la propria collaborazione con Crossgate all’inizio del 2007, puntando sull’approccio di tipo full-service, che integra in una sola struttura tutti i bisogni del Gruppo, ma anche sull’esperienza maturata a livello globale nel mercato EDI e la conoscenza approfondita delle sue dinamiche. Alla fase di primo roll-out è seguita una sorta di attività a step, che ha coinvolto progressivamente una quantità di fornitori scelti in base alla loro dimensione in termini di fatturato e/o di volumi scambiati, arrivando ad attivare entro i prossimi due anni circa 400 fornitori – nazionali e internazionali – per i processi di avvisi di spedizione e consegna fatture. Il tutto con l’obiettivo di incrementare la massa critica sia in termini di numerosità di fornitori che di volumi scambiati. “Durante la fase di implementazione del servizio ci siamo scontrati con il basso tasso di attenzione al servizio EDI che le aziende italiane dimostrano, perdendo un’occasione di crescita in efficienza e tempestività di relazione con i propri interlocutori,” spiega Valerio Cortese, Direttore Sistemi Informativi del Gruppo Finiper.
Sin dal principio Gruppo Finiper ha potuto trarre vantaggio dalla qualità del servizio offerto da Crossgate, che ha permesso di ottenere numerosi benefici. Innanzitutto, una riduzione dei costi per il trattamento documentale, seguita da un miglioramento della qualità delle informazioni trattate con conseguente velocizzazione dei processi di validazione documentale. Non ultimo, il fatto di avere un unico focal point verso i fornitori in riferimento alle problematiche di gestione dei servizi EDI. Grazie a un approccio strutturato nell’avviare le singole relazioni, questo ha permesso un miglioramento della modalità operativa del servizio EDI e ha dato garanzia del trattamento con un servizio che si occupa di tutta la filiera del trattamento della documentazione EDI. Inoltre, la quota di abbattimento dei costi operativi è circa del 40%, nel campo della gestione documentale (che già rappresenta una performance notevole, avendo Gruppo Finiper da tempo automatizzato il trattamento dei documenti cartacei) e per i documenti gestiti attraverso la soluzione EDI di Crossgate.
“In generale, l’approccio al tema EDI richiede lo sviluppo di grandi risorse e di un’organizzazione strutturata. La proposta di Crossgate ci ha consentito di mantenere un profilo aziendale interno non sbilanciato, senza dover modificare in modo sostanziale la nostra organizzazione, ma raggiungendo all’unisono l’obiettivo di incrementare l’adozione dell’EDI,” sottolinea Cortese.

Un 2009 proficuo per l'Interporto di Novara
L’interporto di Novara ha chiuso un 2009 ricco di risultati, a compimento di un triennio di gestione caratterizzato dal completamento di tutte le opere programmate e dal consolidamento societario. Aumento di capitale, finanziamento a valere sulla cosiddetta Legge Obiettivo, consegna e locazione dei magazzini e varo del nuovo ponte sul torrente Terdoppio sono i più importanti successi che il Presidente della Società, Maurizio Comoli e l’amministratore delegato Massimo Pierri hanno illustrato oggi nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede dell’Interporto. “Il 2009 per CIM spa - ha spiegato Comoli - è stato un anno importante. In un clima caratterizzato dall’ incertezza la nostra società ha saputo reagire portando a compimento operazioni complesse. L’aumento di capitale con adeguato sovrapprezzo ha dimostrato ancora una volta la fiducia dei soci nella società e il riconoscimento del suo valore economico intrinseco. Una fiducia ben riposta alla luce dei risultati che l’interporto può oggi presentare. Penso alla felice conclusione dell’iter per l’ottenimento dei 21 milioni di euro assegnati dalla Legge Obiettivo che ha impegnato la struttura per quasi un quinquennio ed ai risultati operativi, nella logistica e nell’intermodalità, che distinguono l’Interporto di Novara nel panorama locale e nazionale”. Anche il bilancio 2009, approvato nei giorni scorsi dal Cda, si è chiuso con un risultato in sensibile miglioramento rispetto sia all’esercizio precedente sia alle previsioni compiute ad esercizio in corso. L’incremento dei ricavi per quasi un milione di euro, pur in presenza di importanti impegni legati alla ultimazione di opere strategiche come il ponte ferroviario sul Terdoppio, ha consentito di ridurre le perdite rispetto al 2008 di oltre 850.000 euro, riducendo la perdita d’esercizio a € 1.546.344; una perdita sui cui incidono in misura rilevante gli interessi passivi in gran parte legati ai finanziamenti bancari accesi dalla Società per sostenere gli investimenti in attesa dei contributi erogati con ritardo rispetto alle previsioni.
“La società - ha precisato Pierri - è stata profondamente ristrutturata dal punto di vista economico/finanziario ed anche nell’organizzazione interna. CIM spa è oggi un organismo solido in grado di far fronte alla gestione di una infrastruttura complessa e rilevante come è divenuto in questi anni l’Interporto di Novara, tra i principali in Italia ed in Europa.” Una società premiata dal mercato, scelta dagli operatori - nazionali ed esteri - per l’intermodalità e per le soluzioni di logistica, e pronta a nuove sfide. La prima e più rilevante è legata alla decisione di installare sulle superfici dei magazzini di proprietà CIM quello che sarà una tra i maggiori impianti fotovoltaici d’Italia. L’accordo sottoscritto proprio pochi minuti prima della conferenza stampa con Antares srl - società di scopo cui partecipano gruppi italiani e tedeschi - prevede la posa di 66.000 mq. di pannelli che genereranno circa 5MWp, un quantità di energia in grado di soddisfare il fabbisogno annuo stimato di oltre 1700 famiglie. L’Interporto si doterà inoltre nei prossimi mesi di nuove aree di sosta attrezzate per i mezzi pesanti in grado di ospitare in sicurezza oltre 60 mezzi pesanti. Infine, sempre tra le novità presentate nel corso della conferenza stampa, è stato inaugurato il nuovo portale internet a servizio dell’Interporto all’indirizzo www.cimspa.it “Queste ultime - ha precisato Pierri - sono le ‘conquiste’ degli ultimi giorni, ma sfide più rilevanti attendono la Società da oggi in avanti. Mi riferisco a ipotesi di sviluppo quali CIM est, CIM nord e CIM Boschetto, rispetto alle quali, sulla base di forti richieste pervenuteci dal mercato, abbiamo già predisposto studi e analisi progettuali.” “Il domani di CIM è ricco di opportunità, la società è pronta ad affrontare ogni percorso - ha concluso il presidente Comoli - ora l’impulso dovrà giungere dai decisori politici a livello sia locale che nazionale. Solo con la condivisione degli obiettivi da parte di tutti sarà possibile iniziare a valutare gli investimenti per il futuro.”

Autotrasporto: Unatras rilancia le tariffe minime?
Prosegue i lavori l’importante tavolo a tre Governo, committenza e autotrasporto. Dopo 4 mesi di lavoro sono sul tavolo le 7 proposte presentate ancora il 20.4 scorso dal sottosegretario Bartolomeo Giachino alle parti su tempi di pagamento, tempi di carico e scarico, gestione dei pallets, corresponsabilità, migliore gradualità delle sanzioni sui tempi di guida e di riposo, azione diretta, contratti di quantità e durata. Queste norme che affrontano problemi del settore e che se approvate miglioreranno la situazione in modo notevole sono state valutate dal tavolo tenutosi il 4 maggio scorso. L’Unatras ha approvato sostanzialmente le prime cinque con la modiifica per quanto riguarda i tempi di carico e scarico dalle 2+2 ore proposta dal Governo ai 4m x tonnellata di Unatras. La novità è il rilancio da parte di Unatras che - a integrazione delle sue proposte del marzo scorso ha chiesto - la reintroduzione dei costi minimi di sicurezza (tariffe?) sui contratti di quantità e durata. A questo rilancio Confetra e Confindustria hanno risposto negativamente. La Fedit ha dichiarato invece di accettare le proposte presentate da Giachino. Piero Luzzati di Confetra ha affermato che la Confederazione nella logica innovativa del tavolo a tre poteva accettare l’onerosità di alcune norme richieste dall’autotrasporto e cui ha dato risposta il Governo solo con la contemporanea dichiarazione di pace sociale per almeno due anni. Più articolata la posizione di Giuseppe Mele di Confindustria che condizionava la disponibilità ad alcuni aggiustamenti sulle prime 5 norme proposte dal sottosegretario Giachino, indisponibile ovviamente sia all’azione diretta che alla reintroduzione delle tariffe (costi minimi).
Tra le associazioni partecipanti al tavolo delle trattative è da segnalare anche Assologistica, la cui posizione è simile a quella di Confetra e Confindustria, prevedendo - fra l’altro - apprezzamento per l'azione del Governo e del sottosegretario Giachino per aver costituito per la prima volta un tavolo con la presenza di tutte le parti interessate, sforzandosi di mediare tra le varie istanze. Anche Assologistica intravede poi la possibilità di arrivare alla condivisione di alcuni aspetti delle trattative in atto, mentre altri sono da modificare; assoluto è invece il “no” dell’associazione capitanata da Nereo Paolo Marcucci alla reintroduzione di tariffe minime, mentre c’è apertura e disponibilità ad accordi di settore.
A fronte del rilancio di Unatras Giachino ha chiesto una settimana di tempo per conferire con il ministro Matteoli in quanto proprio un accordo firmato anche dal ministro nel novembre 2008 le parti avevano concordato di escludere i costi minimi dai contratti scritti. L’interesse del Paese e del mondo dei trasporti come ha affermato ieri il vicepresidente di Confindustria Trevisani è che prevalga la logica del tavolo e che cioè si raggiunga un accordo tra tutti e tre e non solo tra Governo e autotrasporto magari sotto la minaccia del fermo dei tir.

Segnali di ripresa dalla Technology Exhibitions Week
Segnali incoraggianti per l’industria manifatturiera giungono da Fiera Milano, dove dal 4 al 7 maggio si è tenuta la Technology Exhibitions Week, evento che riunisce nelle stesse date e nello stesso luogo tre mostre professionali di primario livello, dedicate all’automazione e microelettronica (Bias), alla potenza fluida (Fluidtrans Compomac) e alle trasmissioni meccaniche e controllo del movimento (Mechanical Power Transmission & Motion Control). La TEW rappresenta così ai massimi livelli della tecnologia componenti e soluzioni che trovano applicazione nei principali settori produttivi: macchine movimento terra, macchine utensili, automotive, food, imballaggio, tessile, chimico e petrolchimico, solo per citare i principali.
In questa occasione Anie-Assoautomazione e Assofluid, le associazioni che rappresentano gli operatori del settore dell’Automazione e della Potenza fluida (oleoidraulica e pneumatica), hanno confermato i segnali di una ripresa economica per la loro filiera. Sono dati rilevanti che riflettono l’andamento dei mercati di sbocco che è, in buona parte, quello dei produttori di macchine utensili e movimento terra, per l’imballaggio e la produzione. Dopo una chiusura fortemente negativa nel 2009, con perdite comprese tra i 40% e il 50% rispetto all’anno precedente, i dati relativi al primo trimestre 2010 riportano un incremento del fatturato a doppia cifra e un miglioramento ancora più apprezzabile degli ordinativi (fonte Assofluid). In particolare, nel settore oleoidraulico, che nel 2009 aveva registrato un calo del fatturato di circa il 50%, complessivamente nel primo trimestre la produzione nazionale è cresciuta del 16% e gli ordini del 117,4%. La pneumatica, reduce dal -39% circa del 2009, registra nel primo trimestre di quest’anno un +44,1% (ordini +68,5%). “Le prospettive per il 2010 - osserva Assofluid - sono sicuramente migliori di quelle dell’anno passato, anche se è difficile pronosticare dei tassi certi di crescita. Comunque i primi tre mesi di quest’anno registrano aumenti sostanziali, ovviamente calcolati partendo dai bassi livelli di inizio 2009. Dai dati attualmente a disposizione si può stimare un deciso incremento della produzione nazionale (trascinata dall’export), sia a livello di fatturato che di ordini, mentre il mercato interno soffre ancora un po’ la situazione congiunturale”. Anche per quanto riguarda gli azionamenti elettrici (convertitori in corrente continua, alternata e servoazionamenti) gli ordinativi e il fatturato sono in netta ripresa, nonostante gli utenti finali non abbiano ancora sfruttato appieno gli sconti all’acquisto di azionamenti previsti per loro in finanziaria e nel recente decreto incentivi di aprile. Il mercato degli azionamenti elettrici è piuttosto rappresentativo dell’andamento dell’intero comparto dell’automazione industriale. Nel 2009 gli azionamenti avevano fatto segnare un -37% , mentre nel primo trimestre 2010 si evidenzia un incremento degli ordini del 20% circa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (fonte Assoautomazione). “L’inizio del 2010 - commenta AssoAutomazione - ha fatto registrare una generale ripresa delle vendite di componenti e sistemi. Sono migliorati in maniera più rilevante i dati relativi ai prodotti di automazione destinati ai produttori di macchine per il packaging, soprattutto nel settore alimentare, nell’industria della plastica e in quella del legno; invece continuano a soffrire i settori legati all’industria‘pesante’ della lavorazione dei metalli e alle macchine utensili.

Hupac: anno di crisi superato con successo
Nel 2009, l'operatore svizzero del trasporto combinato Hupac ha registrato un risultato positivo nonostante il crollo dei trasporti e la flessione del fatturato. Nei primi quattro mesi dell’anno in corso i volumi trasportati si stanno riavvicinando al livello pre-crisi del 2008. Hupac intende fornire il proprio contributo affinché la costituenda società SBB Cargo International possa posizionarsi efficacemente sul mercato anche dopo l’apertura del tunnel di base del Gottardo.
Sviluppo del traffico: leggera ripresa
Nell'anno di crisi 2009 i volumi dei trasporti gestiti da Hupac nella propria rete europea hanno subito un calo del 13,5%, registrando un totale di 607.284 spedizioni stradali. Rispetto all'anno precedente sono andate perdute circa 100.000 spedizioni, in larga parte a causa del calo della domanda dovuto alla congiuntura. È stato possibile scongiurare un massiccio ritrasferimento dei trasporti alla strada grazie a diversi incentivi, tra cui il programma congiunturale dell'Ufficio federale dei trasporti nel segmento del transito alpino attraverso la Svizzera. Attualmente il mercato dei trasporti è in leggera ripresa in tutta Europa, ha affermato Hans-Jörg Bertschi, presidente del Consiglio di Amministrazione di Hupac SA, in occasione della conferenza stampa di bilancio a Zurigo. Il mercato è tuttavia caratterizzato da un'elevata instabilità che continua a mettere in difficoltà la strategia di crescita di Hupac. Intanto, nei primi quattro mesi del 2010 Hupac ha registrato un incremento del traffico del 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel mese di marzo 2010 sono stati toccati per la prima volta i volumi del 2008.
Risultato positivo, investimenti elevati
Grazie ad un energico programma di risanamento, Hupac presenta un risultato finanziario bilanciato per il 2009. A fronte di un calo dei ricavi del Gruppo del 18,2%, i costi netti delle prestazioni fornite sono stati ridotti in misura ancora più marcata, determinando pertanto un incremento dell'utile lordo dell'8,8%. A fine anno Hupac ha perciò ottenuto un utile di CHF 2,8 milioni che equivale approssimativamente al risultato dell'anno precedente. Le misure di risanamento riguardavano l'aumento sistematico dello sfruttamento dei treni, la restituzione dei vagoni ferroviari noleggiati, l’orario di lavoro ridotto e l’esaurimento dei contratti di lavoro a tempo determinato nei terminal, nonché il differimento di investimenti in nuovo materiale rotabile. Anche il cash flow del Gruppo ha registrato uno sviluppo positivo, attestandosi a fine anno a CHF 46,7 milioni (+ 37,8%). Gli investimenti materiali hanno toccato nuovamente livelli elevati con un totale di CHF 55,7 milioni, e riguardavano in particolare la costruzione dell’HTA Hupac Terminal Antwerp entrato in funzione all'inizio del 2010, l'ulteriore potenziamento del terminal di Busto Arsizio-Gallarate e l'acquisto di carri ferroviari.
Infrastrutture per l'ulteriore trasferimento del traffico
In un futuro prossimo, l’economia e il trasporto merci torneranno presumibilmente a crescere al ritmo degli anni passati. La progettazione dell'infrastruttura deve pertanto prevedere già oggi le esigenze del futuro. "Il trend alla Logistica verde rappresenta un'autentica opportunità per il trasporto combinato", ha sottolineato Hans-Jörg Bertschi. Il bilancio positivo della rotaia per quanto riguarda emissioni ed energia sta diventando un argomento sempre più importante per l’industria e le imprese di trasporto. È tuttavia indispensabile pianificare infrastrutture e capacità per il trasporto merci ferroviario che soddisfino le esigenze del mercato. Tra queste rientrano terminal di trasbordo in numerosi agglomerati urbani europei e misure mirate per l'incremento della produttività, quali ad esempio il potenziamento del corridoio nord-sud via Svizzera per lunghezze treni fino a 750 metri, in luogo degli attuali 575 metri. "Se si intende fare sul serio con il trasferimento del traffico nel transito alpino, l'adeguamento del profilo di 4 metri nel corridoio del San Gottardo deve essere messo in cima alla lista delle priorità", evidenzia ulteriormente Bertschi. Il potenziale di trasferimento di gran lunga maggiore si trova infatti nel segmento dei semirimorchi di 4 metri. Affinché con l'apertura del tunnel di base del Gottardo tali trasporti possano essere trasferiti su rotaia, è indispensabile potenziare subito il corridoio del Gottardo. "Senza il corridoio dei 4 metri non è possibile trasferire i trailer da 4 metri", afferma Bertschi. "Se l'adeguamento del profilo verrà realizzato solo con il progetto Ferrovia 2030 o addirittura più avanti, l'effetto di trasferimento creato dal tunnel NTFA potrà essere sfruttato solo con un ritardo di decenni".
Insieme per il futuro di FFS Cargo Un ulteriore pilastro per il trasferimento del traffico è rappresentato dall'apertura dei mercati ferroviari. Mentre in molti paesi il processo di liberalizzazione si trova ancora nella fase iniziale, lungo l'asse nord-sud attraverso la Svizzera vi sono cinque ferrovie cargo in concorrenza tra loro, di cui nessuna assume una posizione di mercato dominante. "Queste condizioni generali positive hanno contribuito in maniera determinante al trasferimento del traffico e devono pertanto essere assolutamente mantenute", sottolinea Bertschi. Sui mercati monopolizzati sussiste invece il rischio che carenze di efficienza vengano compensate da incrementi delle tariffe. In tal modo la ferrovia perderebbe quote di mercato rispetto alla strada. Hupac accoglie pertanto con favore la decisione della FFS di fondare una società affiliata di FFS Cargo indipendente, specializzata nel trasporto merci internazionale, e di sostenere così l'apertura del mercato. "FFS Cargo International offre la prospettiva di viaggiare con treni e macchinisti svizzeri nel traffico merci internazionale anche dopo l'apertura del tunnel di base del Gottardo, ", sostiene Bertschi. La nuova linea di pianura infatti migliorerà notevolmente la posizione competitiva di ferrovie straniere e newcomer, mentre decadrà il vantaggio competitivo di FFS con la sua specializzazione nella trazione montana. "Ci impegniamo affinché la nuova società possa posizionarsi con successo come impresa ferroviaria flessibile e competitiva".
Una rete di innovazioni
Il cammino per uscire dalla crisi passa anche attraverso il potenziamento della rete, spiega il direttore di Hupac, Bernhard Kunz. Nel 2009 sono stati introdotti numerosi nuovi prodotti, tra cui un collegamento tra Taulov e Verona, diversi nuovi collegamenti tra Anversa e Spagna/Portogallo, tra Schwarzheide e Wroclaw in Polonia, nonché tra Budapest e Curtici in Romania. Nell'anno in corso verrà intensificata l'introduzione di nuovi prodotti. Come priorità vi è il segmento dei 4 metri con i collegamenti tra Colonia e Novara, Rotterdam e Verona, ed Anversa e Verona. Tra i nuovi traffici in partenza da Busto Arsizio è da menzionare il collegamento avviato in aprile per Barcellona e lo shuttle in circolazione a partire da maggio per Singen in sostituzione del servizio da Brescia. In Romania va citato il prolungamento del collegamento da Budapest all'area di Bucarest, mentre sono in progettazione ulteriori collegamenti tra Barcellona e Madrid, Duisburg e Taulov, Anversa e Ludwigshafen.

Tecnologie per la sicurezza alimentare in primo piano a Bologna
In un mondo sempre più globalizzato, anche il tema della sicurezza alimentare e delle tecnologie adottate, per dare soluzione alla tutela di ciò che portiamo in tavola, assume grande importanza e richiama forte attenzione, con un impatto non indifferente sulla cultura alimentare moderna. In questo contesto Ipack-Ima Spa, il più importante organizzatore fieristico italiano nel campo della meccanica strumentale per il packaging e il processo (food e non-food) , organizza un simposio di rilevanza internazionale, patrocinato dall’Organizzazione per lo Sviluppo Industriale (Unido) e dal Programma Alimentare Mondiale (Wfp) delle Nazioni Unite, che verrà ospitato presso la Sala Maggiore (ex Galleria d’Arte Moderna) di Bologna Congressi i prossimi 9 e 10 giugno. Saranno presenti delegati da Algeria, Colombia, Tunisia, Egitto e Marocco. Il nutrito programma prevede due intense giornate di seminari, workshop e tavole rotonde con il supporto espositivo di soluzioni tecnologiche d’avanguardia e si pone come uno step importante in vista della rassegna espositiva IPACK-IMA in programma a fieramilano dal 28 febbraio al 3 marzo 2012. L’intento è di monitorare i progressi e le innovazioni tecnologiche che hanno come obiettivo l’incremento della sicurezza del cibo nel segmento che va dalla lavorazione delle materie prime alla vendita del prodotto finito. In linea con questo modo di pensare, Ipack-Ima Spa ha siglato un accordo con Unido per promuovere lo sviluppo tecnologico a garanzia della sicurezza alimentare e contro la fame nel mondo. I lavori del simposio saranno divisi in due sessioni parallele, le prime dedicate a filiere specifiche dell’industria alimentare e le seconde alle aree tecnologiche, precedute da plenary lectures e seguite da tavole rotonde a fine giornata. Il programma si apre con la lecture “Sicurezza Alimentare : i problemi e le soluzioni”, curato dal Prof. Claudio Peri, mentre nella mattinata del secondo giorno si parlerà di “Orientamenti dell’Unione Europea in Materia di Sicurezza dei Materiali a Contatto per alimenti”, curato dalla Prof.ssa Catherine Simoneau, European Commission Head Community Reference Laboratory for Food Contact Materials.“Nella due giorni bolognese – spiega Claudio Peri, professore emerito dell’Università di Milano -si parlerà di rischi connessi a vari aspetti della sicurezza alimentare e persino di problemi riguardanti particolari gruppi di consumatori “a rischio” per allergie ed intolleranze. Si parlerà dei problemi dell’alimentazione nei Paesi in Via di Sviluppo nei quali, accanto a tutti i rischi dell’igiene e della sicurezza, si manifesta drammaticamente quello della insufficienza del cibo, grazie soprattutto alla presenza straordinaria delle Agenzie Unido e Wfp delle Nazioni Unite. Se poi pensiamo che la relazione di chiusura del convegno verterà su “Etica dell’agricoltura e della produzione alimentare”, appare evidente l’ estensione che questo convegno dà del termine “sicurezza” e del suo potenziale impatto in una cultura alimentare moderna e globale”.
L’analisi di filiera toccherà un ampio ventaglio di settori: dall’ortofrutta, con il contributo di Marco Dalla Rosa, professore ordinario di Tecnologie Alimentari all’Università di Bologna e case history aziendali di Bonduelle, Apofruit e Orogel, alla carne e al latte, con l’intervento di Vittorio Dell’Orto, professore ordinario di Nutrizione e Alimentazione Animale dell’Università degli Studi di Milano, e con il contributo delle esperienze di Granarolo, Unipeg, Assalzoo, della Stazione sperimentale per le Industrie delle Conserve Alimentari sul tema delle tecnologie del fresco, e dell’Istituto Spallanzani per le pratiche di autocontrollo nel settore delle carni. Il secondo giorno, attenzione al mondo del “convenience food” con la relazione di Gianni Di Falco di Fit Italia, e i contributi di Auchan Sma, Giubilesi Associati Srl sul tema della sicurezza alimentare nel catering, di Gastronomica Roscio e di Goglio, e al tema dei cereali e derivati con l’intervento di Giuseppe Carlo Lozzia, ordinario di Entomologia Generale e applicata dell’Università degli Studi di Milano e i contributi di Barilla, Bauli Buhler AG, Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura) di Roma e HT Ecosystem.
Sul fronte delle tecnologie, la relazione di Carlo Pompei, ordinario di Tecnologia delle Conserve Alimentari dell’Università degli Studi di Milano, porrà l’attenzione su allergie e intolleranze alimentari, supportato da case history aziendali di Centrale del Latte di Milano, Ferrero, Nestlè Italiana e Plada Industriale. Anche i Paesi in via di sviluppo, saranno punto di dibattito con l’intervento di Claudia Sorlini, Preside della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, e di esponenti di Assofoodtec, delle Nazioni Unite per Unido e Wfp. Il secondo giorno, con l’approfondimento sul rischio igienico e la garanzia della sicurezza troveranno spazio Luciano Piergiovanni, Presidente del gruppo scientifico italiano di Confezionamento Alimentare e ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università degli Studi di Milano, l’Istituto Italiano Imballaggio, che focalizzerà il tema dell’identificazione dei corpi estranei, e l’Associazione Italiana Business Operator – Food Contract Expert sul confezionamento a rischio zero. Bruno Zanoni professore della facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università degli Studi di Firenze, coordinerà il confronto sul tema della rintracciabilità e della prevenzione del rischio, in cui si parlerà di sistemi e applicazioni di rintracciabilità con Farm Computer System, Fit–Italia, Indicod-Ecr e Ruffino. Il primo giorno si concluderà con la tavola rotonda “Filiere corte: quali vantaggi per il consumatore?” - moderatore Luigi Rubinelli, direttore di MarkUp, a cui interverranno l’Azienda Romana Mercati, CSQA Certificazioni, ERSAF - Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste, Gruppo UNES Supermercati e Indicod-ECR e il presidente del comitato scientifico prof.Claudio Peri.
La tavola rotonda del secondo giorno sarà focalizzata sul tema “Sicurezza alimentare, sicurezza percepita”- moderatore Pierluigi Basso, ricercatore e docente di Semiotica e Comunicazione alimentare presso lo IULM di Milano e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e un confronto tra esponenti di Assografici, COOP Italia, Makno & Consulting e Teatro Naturale. Le due giornate dedicate alle Tecnologie per la sicurezza alimentare si concluderanno con l’intervento di Frans W.A. Brom – Head of technology assessment del Rathenau Instituut e co-fondatore dell’European Society for Agricultural and Food Ethics sul tema “ Trust and Trustworthiness. An ethics for the agri-food chain”. INFO: www.ipack-ima.com

Torino: Expo Ferroviaria e Intertunnel scaldano i motori
Quattrocentotrenta espositori da 22 Paesi, 26.000 mq di esposizione, 7.000 visitatori previsti: sono tutti in crescita i dati di EXPO Ferroviaria e INTERtunnel, le più grandi rassegne internazionali in Italia dedicate ai settori della tecnologia ferroviaria e delle gallerie, che tornano al Lingotto Fiere di Torino dall’8 al 10 giugno 2010. L’appuntamento biennale che dal 2004 fa incontrare i leader del settore, italiani e stranieri, presenta il meglio dei prodotti e delle novità tecnologie in un contesto ancora più accattivante grazie all’allestimento di un’area binari che prevede 5 vere sezioni di binario sopra le quali presentare, in un contesto reale, attrezzature, veicoli attrezzature specializzate, sistemi di passaggio a livello e sistemi di elettrificazione. Patrocinate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le manifestazioni sono supportate da Regione Piemonte, Ferrovie dello Stato, GTT Gruppo Torinese Trasporti, CIFI Collegio Ingegneri Ferroviari taliani, SIG Società Italiana Gallerie, ed LTF Lyon Turin Ferroviaire. Ad EXPO Ferroviaria, dedicata alla tecnologia ferroviaria, saranno presenti oltre 350 espositori provenienti da 15 paesi, dei quali il 45% esordisce quest’anno. I grandi nomi sono presenti in tutte le categorie merceologiche, a partire dal materiale rotabile con Siemens, Ansaldo Breda, Alstom, Bombardier. Nomi di prim’ordine anche per gli interni dei veicoli, con la firma del Made Italy Stile Bertone, che espone per la prima volta, accanto agli specialisti di porte e finestre (Gebr Bode, Vapor Europe, Hübner), sedili (Farbo, Fisa) e climatizzazione (Faiveley Transport, Klimat Fer, Autoclima). Nel settore delle tecnologie per il trasporto passeggeri, che include anche sicurezza, informazione e controlli, compaiono big come Thales e Ansaldo STS e le proposte innovative da Amesys (e-ticketing e animazione a bordo), Ermes (comunicazioni audio e video a bordo e a terra), Eyevis (display e monitor ad altissima visualizzazione) e Isoil (micro sensori di velocità). Decisamente nutrito il gruppo di espositori della categoria infrastrutture, che conta 96 aziende e ospita al suo interno l’Area Binari, con 5 vere sezioni di binario allestite nel padiglione 2: una novità voluta dall’organizzatore Mack Brooks Exhibitions per dimostrare ‘dal vivo’ il funzionamento di sistemi normalmente visibili solo in maniera virtuale. Si potranno vedere, tra gli altri, i grandi macchinari di Donelli per la manutenzione dell’infrastruttura, gli impianti di allarme per la sicurezza del personale di manutenzione di Promofer, mentre Satferr, assieme a Bonciani, Bonomi e ITS Group partecipa per la prima volta a EXPO Ferroviaria e presenta la nuova mensola Omnia per progetti di elettrificazione aerea; infine STRAIL porta i suoi sistemi di passaggi a livello in gomma vulcanizzata e nuove proposte per l’isolamento acustico e la riduzione delle vibrazioni. Accanto alla parte fieristica, EXPO Ferroviaria propone un programma di visite tecniche, che comprendono lo stabilimento Alstom di Savigliano e le principali attività di GTT Gruppo Trasporti Torinese: la metropolitana automatica di Torino, la prima in Italia senza conducente a bordo, l’Officina Binari, la tramvia a dentiera Sassi-Superga, l’officina treni di Porta Milano e il Museo Ferroviario. Per la parte convegnistica si segnala la conferenza di due giorni di CIFI, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani su "Manutenzione, innovazione ed accessibilità dell'intera rete ferroviaria". Insieme a EXPO Ferroviaria torna a Torino per la terza volta INTERtunnel, il punto di incontro per i professionisti della galleria, con i grandi nomi della progettazione, costruzione e gestione delle gallerie, cui hanno aderito 80 espositori da 15 paesi. Per il settore ‘costruzione’ ci saranno gli specialisti delle tunnel boring machines, come Robbins e Seli con i modelli compatti di talpe e le soluzioni di materiali InnoTek, la russa Bamtonnelstoy e i suoi complessi progetti di tunnel che combinano traffico su gomma e rotaia, e Mapei con i materiali speciali per l'edilizia. In primo piano il settore sicurezza, elemento di attenzione prioritaria per le gallerie, sia in fase di progettazione che di realizzazione ed esercizio. Numerosi gli operatori stranieri che lavorano al miglioramento della sicurezza presenti ad INTERtunnel 2010, come gli specialisti in protezione e antincendio: Raet e Thermostick Elettrotecnica, per il rilevamento incendi in galleria, Ruskin per il rilevamento ed estrazione di fumo, Hodapp con le porte di sicurezza antincendio, e Norinco Italia, che presenta per la prima volta in Italia, una serie di soluzioni “taglia fuoco” per gallerie. Particolare attenzione è rivolta all’illuminazione, elemento fondamentale per la sicurezza in galleria: dai colossi come BTicino, che espone per la prima volta, alla britannica Tunnel Sensors presenta il suo sistema per evitare gli sbalzi tra luce e buio all’ingresso e all’uscita dei tunnel, all’italiana Forma Illuminazione Tecnica con nuovi led a risparmio energetico, oltre agli altri esperti del settore, come Palazzoli, Grechi Illuminazione e Reverberi Enetec. Più della metà i nuovi espositori, per metà stranieri. Tra questi: la Società del Gres con le tubazioni in gres per microtunnelling e il nuovo prestressing ring che migliora le operazioni di spinta. Per i sistemi di diagnostica delle anomalie geologiche sarà presente, per la prima volta, la tedesca DMT, mentre la finlandese Robit Rocktools propone punte per la perforazione della roccia in acciaio “verde”, riciclabile al 100%. E’ presente, tra gli altri, anche LTF Lyon Turin Ferroviaire, la società responsabile della parte comune italo-francese del futuro collegamento ferroviario tra Torino e Lione, che attualmente sta lavorando anche sul versante italiano della tratta, il cui progetto preliminare è in consegna a fine giugno. Anche per i visitatori di INTERtunnel sono previste le visite tecniche GTT e cicli di seminari, workshop e conferenze sono organizzati in collaborazione con le associazioni del settore AIF – Associazione Imprese Fondazioni, ANISIG- Associazione Nazionale Imprese Specializzate Indagini Geognostiche e SIG Società Italiana Gallerie. Come nelle precedenti edizioni, i visitatori si possono registrare gratuitamente prima della manifestazione sui siti www.intertunnel.com o www.expoferroviaria.com e ricevere il badge per il libero accesso ad entrambi gli eventi. INTERtunnel 2010 e EXPO Ferroviaria 2010 sono organizzate da Mack Brooks Exhibitions, il leader mondiale oltre che nella gestione delle fiere dedicate all’industria del tunnelling e ferroviaria, anche in quelle del settore aeroportuale, tessile, della lavorazione dei metalli e della gestione del traffico.

Assinform: dietro la ripresa, le imprese che investono in IT
Con il vento della ripresa la voglia di innovazione rientra nei budget aziendali per accelerare la crescita: oltre la metà delle medie imprese italiane sta programmando nuovi investimenti in Information Technology. Lo afferma Assinform anticipando in una nota alcuni risultati dell’ indagine congiunturale relativa al primo trimestre di quest’anno, il cui dettaglio verrà illustrato il 24 maggio a Milano in occasione del convegno di presentazione del Rapporto Assinform 2010. L’indagine effettuata presso un campione rappresentativo di imprese associate, che vengono interpellate sull’andamento dei budget delle imprese clienti (dal manifatturiero ai servizi), evidenzia come, a fine marzo, oltre il 55% dei budget comprenda impegni di investimento nello sviluppo di nuovi progetti informatici. “Rispetto al 2009, quando registravamo budget IT in peggioramento per oltre il 70% delle aziende clienti, tanto da far chiudere a fine anno i conti al nostro settore con un pesante – 8,1%, ci troviamo in una prospettiva completamente ribaltata - commenta il presidente di Assinform Paolo Angelucci - dall’indagine emerge chiaramente la volontà da parte di molte imprese italiane di riprendere a investire in IT. Si tratta di un segnale estremamente positivo per l’economia italiana, che rafforza l’attuale fase di ripresa indicata dalle rilevazioni sulla crescita del Pil nel 1° trimestre di quest’anno. Ora per consolidare il trend in salita è fondamentale intervenire con iniziative di natura finanziaria e di politica industriale a sostegno dei progetti di innovazione delle imprese”. Va in questo senso il recente accordo sottoscritto da Assinform con Intesa Sanpaolo e Mediocredito Italiano, che mette a disposizione delle imprese industriali e di servizi che vogliano adottare soluzioni informatiche innovative, un plafond di 1 miliardo di euro tramite specifiche linee di finanziamento a medio-lungo termine, con la caratteristica di finanziare l’ intero progetto, comprese le componenti immateriali. “L’IT, con 26% di capitale umano per unità di prodotto, che lo colloca al primo posto fra i settori industriali per intensità di lavoro e con 30% di addetti laureati che lo rende brain intensive - conclude Angelucci - è un settore fondamentale per lo sviluppo del paese e per questo va fortemente sostenutom, per il duplice valore di motore del cambiamento delle imprese e di crescita dell’ occupazione in particolare qualificata. Da questo punto di vista ci auguriamo che il Governo e le istituzioni non sottovalutino i segnali che arrivano dall’economia reale e intervengano con azioni strategiche per l’innovazione”.

Meccanica varia: si consolida l'indice di fiducia
Pressoché in linea con l’andamento registrato per gli altri settori industriali, anche per la meccanica varia rappresentata da ANIMA, pur in un clima di incertezza dei mercati internazionali, è proseguita nei primi tre mesi 2010 la lenta risalita verso la ripresa: l’indagine congiunturale condotta su un campione di 420 aziende ha confermato un generale miglioramento nell’indice di fiducia, anche se la fase negativa non è superata. Resta ancora notevole la distanza con i livelli produttivi pre-crisi. “Gli ultimi dati trimestrali di inizio 2010 denotano una sostanziale continuità del lieve miglioramento tendenziale in atto – afferma Sandro Bonomi, Presidente ANIMA - Al di là dei dati qualitativi, il dato più importante è la crescita dell'indice di ottimismo degli imprenditori del settore meccanica, in lieve ma costante miglioramento negli ultimi cinque trimestri. Ciò significa che le imprese stanno reagendo positivamente manifestando un cauto ottimismo che va oltre le difficoltà attuali di debolezza della domanda e carenza di finanza. E' l'atteggiamento giusto - nel contempo risultato e aspettativa - per capire e contestualizzare la congiuntura presente, ma anche per affrontare con consapevolezza e determinazione le difficoltà-opportunità da superare e cogliere pur tuttavia ben presenti per chi ha operato o sta operando con prudenza e vigilanza”.
Rispetto al IV trimestre 2009, il 32% delle aziende intervistate ritiene il fatturato aumentato, il 43% invariato, il 25% peggiorato con un saldo ancora positivo (+7) ma notevolmente ridotto rispetto agli ultimi tre mesi 2009 (+24). Anche il confronto con lo stesso trimestre del 2009 evidenzia una situazione ancora incerta in cui le risposte si ripartiscono pressoché uniformemente: 30% miglioramento, 35% stabilità, 35% peggioramento. Da notare tuttavia che il saldo seppure negativo si è dimezzato portandosi da –10 a -5 punti percentuali. Gli ordinativi, proseguendo nel trend del precedente periodo, sono ancora bassi: solo il 14% delle aziende li considera aumentati, mentre per più della metà si mantengono stabili. Il carnet ordini aumenta lievemente rispetto al precedente periodo, passando da 1,94 a 1,99 mesi di lavoro assicurato. Un tasto dolente permane l’occupazione, che sembra aver subito nel primo trimestre un’ulteriore, seppur lieve, contrazione: all’aumento indicato da una esigua percentuale di intervistati (9%) fa da contraltare un 12% di diminuzione. Un segnale ancora rassicurante è costituito dalla quota di aziende che hanno lasciato invariato il numero dei propri dipendenti (79%). Rimane contenuto il livello di investimenti, che riproduce in modo quasi identico il trend evidenziato per il quarto trimestre 2009: 15% in aumento, 74% stabile, 11% in ribasso. Le aziende in questo periodo hanno dedicato i propri investimenti per la maggior parte a ricerca e sviluppo (35%) e formazione (34%). Seguono gli investimenti negli impianti (23%) e nell’internazionalizzazione. Le previsioni per il breve periodo sembrano orientate al rafforzamento del trend di ripresa: nel II trimestre 2010 il 37% delle aziende prefigura un rialzo produttivo, il 52% una situazione stabile, l’11% un calo. Anche le previsioni per il terzo trimestre sono ancora all’insegna di un cauto ottimismo, a riprova di un generale convincimento che la ripresa, seppure rimandata e ostacolata da fattori concomitanti, dovrebbe lentamente consolidarsi.
Passando all’analisi di alcuni settori si evidenzia, per il comparto caldareria, rappresentata in ANIMA dall’Associazione Costruttori Caldareria UCC, che il 16% (il 29% per il mercato italiano) delle aziende partecipanti considera il proprio fatturato in crescita rispetto al IV trimestre 2009 e il 27% ritiene sia aumentato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Per quanto riguarda le previsioni a breve termine, il 24% delle aziende del campione si aspetta un fatturato in crescita nel II trimestre dell’anno.Il 48% delle aziende del valvolame bronzo e ottone, rappresentato dall’Associazione AVR federata in ANIMA, indica un aumento della produttività rispetto al periodo precedente e il 52% un aumento rispetto al I trimestre 2009. Meno buone le previsioni per il secondo trimestre: il saldo fra risposte positive e negative equivale a zero e sembra prevalere la stabilità per il 52% delle aziende. Pressoché stabile (95%) anche occupazione e investimenti (90%). Per quanto invece attiene il valvolame industriale di AVR, anche se in generale le stime relative al primo trimestre sono ancora uniformemente improntate al negativo, si evidenzia un incoraggiante 30% di risposte per un aumento degli investimenti. Le aspettative nel breve periodo sono all’insegna di un’espansione produttiva per il 41% sui mercati esteri e di un ulteriore aumento del fatturato nel totale rispetto al primo trimestre per il 33% delle aziende. Il settore delle pompe, rappresentate in ANIMA da ASSOPOMPE, denuncia un rialzo del fatturato per il 33% dei casi, con saldo negativo di –10 punti percentuali. Molto confortanti le previsioni per il II trimestre 2010, con un 55% di risposte positive per un aumento della produzione e un aumento negli investimenti del 28%. Il 23% delle aziende del comparto serrature di ASSOFERMA, federata ANIMA, indica un’espansione dei livelli produttivi: da rilevare però che sul mercato nazionale la percentuale di risposte positive è raddoppiata (46%). Per il secondo trimestre si prefigura per il 36% delle aziende un aumento di fatturato sui mercati esteri e un 25% sul totale mentre prevale per il 63% degli intervistati la stabilità produttiva.

L’intralogistica sostenibile a CeMAT 2011
Ad Hannover fervono ormai i preparativi per il CeMAT 2011, che si terrà per cinque giorni, dal 2 al 6 maggio 2011, e metterà al centro della sua attenzione prodotti sostenibili e innovativi e soluzioni di sistema complete per i settori del flusso dei materiali e della logistica. “Il settore dell’intralogistica punta sul CeMAT 2011”, afferma Wolfram von Fritsch, presidente del consiglio di amministrazione della Deutsche Messe. All’evento sono attesi circa 1.100 espositori su di una superficie di 80.000 metri quadrati. “La crisi economica dello scorso anno ha fatto registrare al settore pesanti cali di fatturato. Ciononostante noi guardiamo con fiducia al CeMAT 2011. L’economia mondiale comincia lentamente a riprendersi. La logistica, e con essa l’intralogistica, ne trarranno a lungo beneficio”, sostiene von Fritsch, sottolineando il positivo atteggiamento del mercato nei confronti della manifestazione e l’ampia disponibilità a presentarsi in fiera. “Nessuna delle aziende del settore mette in dubbio l’enorme importanza del CeMAT a livello mondiale. Anzi, il settore si aspetta dal salone importanti impulsi per l’economia globale.” Lo slogan del CeMAT 2011 sarà “Sustainability in Intralogistics”. Per effetto dei sempre crescenti costi energetici e delle materie prime, e sullo sfondo dell’attuale dibattito climatico, il tema della sostenibilità rappresenta una grossa sfida per l’intralogistica. “Non intendiamo riferirci al concetto di sostenibilità come a una semplice parola d’ordine che fa tendenza. Noi ci riferiamo al suo significato più proprio come raggiungimento di un punto di equilibrio, come punto di incontro tra esigenze ecologiche, di successo economico e di responsabilità sociale”, dichiara Christoph Beumer, presidente del comitato direttivo del CeMAT, nonché direttore generale e amministratore del gruppo BEUMER di Beckum. Questi tre aspetti sono fondamentali:
- La sostenibilità ecologica pone al centro dell’attenzione la tutela climatica e un approccio rispettoso alle risorse naturali.
- La sostenibilità economica richiede di rapportarsi all’economia in modo tale da offrire una base solida e duratura per il successo delle aziende e allo stesso tempo per il benessere della comunità allargata.
- La sostenibilità sociale persegue invece l’obiettivo di creare, attraverso l’incontro delle forze sociali, una società capace di futuro e nella quale valga la pena di vivere.
L’intralogistica può dare un importante contributo a tutti e tre i momenti. Attraverso l’impiego di prodotti ad efficienza energetica e a risparmio delle risorse, essa può garantire una gestione dell’economia attenta al risparmio dei costi e alla tutela dell’ambiente. Mentre può dimostrare la propria rilevanza sociale soprattutto attraverso l’ottimizzazione dei posti di lavoro.
La struttura espositiva del CeMAT ha già dimostrato la propria validità nelle scorse edizioni. Gli espositori presentano prodotti innovativi, sistemi completi e soluzioni in rete per la logistica interna nell’area scoperta e nei padiglioni 12, 13, 25, 26 e 27. Il CeMAT è una manifestazione di forte profilo internazionale. Circa la metà degli espositori e il 35 per cento dei visitatori sono di provenienza estera. Le aziende espositrici fanno leva su questa piattaforma globale per presentare le loro novità mondiali a un pubblico internazionale. Il programma espositivo comprende impianti completi, sistemi e accessori, trasportatori continui, logistica robotizzata, gru, ponti elevatori, piattaforme aeree, apparecchi di sollevamento, sistemi per il controllo logistico, sistemi di autoidentificazione, software, sistemi e tecniche di stoccaggio, carrelli per trasporti e accessori, sistemi portuali per la movimentazione delle merci, sistemi di evasione degli ordini e di packaging, sistemi di carico, telematica, finanziamenti, immobili per la logistica. Il settore ha saputo impiegare la fase della crisi economica per investire in ricerca e sviluppo. E la sua manifestazione di riferimento ne sarà avvantaggiata a lungo. Gli espositori proporranno numerose novità mondiali e innovazioni, accrescendo così ulteriormente il richiamo del CeMAT come maggiore salone dell’intralogistica a livello mondiale. L’ “Effizienzcluster LogistikRuhr” e l’Istituto Fraunhofer per il Flusso dei Materiali e la Logistica (IML) presenteranno i primi risultati della loro ricerca esclusivamente al CeMAT 2011 nella cornice di una collettiva. La rete “Effizienzcluster LogistikRuhr” ha vinto il concorso per cluster d’eccellenza bandito dal Governo federale. Prende così le mosse quello che è fino ad oggi il maggiore progetto di ricerca sulla logistica, al quale saranno destinati dal Governo tedesco, nei prossimi cinque anni, fondi per un valore di circa 40 milioni di Euro. Questo progetto coinvolge oltre 120 partner. Obiettivo del Cluster dell’Efficienza è favorire lo sviluppo di tecnologie innovative per fare fronte alle sfide del futuro, proponendo ad esempio soluzioni individuali di approvvigionamento delle merci, di mobilità e produzione che richiederanno un buon 25 per cento in meno di investimenti e di risorse rispetto al presente.
Uno degli eventi di maggior richiamo tra le iniziative collaterali del CeMAT sarà sicuramente l’ampliato International CeMAT Forum (ICF), organizzato quest’anno per la prima volta dalla Associazione Federale tedesca per la Logistica (BVL). Nei cinque giorni di fiera esperti di tutto il mondo si confronteranno su soluzioni sostenibili per la logistica. Le luci saranno puntate su USA, Cina, Russia, Brasile e India. Il prossimo anno verrà dato maggiore spazio al tema dei sistemi portuali per la movimentazione delle merci, introdotto in fiera nel 2008. Le tecnologie innovative saranno uno dei fattori decisivi per consentire ai gestori degli impianti portuali l’ottimizzazione dei flussi delle merci via mare e il loro trasporto nell’entroterra. Si attribuisce quindi una sempre maggiore importanza all’automazione della logistica portuale. Le tendenze più attuali del settore saranno prese in esame durante il Forum sui porti che la Deutsche Messe organizzerà in collaborazione con la rivista di settore Schiffahrt und Technik (Trasporti marittimi e sistemi) e con le maggiori associazioni di settore. “Porti di mare e porti interni – Green Logistics per l’economia globalizzata”: questo il tema sul quale si confronteranno gli esperti per promuovere una logistica portuale “verde” capace di favorire lo sviluppo di catene logistiche sostenibili. Al centro del dibattito ci saranno i movimenti tra porti marittimi e hinterland, i trasporti intermodali, il software per i terminal e innovativi sistemi per la movimentazione delle merci. La mostra speciale “Auto-ID e logistica del packaging” illustrerà l’importanza dell’integrazione dei processi di identificazione automatici nella logistica del packaging. Oltre a prendere visione del flusso informativo ininterrotto che ne deriva e dei potenziali di ottimizzazione ad esso collegati in termini di tracciabilità a ritroso, trasparenza dei processi e costi, il visitatore potrà anche farsi un’idea di tutte le possibilità applicative dei nuovi processi, soprattutto nei settori del packaging primario, del packaging per il trasporto, della formazione e sicurezza della unità di carico, della formazione e sicurezza del carico.
La Società Scientifica tedesca per la Logistica Tecnica (WGTL) e l’Associazione dei Costruttori tedeschi di Macchine e Impianti (VDMA) saranno anche il prossimo anno partner del “Campus sull’intralogistica” proposto al CeMAT. Nella cornice di una collettiva verrà illustrato l’innovativo potenziale che nasce dall’incontro tra industria e istituti universitari. La WGTL fornirà informazioni sugli ultimissimi risultati della ricerca nel settore dell’intralogistica sia presso un forum centrale sia presso una serie di conferenze decentrate. Affiancandosi all’iniziativa per le nuove leve TectoYou e al Job & Career Market, il Campus consentirà l’aggiornamento sul settore sia di giovani appassionati di tecnologia sia di qualificati accademici.
Quello dell’intralogistica è un settore high-tech che ha bisogno di addetti dalla formazione eccellente. L’iniziativa TectoYou promuove pertanto per la prima volta al CeMAT percorsi di formazione e corsi di studio mirati di carattere tecnico, interpellando studentesse e studenti degli ultimi anni dell’iter scolastico. Le guide preposte a TectoYou accompagneranno attraverso il CeMAT per un’intera giornata i gruppi di studenti che si saranno iscritti. Programmeranno in anticipo incontri diretti con le aziende, documentandosi dettagliatamente a priori sulle aziende aderenti a TectoYou, sulla loro presenza in fiera e sui loro prodotti. Nel corso di brevi presentazioni o di colloqui con tecnici e tirocinanti, i giovani che parteciperanno all’iniziativa potranno così procurarsi informazioni specifiche di prima mano sulle aziende presenti, accostandosi alle innovative tecnologie del futuro in una atmosfera rigorosamente professionale. TectoYou ha il supporto della VDMA, che vede nel CeMAT, in quanto maggiore rassegna delle tecnologie per il settore, il luogo ideale per favorire il contatto diretto tra i giovani e queste stesse tecnologie. La panoramica sugli ambiti professionali che si offrono ai giovani nell’intralogistica risulterà loro particolarmente accattivante per la sua capacità di apertura all’innovazione e al futuro.
Oltre al CeMAT in Hannover, che è la più importante piattaforma fieristica mondiale per le soluzioni dell’intralogistica, la Deutsche Messe organizza anche altri CeMAT in varie parti del mondo.
Dal 28 settembre al 1° ottobre 2010 si terrà ad esempio la prima edizione di CeMAT RUSSIA a Mosca. All’edizione del debutto, la Deutsche Messe attende circa 100 espositori. Alla manifestazione si sono già iscritti grossi nomi del settore quali Jungheinrich, STILL, SSI Schäfer, Knapp, Stöcklin o viastore. Partner della Deutsche Messe a Mosca è l’ITE Group Plc, un organizzatore fieristico inglese con filiali in undici Paesi che, nella sola Russia, propone ogni anno circa 50 tra esposizioni e conferenze.
Il prossimo CeMAT ASIA, invece, si terrà a Shanghai dal 25 al 28 ottobre 2010. La Deutsche Messe prevede la presenza in fiera di circa 400 espositori su un’area di 25.000 metri quadrati.
Dal 15 al 18 dicembre seguirà il CeMAT INDIA di Mumbai. Con i suoi circa 130 espositori, la manifestazione si è già imposta nel calendario degli appuntamenti fieristici indiani.
Un altro CeMAT, poi, debutterà a San Paolo nell’aprile del 2011. Dal 4 al 7 aprile si svolgerà infatti la prima edizione del CeMAT SOUTH AMERICA.
Mentre il CeMAT di Hannover è senza ombra di dubbio il più importante salone mondiale del settore, le sue edizioni in Cina, India, Russia e Brasile sono manifestazioni di carattere prevalentemente locale. Il loro programma espositivo, però, è in tutto simile a quello della fiera madre e abbraccia quindi sistemi di trasporto e stoccaggio, tecniche di evasione degli ordini e di packaging, sistemi per il flusso dei materiali, tecnologia per lo stoccaggio, attrezzature di magazzino, sistemi di packaging, sistemi di movimentazione, sistemi e software per l’intralogistica, servizi per logistica e outsourcing.

Tecnologie per la sicurezza alimentare a Bologna il 9 e 10 giugno
In un mondo sempre più globalizzato, anche il tema della sicurezza alimentare e delle tecnologie adottate, per dare soluzione alla tutela di ciò che portiamo in tavola, assume grande importanza e richiama forte attenzione, con un impatto non indifferente sulla cultura alimentare moderna. In questo contesto Ipack-Ima Spa, il più importante organizzatore fieristico italiano nel campo della meccanica strumentale per il packaging e il processo (food e non-food) , organizza un simposio di rilevanza internazionale, patrocinato dall’Organizzazione per lo Sviluppo Industriale (Unido) e dal Programma Alimentare Mondiale (Wfp) delle Nazioni Unite, che verrà ospitato presso la Sala Maggiore (ex Galleria d’Arte Moderna) di Bologna Congressi i prossimi 9 e 10 giugno. Saranno presenti delegati da Algeria, Colombia, Tunisia, Egitto e Marocco.Il nutrito programma prevede due intense giornate di seminari, workshop e tavole rotonde con il supporto espositivo di soluzioni tecnologiche d’avanguardia e si pone come uno step importante in vista della rassegna espositiva IPACK-IMA in programma a fieramilano dal 28 febbraio al 3 marzo 2012. L’intento è di monitorare i progressi e le innovazioni tecnologiche che hanno come obiettivo l’incremento della sicurezza del cibo nel segmento che va dalla lavorazione delle materie prime alla vendita del prodotto finito. In linea con questo modo di pensare, Ipack-Ima Spa ha siglato un accordo con Unido per promuovere lo sviluppo tecnologico a garanzia della sicurezza alimentare e contro la fame nel mondo. “Prevenire, ridurre e in molti casi escludere rischi - afferma Guido Corbella, Amministratore Delegato di Ipack-Ima Spa - a tutela della sicurezza del consumatore è oggi possibile grazie all’innovazione tecnologica. Fare network potrà davvero rappresentare una reale opportunità di sviluppo tecnologico nei mercati emergenti. È evidente che una fiera non può influire su problematiche economiche di questa rilevanza, però Ipack-Ima pone tutte le premesse utili a sostenere il mercato
I lavori del simposio saranno divisi in due sessioni parallele, le prime dedicate a filiere specifiche dell’industria alimentare e le seconde alle aree tecnologiche, precedute da plenary lectures e seguite da tavole rotonde a fine giornata.
Il programma si apre con la lecture “Sicurezza Alimentare : i problemi e le soluzioni”, curato dal Prof. Claudio Peri, mentre nella mattinata del secondo giorno si parlerà di “Orientamenti dell’Unione Europea in Materia di Sicurezza dei Materiali a Contatto per alimenti”, curato dalla Prof.ssa Catherine Simoneau, European Commission Head Community Reference Laboratory for Food Contact Materials. “Nella due giorni bolognese – spiega Claudio Peri, professore emerito dell’Università di Milano -si parlerà di rischi connessi a vari aspetti della sicurezza alimentare e persino di problemi riguardanti particolari gruppi di consumatori “a rischio” per allergie ed intolleranze. Si parlerà dei problemi dell’alimentazione nei Paesi in Via di Sviluppo nei quali, accanto a tutti i rischi dell’igiene e della sicurezza, si manifesta drammaticamente quello della insufficienza del cibo, grazie soprattutto alla presenza straordinaria delle Agenzie Unido e Wfp delle Nazioni Unite. Se poi pensiamo che la relazione di chiusura del convegno verterà su “Etica dell’agricoltura e della produzione alimentare”, appare evidente l’ estensione che questo convegno dà del termine “sicurezza” e del suo potenziale impatto in una cultura alimentare moderna e globale”.
L’analisi di filiera toccherà un ampio ventaglio di settori: dall’ortofrutta, con il contributo di Marco Dalla Rosa, professore ordinario di Tecnologie Alimentari all’Università di Bologna e case history aziendali di Bonduelle, Apofruit e Orogel, alla carne e al latte, con l’intervento di Vittorio Dell’Orto, professore ordinario di Nutrizione e Alimentazione Animale dell’Università degli Studi di Milano, e con il contributo delle esperienze di Granarolo, Unipeg, Assalzoo, della Stazione sperimentale per le Industrie delle Conserve Alimentari sul tema delle tecnologie del fresco, e dell’Istituto Spallanzani per le pratiche di autocontrollo nel settore delle carni. Il secondo giorno, attenzione al mondo del “convenience food” con la relazione di Gianni Di Falco di Fit Italia, e i contributi di Auchan Sma, Giubilesi Associati Srl sul tema della sicurezza alimentare nel catering, di Gastronomica Roscio e di Goglio, e al tema dei cereali e derivati con l’intervento di Giuseppe Carlo Lozzia, ordinario di Entomologia Generale e applicata dell’Università degli Studi di Milano e i contributi di Barilla, Bauli Buhler AG, Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura) di Roma e HT Ecosystem. Sul fronte delle tecnologie, la relazione di Carlo Pompei, ordinario di Tecnologia delle Conserve Alimentari dell’Università degli Studi di Milano, porrà l’attenzione su allergie e intolleranze alimentari, supportato da case history aziendali di Centrale del Latte di Milano, Ferrero, Nestlè Italiana e Plada Industriale. Anche i Paesi in via di sviluppo, saranno punto di dibattito con l’intervento di Claudia Sorlini, Preside della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, e di esponenti di Assofoodtec, delle Nazioni Unite per Unido e Wfp. Il secondo giorno, con l’approfondimento sul rischio igienico e la garanzia della sicurezza troveranno spazio Luciano Piergiovanni, Presidente del gruppo scientifico italiano di Confezionamento Alimentare e ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università degli Studi di Milano, l’Istituto Italiano Imballaggio, che focalizzerà il tema dell’identificazione dei corpi estranei, e l’Associazione Italiana Business Operator – Food Contract Expert sul confezionamento a rischio zero. Bruno Zanoni professore della facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università degli Studi di Firenze, coordinerà il confronto sul tema della rintracciabilità e della prevenzione del rischio, in cui si parlerà di sistemi e applicazioni di rintracciabilità con Farm Computer System, Fit–Italia, Indicod-Ecr e Ruffino. Il primo giorno si concluderà con la tavola rotonda “Filiere corte: quali vantaggi per il consumatore?” - moderatore Luigi Rubinelli, direttore di MarkUp, a cui interverranno l’Azienda Romana Mercati, CSQA Certificazioni, ERSAF - Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste, Gruppo UNES Supermercati e Indicod-ECR e il presidente del comitato scientifico prof.Claudio Peri. La tavola rotonda del secondo giorno sarà focalizzata sul tema “Sicurezza alimentare, sicurezza percepita”- moderatore Pierluigi Basso, ricercatore e docente di Semiotica e Comunicazione alimentare presso lo IULM di Milano e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e un confronto tra esponenti di Assografici, COOP Italia, Makno & Consulting e Teatro Naturale. Le due giornate dedicate alle Tecnologie per la sicurezza alimentare si concluderanno con l’intervento di Frans W.A. Brom - Head of technology assessment del Rathenau Instituut e co-fondatore dell’European Society for Agricultural and Food Ethics sul tema “ Trust and Trustworthiness. An ethics for the agri-food chain”.

Autotrasporto: ANITA e FEDIT sul piede di guerra
ANITA e FEDIT dicono no a norme anacronistiche che penalizzano le imprese di autotrasporto. Da oltre quattro mesi le associazioni di autotrasporto e della committenza sono impegnate nella trattativa con il Governo per individuare insieme misure a sostegno del settore. Le diverse posizioni, talvolta, sono state convergenti, tanto da considerare possibile la sottoscrizione di un accordo tra le parti. Nel testo in discussione, invece, oltre all’introduzione di una cosiddetta “tariffa di sicurezza” anche per i contratti scritti, non è contemplata alcuna misura concreta che abbia un impatto positivo sul costo del lavoro che le due Associazioni chiedono da mesi. “Sulle imprese strutturate, che rappresentano la vera forza del sistema economico italiano, gravano costi divenuti ormai inaccettabili. Un autista italiano costa circa 45 mila euro, uno sloveno o rumeno circa 15 mila. Di conseguenza, le nostre imprese non sono più competitive e sono costrette a delocalizzare e a destrutturarsi. Non possiamo permettere che le imprese straniere taglino fuori quelle italiane”: è il grido d’allarme di Eleuterio Arcese, Presidente ANITA. “Il Governo deve intervenire sui fattori che oggi frenano lo sviluppo delle imprese, soffocate da un insostenibile costo del lavoro. La previsione di maggiore rigidità, penso soprattutto agli ulteriori adempimenti burocratici e all’introduzione di una “tariffa di sicurezza” per i contratti scritti, rischia di mettere definitivamente fuori gioco le imprese italiane” dichiara Valter Lannutti, Vice Presidente FEDIT. Pertanto, se nell’accordo tra Committenza, Governo e Associazioni di categoria non saranno previsti interventi concreti tesi alla riduzione del costo del lavoro e alla ristrutturazione delle imprese, ANITA e FEDIT non sottoscriveranno il protocollo. È indispensabile che il Governo lavori ad una proposta che possa essere condivisa e sottoscritta da tutti, evitando il ripetersi di strappi che avrebbero effetti negativi sulle imprese.

Partita la prima autostrada del mare da Venezia per Siria ed Egitto
E’ partira il 20 maggio la prima “autostrada del mare” che unirà Venezia con la Siria ed Egitto su base settimanale, trasportando veicoli rotabili (camion) e passeggeri (anche con auto al seguito) dall’Europa al Medio Oriente e viceversa. Si tratta del primo ed unico servizio settimanale che, per frequenza e ”transit time”, renderà possibile uno sviluppo delle esportazioni e delle importazioni dall’Italia e dall’Europa verso i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che a loro volta - in particolare la Siria - sono punti di transito verso l’Iraq, la Giordania, l’Arabia Saudita e più in generale verso i paesi del Medio Oriente. La società “Visemar Line”, gestore del servizio, nasce da una partnership tra i gruppi veneti Visentini e Tositti, che hanno condiviso il progetto, gli obiettivi e finalità dell’iniziativa promossa dall’Autorità Portuale di Venezia. Tra il 2009 e il 2010 infatti l’Autorità Portuale di Venezia ha compiuto alcune missioni nei due paesi e ha agevolato la firma di due protocolli di intesa alla presenza dei rispettivi Ministri che avevano l’obiettivo di favorire il commercio tra l’Europa e i paesi della sponda sud del Mediterraneo grazie alla regolarità dei traffici merci e allo snellimento delle procedure doganali. La linea infatti si inserisce per prima “green corridor” fortemente voluto dall’Unione Europea, dal Governo Italiano ed Egiziano con l’obiettivo di sviluppare i traffici di prodotti ortofrutticoli tra l’Egitto e l’Europa. Inoltre Ufficio delle Dogane, Ufficio Sanità Marittima, Polizia di Frontiera, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, riuniti in un tavolo tecnico, hanno permesso di trovare con tempestività ogni soluzione che faciliti la messa in servizio della linea vista la compresenza a bordo di passeggeri, alimenti di origine animale, prodotti ortofrutticoli e animali che una volta sbarcati necessitano di differenti procedure di ingresso nel Paese. Grazie a queste garanzie quindi l’imprenditoria veneta, nello specifico rappresentata dall’Armatore Visentini e dal gruppo veneziano Tositti che opera nel settore marittimo e nelle spedizioni internazionali, ha colto l’occasione varando una nave dedicata e costruendo una fitta rete di contatti commerciali che nel giro di poche settimane hanno fatto registrare un grande interesse per l’iniziativa. Un progetto che mette in risalto il valore dell’imprenditoria veneta e che per questo merita il plauso dell’Autorità portuale che auspica possano seguire altre iniziative sulla stessa rotta di questa e che riceveranno il convinto sostegno dell’Autorità Portuale. La “Visemar One” - uscita dai cantieri Visentini a metà aprile è in grado di trasportare alla velocità di 24 nodi 200 camion, 80 autovetture e circa 400 passeggeri nelle 67 cabine che la nave offre. Un duplice vantaggio: il primo quello commerciale, consentirà uno sviluppo dei traffici di merci dall’Europa verso questi paesi e viceversa, con particolare riguardo allo sviluppo delle esportazioni di prodotti ortofrutticoli freschi che, partendo dall’Egitto potranno essere esposti nei vari mercati del nord Italia, della Germania , Svizzera ed Austria in meno di 72 ore. Il secondo, quello sociale, consentirà ai cittadini di nazionalità araba residenti in Nord Italia ed in Europa e ai turisti Europei di raggiungere i paesi con l’autovettura al seguito. Visemar Line inoltre ha annunciato di essere pronto inserire, entro la fine del 2010, una seconda nave che consentirà un raddoppio del servizio ed una partenza bi-settimanale da Venezia, Tartous ed Alessandria. La seconda unità infatti effettuerà un viaggio inverso consentendo di andare e tornare da ciascuno dei porti di sbarco in meno di 3 giorni, un enorme vantaggio sia per le merci (in import e in export) che per i passeggeri. La linea così articolata offre un servizio unico nel suo genere inserendosi in un segmento di marcato del tutto particolare che garantisce infatti un costo inferiore rispetto ai cargo aerei e una velocità superiore rispetto al viaggio effettuato via strada o ferrovia.
Una linea regolare fra i porti di Venezia, Alessandria e Tartous aggiornata nella frequenza – settimanale – e nella modalità di trasporto che, sfruttando la tecnologia del freddo, garantisce lo scambio di prodotti ortofrutticoli freschi come la frutta e la verdura coltivata nel Delta del Nilo e gli agrumi prodotti nelle pianure costiere delle province di Lattakia e Tartous. Potenziale commerciale della linea è molto ampio si può identificare infatti un bacino di 400 mila potenziali passeggeri solo in Europa sommando i cittadini egiziani, giordani e siriani residenti nei paesi dell’UE (90 mila sono i residenti in Italia). A questi si possono aggiungere i passeggeri, perlopiù turisti europei, che vogliono cogliere l’occasione di una crociera veloce per raggiungere il Sud Mediterraneo spostandosi poi nei territori con la loro automobile o camper. Si pensi ad esempio che alla principale frontiera turca di Bab El Hawa (la porta d’accesso da e per l’Europa attraverso tutta l’area balcanica) passano in media 5000 auto private all’anno provenienti da tutti i Paesi dell’Ue. Inoltre i tir che nel 2008 hanno passato la frontiera di Bab El Hawa diretti alla sponda sud del Mediterraneo sono circa 30 mila all’anno. Si tratta di volumi di traffico che, se tolti dalla strada, consentirebbero di ridurre le emissioni di Co2 e di tagliare nettamente i tempi di consegna delle merci ai mercati di destinazione. Al fine di favorire le prenotazioni infine, Visemar Line ha aperto anche un sito web con tutte le informazioni per i potenziali clienti.Nella metà del Quattrocento al massimo splendore della Repubblica di Venezia, in primavera, partivano le “Mude”. Carovane navali che trasportavano merci europee nei mercati del Mediterraneo orientale – il Levante dei Veneziani – da dove caricavano altrettante merci da riportare in Europa. Le mude più importanti erano di sicuro quella d’Egitto che si concludeva ad Alessandria e quella di Siria. Le stesse rotte navali che percorrerà Visemar One e che, anche oggi, mantengono inalterata la valenza strategica dei carichi e delle destinazioni.
Grazie alle Mude, Venezia riuscì a stabilire la propria presenza in tutto il Mediterraneo ed addirittura nella Manica e nel Mare del Nord. Infatti, ove i mercati richiedevano una presenza strutturata – e non affidata alla sola intraprendenza dei mercanti privati – la Serenissima provvedeva a inviare carovane navali – le Mude – affidate a comandanti della Repubblica, incaricati di rappresentarne ufficialmente gli interessi.
A partire dagli anni ’30 del novecento, i collegamenti con l’Egitto erano affidati alla gloriosa Adriatica Navigazione delle autentiche crociere nel Mediterraneo orientale effettuate con navi convenzionali molto confortevoli. Viaggi moderni con le caratteristiche di trasporto misto merci/passeggeri nacquero nel dicembre 1974 quando si unì settimanalmente Venezia - Pireo - Alessandria d’Egitto. La prima fu il cosiddetto “Espresso Cagliari”, un traghetto misto “Roll on – Roll off” cioè provvisto di un sistema di carico dal portellone del garage oggi usuale per i traghetti ma allora salutato come una novità. La nave inoltre era adatta sia al trasporto passeggeri, con mezzi al seguito, sia al trasporto di qualsiasi tipo di merci, gommato o in container, che venivano caricati nella parte alta del garage su appositi carrelli. La stessa nave era stata in seguito - dopo lavori di ammodernamento della sezione alberghiera - ribattezzata “Espresso Egitto” e poteva trasportare 350 passeggeri tutti sistemati in cabine e disponeva di una garage di circa 350 metri lineari. Cessò l’attività al momento della soppressione della linea, nel dicembre1993.

Vivere di solo e-Commerce? IeS, si può!
Una trentacinquenne single che vive con un bambino di tre anni e il loro cane Beck, un computer e un obiettivo: vivere di solo e-Commerce. Sono questi gli ingredienti di “IeS- Italian e-Shopper” un progetto realizzato da CNR Media e patrocinato da Netcomm - Consorzio del Commercio Elettronico Italiano con l’obiettivo di alzare il sipario e scoprire cosa si cela dietro l’e-Commerce.“Da anni portiamo avanti progetti di valorizzazione del Commercio Elettronico attraverso le attività istituzionali del Consorzio e appuntamenti come quello di oggi. Crediamo fortemente in ciò che l’e-Commerce può garantire in termini di risparmio, garanzia, sicurezza e qualità dei prodotti e dei servizi. – ha dichiarato Roberto Liscia, presidente di Netcomm – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano. Oggi l’e-Commerce ha raggiunto un grado di maturità tale da poter sostenere progetti impegnativi come quello che ci propone CNR. Per questo motivo sin da subito ci siamo fatti promotori del progetto, certi del fatto che con questo tipo di comunicazione riusciremo a integrare quella già molto intensa di natura istituzionale e business. Vogliamo fa capire che il commercio elettronico è davvero per tutto e per tutti, quindi quale miglior modo che generare nel pubblico curiosità e, in un certo senso, anche una certa immedesimazione con chi giornalmente si misura nell’acquisto online e lo può descrivere con semplicità e immediatezza? Francesca Sassoli è una giornalista, ma è soprattutto una donna che lavora e gestisce da sola una famiglia.” Francesca Sassoli, giornalista della redazione di CNR, vivrà utilizzando solo ed esclusivamente l’e-Commerce per qualsiasi esigenza di acquisto di prodotti o di servizi: dal cibo, all’abbigliamento, ai libri, all’hi-tech, all’arredo, ai viaggi , alla cosmetica, alle polizze assicurative e così via. Un blog sul web, un diario giornaliero su Epolis, un appuntamento quotidiano su CNR Radio Fm e uno su CNR Tv News, uno spazio riservato nel magazine settimanale, racconteranno e testimonieranno l’attività quotidiana di Francesca. “Sfruttando la comunicazione multicanale e l’interazione tra i mezzi radio, tv, web e stampa a nostra disposizione- ha dichiarato Bruno Sofia, direttore di CNR Media - vogliamo catturare l’attenzione del pubblico attraverso un percorso realistico/giornalistico fino ad oggi mai intrapreso e decisamente forte nel suo genere: affidare a Francesca Sassoli il compito di testimonial attivo del mondo dell’ e-Commerce. La giornalista promuoverà i valori di ogni singola azienda, ci racconterà le sue impressioni e il suo grado di soddisfazione, interagirà con le aziende e si rapporterà con il pubblico, al quale fornirà informazioni e curiosità.” Tra le aziende associate al Consorzio, due hanno abbracciato da subito il progetto mettendosi a disposizione: PayPal e Privalia. “Abbiamo sposato il progetto Italian e-Shopper poiché condividiamo da sempre l’obiettivo di rendere l’e-Commerce accessibile: questa iniziativa aiuterà a comprendere che comprare online è veramente una opportunità alla portata di tutti, non solo qualcosa riservato agli esperti – spiega Elena Antognazza, Marketing Director PayPal Italia - PayPal rende più semplice fare acquisti online perché permette di pagare velocemente e in modo sicuro, senza comunicare il numero di carta di credito o prepagata, oppure scegliendo di usare il proprio conto bancario e sempre con la totale riservatezza dei dati finanziari. Insieme agli altri partner di questo progetto ci proponiamo di portare quest’esperienza vicino alle persone, sciogliere i dubbi e svelare falsi miti, contribuendo così alla diffusione della comodità e convenienza dell’e-Commerce in Italia.”“Italian e-Shopper è il primo innovativo progetto a larga portata ad affrontare l’esperienza e- Commerce in un’ottica Consumer to Consumer in modo completo e interattivo.– ha dichiarato Valentina Visconti, Country Manager Italia di Privalia - Per la prima volta è un consumatore e non un’azienda a raccontare in profondo il mondo dello shopping online nel tentativo di velocizzare il processo evolutivo del consumatore italiano. A conferma dell’importanza acquisita dal web 2.0, siamo orgogliosi di partecipare a un progetto che contempla, al fianco dei media tradizionali, l’utilizzo di strumenti social e di blogging come canali fondamentali di sensibilizzazione. Oggi, chi determina la reputazione e l’immagine di un business non sono più le aziende, bensì i clienti stessi che ogni giorno condividono su Internet idee, contenuti e opinioni. Italian e-Shopper è un progetto in grado di entrare in questo network di persone che parlano e presentare l’e-Commerce come un’opportunità di migliorare la propria vita di tutti i giorni.”
Netcomm - Il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano è stato costituito l’8 settembre 2005, ma le sue origini risalgono agli albori del commercio elettronico in Italia. Non è un caso che, sin dalla costituzione, ha ottenuto il patrocinio di ASSINFORM e della sua Commissione servizi e contenuti multimediali ANEE, attiva su questi temi già dagli anni Novanta. Oggi Netcomm aderisce ad Assinform, parte di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici. Gli obiettivi sono: promuovere le iniziative che possono contribuire alla conoscenza e alla diffusione delle tematiche, dei servizi e delle tecnologie connesse al commercio elettronico. Stimolare la collaborazione delle imprese e degli imprenditori del settore, rappresentandoli nei rapporti con le istituzioni a livello nazionale, comunitario e internazionale. Definire standard di qualità dei servizi offerti dagli operatori e-Commerce. Operare presso i media per una corretta comunicazione. Operare a favore del settore in termini di aspetti legali e fiscali, diritto di autore, sicurezza e tutto quanto faciliti lo sviluppo di un mercato digitale.
CNRmedia
CNR è oggi il marchio del gruppo PRS che identifica informazione aggiornata e tempestiva disponibile su piattaforme multimediali. Con il marchio CNRmedia, il “Brand” CNR completa la propria offerta cross-mediale con la realizzazione di produzioni news e news-entertainment.
PayPal
PayPal è la soluzione più semplice, rapida e sicura per pagare e ricevere pagamenti su Internet, senza condividere i propri dati personali. Con circa 220 milioni di conti nel mondo e un volume di transazioni pari ad oltre 21 miliardi di dollari nel primo trimestre 2010, PayPal è leader mondiale nei pagamenti online. Disponibile in 190 Paesi e territori, PayPal accetta pagamenti in 24 valute e propone ai propri clienti - privati o imprese - soluzioni per vendere e comprare online in modo sicuro. Oggi, più di 200.000 siti nel mondo, di cui la metà in Europa, propongono PayPal come metodo di pagamento. In Italia, più della metà degli acquirenti online è titolare di un conto PayPal: quasi 4 milioni di conti. Per i siti commerciali, PayPal mette a disposizione soluzioni di pagamento flessibili, integrate e altamente sicure per lo sviluppo dell'e-Commerce. In collaborazione con i maggiori player del settore bancario e tecnologico, PayPal intende contribuire all'ottimizzazione e alla sicurezza dei pagamenti online. Fondata nel 1998 a San Josè in California, dove ha la propria sede centrale, dal 2002 PayPal fa parte del gruppo eBay. Nel luglio 2007 PayPal ha ottenuto la licenza ad operare come banca nell'ambito dell'Unione Europea. Per maggiori informazioni: PayPal Media Centre https://paypal-press.it
Privalia è un Club Privato online che organizza, in esclusiva per i suoi soci, campagne vendita di prodotti delle migliori marche di moda, sport, scarpe, orologi, borse e accessori con sconti fino al 70% Già più di 2 milioni di persone si fidano di noi per realizzare i loro acquisti online.

I social media al servizio del business: se ne discute allo SMAU di Bologna
Quello dei social media è un tema ormai all’ordine del giorno: si tratta di strumenti sempre più diffusi ormai anche in Italia, il 44,2% dei nostri connazionali maggiorenni risulta iscritto a Facebook - il più popolare tra questi strumenti - con un incremento del 13,5% rispetto al 2009. Addirittura solo il 7,8% degli over 65 dichiara di non sapere cosa sia Facebook (il 57,2% in meno del 2009) e il 31,1% di loro si è registrata sul social network. Non risultano esserci grosse distinzioni neanche dal punto di vista geografico, infatti è su Facebook il 41,7% dei cittadini del Centro-Sud, il 41,9% dei residenti nelle isole, il 49,5% del Nord-Ovest il e il 39,4% del Nord-Est.1 Il fenomeno, fino ad oggi diffuso prevalentemente per utilizzo all’interno della sfera personale e privata - si è iscritti ai social network per chiacchierare con gli amici o cercare un nuovo flirt, condividere foto di viaggi ed emozioni personali – si appresta ora a far esplodere tutto il potenziale anche nell’ambito business. L’esperienza degli Stati Uniti, sempre un passo davanti a noi quando si parla di nuove tecnologie, ci anticipa quali saranno le tendenze da qui a poco anche nel nostro Paese. Da una recente ricerca condotta fra i marketing manager americani sono emersi infatti dati interessanti riguardo alla percezione dei benefici apportati dai social media nella sfera professionale: al primo posto la visibilità per il proprio business (81%), seguono l’incremento del traffico e degli iscritti (61%), la creazione di nuove partnership (56%), l’aumento e il miglioramento del posizionamento sui motori di ricerca (52%), la creazione di risultati di qualità (48%) la riduzione delle spese di marketing (45%). Per questo Smau - appuntamento in programma il 9 e 10 giugno a BolognaFiere che porterà a casa dei manager e degli imprenditori del territorio e funzionari della Pubblica Amministrazione tutte le ultime novità sulle tecnologie a supporto dell’impresa - lancia l’Arena Marketing Trends, area di punta del progetto Smau Business Roadshow 2010, che ha fatto registrare il tutto esaurito per le prime tre tappe del circuito a Bari, Roma e Padova. Il debutto nel capoluogo dell’Emilia-Romanga vedrà un ciclo di interventi a cura dei massimi esperti in materia di web marketing e advertising on line che racconteranno tutti i segreti per fare business a costi ridotti su Facebook, You Tube, Twitter, Linkedin e il mondo del blogging. All’interno dell’ Arena Marketing Trends i visitatori potranno discutere e confrontarsi con i massimi esperti in materia analizzando le prospettive di sviluppo del proprio business attraverso le nuove frontiere della comunicazione aziendale. In programma una due giorni di incontri non stop, tra gli altri: “2010 marketing trends: opportunità emergenti ed errori da evitare”, a cura di Barbara Bonaventura che individuerà le strategie da adottare e i passi falsi da non commettere utilizzando questi strumenti per cogliere le grandi occasioni poste dal 2010. “Search Marketing: un investimento misurato, dalla pianificazione al ritorno”, a cura di Luigi Sciolti, illustrerà le tattiche e le dinamiche di funzionamento dell’advertising sui motori di ricerca, mentre all’interno del seminario “Idee, emozioni e opportunità business: il potere persuasivo delle Reti Sociali”, Amir Baldissera, illustrerà le caratteristiche delle Reti Sociali e la forza persuasiva che esercitano su di noi. Davide Vasta nell’ambito del workshop “SEO - Ottimizzazione Web per i motori di ricerca” prenderà in considerazione le dinamiche dei motori di ricerca e illustrerà le strategie affinché un sito sia più visibile rispetto ad altri. Sabrina Mossenta di Viadeo, il social network dedicato al mondo professionale, terrà il seminario dal titolo “Fare business 2.0 - Come le realtà locali possono diventare business globali.” Sempre nell’ambito del business territoriale, Luca Bove terrà il seminario “Web Marketing 'locale' con le Google Maps”. Emil Abirascid, giornalista esperto di innovazione e ideatore di Imprese e Start Up, parlerà de “La rete come luogo dove condividere informazioni, esperienze e opportunità di business: il caso del social network Startupbusiness”. Elena Farinelli invece terrà un seminario dal titolo “Facebook non ha ammazzato i blog... e ora c'è pure Twitter! Perchè le aziende devono essere web 2.0?”, in cui darà consigli alle aziende che si sono trovate impreparate davanti all’improvvisa grande diffusione dei social networks. Segnaliamo anche “Arricchire l'esperienza utente integrando fisico e digitale. Architettura dell’informazione e user experience” con Luca Rosati, “Tutti pazzi per... Facebook!” a cura di Sportelli Alessandro, “Spionaggio industriale e tecniche di investigazione nell'informatica moderna”, di Stefano Fratepietro, "Persuasive Marketing: 7 Strategie Operative per Persuadere i Tuoi Clienti," che vedrà protagonisti Filippo Toso e Elena Veronesi. Infine il CSIG terrà un seminario sul tema “Reputation capital sulla Rete: il ruolo dei social media tra opportunità e diritto”, mentre l’associazione BolognaIN curerà l’incontro “Fare business con i social networks. Alcuni casi di studio (e di marketing innovativo) per imparare ad usare LinkedIn, Facebook e Twitter”.

Una piattaforma logistica per il porto di Trieste?
Il progetto per la realizzazione della “Piattaforma Logistica di Trieste” è compreso nel Programma di cui alla Delibera CIPE 121/2001 e nell’Intesa Generale Quadro Governo-Regione Friuli Venezia Giulia. In seguito alla trasmissione del progetto preliminare da parte dell’Autorità Portuale lo stesso è stato approvato, con prescrizioni, con voto n. 356 del 9 luglio 2004 da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e sottoposto al CIPE che lo ha approvato con prescrizioni (delibera n. 99 del 20 dicembre 2004), anche ai fini dell’attestazione di compatibilità ambientale. Con delibera n. 75/2006 del 29 marzo 2006, il CIPE ha assegnato un finanziamento in linea programmatica di 32 milioni di euro. La delibera CIPE prevede altresì la suddivisione del progetto in due stralci funzionale denominati “Opere di I e II stralcio”. Dopo aver completato le procedure ambientali, aver dato esecuzione al piano di caratterizzazione e conseguito la validazione dei risultati analitici, in data 10 luglio 2009 l’Autorità Portuale, con nota n. 8880/P, ha trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti il progetto definitivo dell’intervento. Con nota n. 36085 del 15.09.2009 la Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha indetto la Conferenza dei Servizi in data 1 ottobre 2009 ai sensi dell’art. 166 del D.Lgs. 163/2006. Nel corso della predetta Conferenza sono stati acquisiti i pareri favorevoli, con alcune prescrizioni, da parte degli Enti partecipanti. Il progetto definitivo è stato altresì approvato in linea tecnica ed economica dall’Autorità Portuale con deliberazione n. 405/2009.
L’importo del progetto definitivo di I stralcio, è di € 132.433.922,23, di cui € 117.930.169,08 per lavori e € 14.503.753,15 per somme a disposizione. Il costo dell’intervento differisce da quello riportato nel quadro economico del progetto preliminare approvato dal CIPE con delibera n. 75 del 29 marzo 2006 in quanto comprensivo del maggior costo della bonifica e dei dragaggi “ambientali”.
Il Piano Economico e Finanziario presentato dall’Autorità Portuale per il progetto di I stralcio prevede un contributo della stessa pari a 49,5 milioni derivante dal finanziamento in favore dell’Autorità Portuale di Trieste di cui alla legge 166/2002 che rimane tuttora bloccato e inutilizzabile in assenza della copertura finanziaria perlomeno del primo stralcio, copertura che dipende dalle future decisioni del CIPE.
Poiché il CIPE con delibera n. 75 del 29 marzo 2006 aveva assegnato all’opera un finanziamento di 32 milioni di euro, il totale dei finanziamenti disponibili ammonta a 81,5 milioni di Euro. E’ stato richiesto quale ulteriore contributo al CIPE la somma di € 50,93 milioni di Euro per potere procedere all’appalto dei lavori di I stralcio. Si segnala che la questione è all’attenzione del CIPE ormai dal mese di ottobre 2009.

Geodis Logistics punta sulle risorse umane
Squadra che vince non si cambia, si migliora. È questa la strategia scelta da Geodis Logistics, Divisione logistica italiana del Gruppo Geodis, che ha permesso di arrivare agli attuali numeri aziendali. In Italia, infatti questi non si focalizzano soltanto sul fatturato - ad oggi pari a circa 200 milioni di euro, con oltre 633 mila metri quadrati di superfici coperte - ma pongono l’accento sulle risorse umane: con oltre 370 collaboratori dipendenti e 1700 esterni circa. A conferma di queste decisioni strategiche, a seguito delle acquisizioni di GTL, Sincrolog e recentemente di BSL, Geodis Logistics, come spesso avviene per un necessario riassetto societario, non ha apportato alcun taglio del personale. “L’obiettivo di Geodis Logistics è quello di mantenere integre tutte le peculiarità delle recenti società acquisite - commenta Fabio Mazzariol, direttore risorse umane Geodis - Acquisire una società non vuol dire soltanto acquisire il suo valore contabile, ma anche le competenze e l’energia delle donne e degli uomini che hanno reso concreto tale valore.” Acquisizione di know how e creazione di sinergie. Sono questi i vantaggi che l’incontro di due o più realtà aziendali è in grado di offrire, tuttavia il 3PL non tralascia il vantaggio apportato dal fattore umano. Sono infatti queste importanti risorse a contribuire in modo determinante nelle scelte dei clienti, essi stessi vedono in una stabilità dei rapporti personali, la base per una continuità nei rapporti di lavoro. Per queste ragioni, la strategia di Geodis Logistics è quella di lasciare intatto il più possibile l’assetto organizzativo societario originario. “Integrarsi con esso significa creare valore aggiunto senza per forza dover distruggerne altro: la “ ricchezza delle diversità ” consente un modello strutturalmente flessibile che supporta la complessità della nostra offerta di servizi – continua Mazzariol. In un momento di crisi, dove l’aumento della disoccupazione è una delle più immediate conseguenze, Geodis Logistics non ha smesso di ampliare il proprio organico, non solo attraverso la crescita attraverso le acquisizioni, ma attivando un “Progetto vivaio” attraverso la selezione di giovani talenti che entrano in azienda tramite contratti di stage con il reale obiettivo (reciproco) di sviluppo. È in quest’ottica che Geodis Logistics sta attivando molteplici forme di collaborazione con le università italiane, una per tutti la SDA Bocconi che ha permesso un contatto diretto con gli studenti attraverso il quale è possibile individuare potenziali talenti, a loro volta alla ricerca di una realtà nella quale potersi esprimere. Spesso è prevista una fase di Job rotation al fine di comprendere (e far comprendere) meglio le caratteristiche del dipendente e delle differenti funzioni aziendali. Credere nelle persone significa supportarle nella crescita sia professionalmente che come individuo, acquisendo tecnica e condividendo valori; quei valori che hanno fatto di Geodis uno degli operatori di riferimento della supply chain italiana e mondiale. Questa particolare attenzione alle persone non è riservata esclusivamente alle nuove assunzioni. Il progetto STC (soddisfazione totale collaboratori), dall’anno scorso attivo anche in Italia, contribuirà , in questo delicato momento di crescita per acquisizioni, a costruire un linguaggio comune ed un minimo comun denominatore tra le diverse realtà aziendali. Si è iniziato con il monitorare tramite una survey le opinioni dei dipendenti sulle condizioni di lavoro. I risultati dei sondaggi permetteranno di intervenire, laddove si presenti la necessità, a garantire un ambiente di lavoro condiviso che rappresenti il mezzo migliore per creare nuovi stimoli e migliorarsi professionalmente. Un circolo virtuoso dal quale non possono che trarne beneficio entrambe le parti.

Una Fondazione per la regia del sistema, la chiede il porto di La Spezia
Riparte della proposta lanciata a La Spezia dal presidente dell’Autorità portuale spezzina, Lorenzo Forcieri, il dibattito sulla governance della portualità, nonché sugli assetti logistici di sistema che consentano di imporre una brusca accelerazione alla realizzazione delle infrastrutture strategiche per il Paese. In un convegno che ha visto la partecipazione di alcuni fra i maggiori players della politica e del mercato logistico e trasportistico, Forcieri ha presentato il progetto per la realizzazione di un sistema logistico integrato che abbia il suo punto di riferimento in una Fondazione ad hoc in grado di garantire il coordinamento fra Regioni, Autorità portuali, operatori privati e soggetti finanziari. Forcieri ha quindi chiesto al Governo e alle Regioni interessate, ovvero Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige, di sostenerlo, individuando gli strumenti per garantire certezza e continuità nelle risorse. Forcieri ha anche lanciato un vero e proprio appello alle ferrovie, agli operatori privati e alle banche, perché valutino rapidamente la forza economica di questo progetto. Propellente di questa proposta è la ripresa che il porto di La Spezia sta registrando: più 16% nel primo quadrimestre e un trend in ulteriore conferma testimoniato dal più 26% di aprile. Al convegno significativamente titolato “Il nuovo sistema logistico”, Forcieri ha anche illustrato dati choc sulla perdita di competitività dei porti italiani e di quelli liguri (pur in presenza di una crescita di La Spezia) e l’allargamento del gap nei confronti dei sistemi portuali e logistici del nord Europa. Dal 2000 al 2008 il traffico container europeo è passato da 46 a 87 milioni di teus: la quota del Nord Europa è passata dal 40% al 42%. I porti italiani sono scesi dal 15,2 all’11,9%. Quelli dell’alto Tirreno è precipitato dal 6,5 al 4,7%. Inoltre – secondo i dati scaturiti dalla discussione svoltasi questa mattina – la quota di container “italiani” assorbita dai soli porti di Rotterdam e Amburgo ha superato i 740.000 teus. “Oggi – ha sottolineato Forcieri – è indispensabile un cambio di passo. Lo stesso auspicato dal ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, che ha insistito sulla necessità di attivare nuove risorse per le infrastrutture. Un tema, questo, sul quale il presidente della Commissione Trasporti del Senato, Luigi Grillo ha rivendicato al Parlamento la responsabilità di fare le leggi e quindi di decidere, attraverso anche un accordo bi partizan esistente, forme di autonomia finanziaria che null’altro è che federalismo”.

Tutte le novita’ di Expoferroviaria e Intertunnel di Torino
Si sono aperte questa mattina a Torino le due rassegne EXPO Ferroviaria e INTERtunnel, i due più importanti appuntamenti internazionali dell’industria ferroviaria e delle gallerie. lla cerimonia di inaugurazione hanno preso parte Mario Virano - Commissario di Governo per la Torino Lione, Mauro Moretti - Amministratore Delegato Ferrovie dello Stato, Barbara Bonino - Assessore ai trasporti Regione Piemonte, Gianpiero Fantini - neo Direttore di Metroferro GTT e Stephen Brooks - Presidente di Mack Brooks Exhibition. Nel file allegato novità e anticipazioni sul settore.

Apertura record per EIRE: l’ interesse degli investitori si è concentrato sul mediterraneo
Si è aperta oggi in Fieramilano la sesta edizione di EIRE - Expo Italia Real Estate, l’evento organizzato da Ge.Fi. Spa dedicato al mercato del real estate italiano e dell’area Mediterranea. In allegato comunicato a cura di EIRE con dati aggiornati del settore in Italia e nel mondo. Affluenza record al convegno di apertura dal titolo “Lo sviluppo del real estate nel Mediterraneo”, durante il quale Promos, Agenzia Speciale della Camera di Commercio di Milano, nella persona del Presidente Bruno Ermolli, ha presentato una ricerca (in allegato) sullo sviluppo in Paesi chiave del Mediterraneo come Marocco, Egitto, Turchia, Malta e Montenegro presenti a EIRE con le proprie opportunità di investimento. Ha aperto i lavori Antonio Intiglietta, Presidente di Ge.Fi e sono intervenuti anche il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, Roberto Formigoni, Presidente di Regione Lombardia, Gianpiero C. Cantoni, Presidente di Fonazione Fiera Milano, Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano e Gianni Verga, Assessore alla Casa del Comune di Milano. Affluenza record anche nel pomeriggio quando il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha presentato le linee strategiche della capitale nel convegno “Roma 2020: la nascita di una città sostenibile”, tra cui la valorizzazione e trasformazione di alcuni compendi militari a seguito del Protocollo d’intesa siglato dal comune con il Ministero della Difesa.

Tecnologie per la sicurezza alimentare a convegno
Istituzioni internazionali, imprese e mondo dell’Università si sono incontrati a Bologna, il 9 e il 10 giugno, per discutere sul tema della sicurezza alimentare e delle tecnologie adottate per dare soluzione alla tutela di ciò che giunge in tavola, nelle società avanzate come nei Paesi in via di sviluppo. Un argomento che in un mondo sempre più globalizzato assume grande importanza e al quale Ipack-Ima SpA, il più importante organizzatore fieristico italiano nel campo della meccanica strumentale per il packaging e il processo (food e non-food), ha voluto dedicare questo simposio, patrocinato dall’Organizzazione per lo Sviluppo Industriale (Unido) e dal Programma Alimentare Mondiale (Wfp) delle Nazioni Unite. Il simposio ha sancito il primato delle aziende italiane del settore del processo, confezionamento e imballaggio, importante ingranaggio della filiera agroalimentare nazionale, e le ha poste come punto di riferimento a livello internazionale per le innovative tecnologie volte e migliorare la sicurezza e la conservazione dei cibi. “Sono fiero di aver radunato a questo convegno – ha spiegato l’amministratore delegato di Ipack-Ima, Guido Corbella – il meglio della realtà accademica italiana in tema alimentare, cui siamo riusciti ad affiancare prestigiose aziende in un contesto di grande respiro internazionale che vede la presenza dell’Onu e di diverse rappresentanze diplomatiche. La realizzazione del vademecum “Integrated Risk Management nei processi e nelle filiere alimentari”, steso dal Professor Claudio Peri, rappresenta poi la nostra tangibile volontà di costruire attorno al tema della sicurezza alimentare una grande attenzione.” A fianco di Corbella, ad animare la nutrita due giorni di simposio, caratterizzata da plenary lecture, convegni e tavole rotonde, gli esponenti delle Nazioni Unite Diana Battaggia, direttore italiano Unido, e Federico Bonini, direttore generale del Comitato Italiano Wfp, oltre all’importante presenza di Giandomenico Auricchio, presidente di Federalimentare. Fra gli ospiti d’onore, gli ambasciatori di Capo Verde, dello Zimbabwe, oltre ai delegati di Algeria, Colombia, Tunisia, Egitto, Marocco, Mozambico, Senegal e Kenya. “Federalimentare rappresenta – ha sottolineato Auricchio – l’intera realtà industriale italiana nel settore che, grazie a questo simposio, può far conoscere gli enormi progressi realizzati per la sicurezza alimentare, oltre che dare dimostrazione degli ingenti investimenti posti in essere: 2 miliardi di euro, il 15% degli addetti impegnati su questo fronte, un miliardo di autocontrolli all’anno, ai quali si sommano i 750 mila ancora poco coordinati, ma assolutamente necessari e ben accetti, controlli da parte delle autorità competenti.” Appassionato l’intervento di Claudio Peri, professore emerito dell’Università di Milano, Presidente del Centro Studi per la Qualità dell’Accademia dei Georgofili di Firenze e autentica anima ispiratrice del comitato scientifico del simposio. “La tecnologia alimentare e i suoi progressi – ha ribadito Peri – sono stati determinanti nel garantire negli ultimi decenni un progressivo miglioramento del livello igienico e della sicurezza dei cibi, con una netta diminuzione delle tossinfezioni e di malattie endemiche nei Paesi sviluppati. Questa evoluzione però non si è ancora avuta in larghissime regioni arretrate del pianeta, dove più di un miliardo di persone soffrono di carenze alimentari e 200 milioni, in prevalenza bambini, sono tuttora condannati a morire per carenza di cibo. Solo l’evoluzione delle tecniche di produzione, di conservazione e di trasformazione degli alimenti può risolvere il doppio problema della food security (sicurezza del cibo) e della food safety (disponibilità di cibi sani). Anche per questo il simposio cui abbiamo dato vita ha voluto unire insieme studiosi, aziende, organizzazioni Onu e diplomazie.” Fame nel mondo tema caldo dunque e filone più volte rievocato nel corso delle sessioni di approfondimento del convegno, “testimonianza - come ha tenuto a sottolineare l’ambasciatore italiano presso le Agenzie delle Nazioni Unite a Roma, Pietro Sebastiani – della peculiare cultura e tradizione italiana nel sostegno e nell’aiuto alle aree povere della terra”. Non è più sufficiente, è stato convenuto in sintesi, affrontare il problema della carenza di cibo nei Paesi arretrati pensando al mero aspetto della produzione agricola. Occorre concentrarsi anche su tutti gli altri anelli della filiera che portano i raccolti a divenire prodotti finiti pronti al trasporto, allo stoccaggio, alla distribuzione, al consumo. La sfida oggi è quella di riuscire a realizzare filiere di ridotte dimensioni e il più corte possibile nelle zone depresse del mondo, trasformando velocemente i frutti della terra in prodotti secchi come farine, pasta, biscotti, in grado di essere facilmente e igienicamente conservati e distribuiti alle popolazioni bisognose. In questo campo alta resta l’attenzione dell’Unione Europea sul packaging, volta a garantire ai consumatori un cibo protetto e informazioni chiare su provenienza, contenuto e contenitore, come ha rimarcato Catherine Simoneau, responsabile del Community Reference Laboratory for Food Contact Materials della Commissione Europea, il cui lavoro si sta concentrando nel migliorare e standardizzare il metodo di controllo sotto il profilo scientifico per poi tradurli in norme di legge comunitarie capaci di essere poi fatte proprie anche dalle Nazioni in via di sviluppo. A fianco però di ricerche scientifiche e implementazioni legislative, deve trovare spazio, in modo trasversale e profondo, anche il profilo etico sugli alimenti, intesi non solo come nutrimento, ma anche come elemento centrale di una società, correlato a doppio filo a storie e tradizioni di una comunità, con risvolti che toccano simboli condivisi e fedi religiose. La responsabilità sociale di impresa assume in questo contesto un ruolo da protagonista, come ha avuto modo di spiegare Frans W.A.Brom, responsabile del Tecnology Assessment at Rathenau Institut e co-fondatore dell’European Society for Agricultural and Food Ethics. “Le aziende devono concentrarsi su una positiva comunicazione riguardo la loro affidabilità per guadagnarsi la fiducia del consumatore nel tempo. Quando si vendono cibi, si vendono emozioni, ma occorre essere onesti e leali. La fiducia si conquista lentamente con il tempo, ma si perde in un attimo quando si scatenano le crisi alimentari come accaduto per la diossina nei cibi e in mille altre situazioni.” I lavori del simposio sono stati arricchiti, a latere delle sessioni convegnistiche, da interessanti tavole rotonde con confronti serrati sui temi caldi sviluppati nelle relazioni.“Il simposio sulla Sicurezza Alimentare – ha dichiarato a conclusione della due giorni bolognese Guido Corbella – ha segnato un successo straordinario sia per l’altissima qualità dei relatori presenti, sia per la partecipazione qualificata e nutrita del pubblico e ci proietta da protagonisti all’appuntamento con IPACK-IMA a fieramilano nel 2012 e all’Expo 2015.”

Integratori alimentari: agli italiani piacciono sempre di più
Gli italiani ricorrono all’integrazione alimentare in modo più ampio rispetto al passato: lo confermano i recentissimi risultati di una ricerca demoscopica commissionata da AIIPA - l’Associazione Italiana Industrie Alimentari - ad Astra Ricerche su un campione rappresentativo della popolazione italiana nella fascia d’età 18-35 anni. Attualmente oltre un terzo degli intervistati afferma di far uso regolarmente di integratori alimentari; il profilo del consumatore-tipo di questo tipo di prodotti si conferma essere quello di un consumatore colto, con una prevalenza di adulti 45-54 anni e di senior 55-69 anni con uno stile alimentare buono o addirittura ottimo e uno stile di vita avanzato. A differenza di quanto comunemente si immagina, è quindi il consumatore più evoluto e che ricerca uno stile alimentare più adeguato e sano quello che meglio conosce il ruolo e i benefici dell’integrazione alimentare. Negli ultimi quattro anni si è assistito a un aumento dei consumi: infatti se nel 2006, anno della precedente rilevazione AIIPA, solo il 30% degli intervistati ne avevano consumati nel triennio precedente, oggi invece il numero di coloro che affermano di aver integrato la propria dieta è più che raddoppiato. Questo rappresenta un elemento significativo nell’ambito di un più ampio trend di crescita globale dell’integrazione alimentare in senso lato, che include, oltre agli integratori alimentari propriamente detti, anche gli alimenti addizionati e quelli funzionali. E’ lievemente aumentata la conoscenza dell’integrazione alimentare rispetto al passato; le categorie maggiormente conosciute sono gli integratori a base di vitamine (88,5%), sali minerali (77,2%), integratori a base di fibre (59,6%), integratori di probiotici (39,7%), integratori a base di erbe e loro estratti (37,5%). E’ particolarmente interessante il giudizio ambivalente degli intervistati sulle proprie abitudini alimentari: da una parte, quasi otto italiani su dieci ritengono nel complesso di mangiare e bere in modo sano ed equilibrato; dall’altro affermano però di consumare in modo non adeguato carboidrati (67,5%), fibre (59,2%), proteine (58,9%), vitamine (55,0%), sali minerali (44,3%), cibi integrali (33,5%). La corretta alimentazione rappresenta un’esigenza fortemente sentita: alla domanda relativa a quali aspetti della vita hanno bisogno di essere “integrati”, perché presenti in misura insufficiente o addirittura perché non presenti del tutto, un intervistato su quattro risponde proprio la corretta alimentazione. Rispondono così soprattutto gli over cinquantacinquenni, prevalentemente in Emilia Romagna e nelle zone urbano metropolitane, singles o separati, divorziati, vedovi. Oltre alla corretta alimentazione, i nostri connazionali mettono al primo posto la necessità di un’”integrazione” di reddito, di viaggi e di vacanze, di attività fisica, di serenità, di lavoro e relazioni sociali, di risparmi. Tale prospettiva si inquadra nel più ampio quadro di un bilancio esistenziale degli italiani che appare fortemente diverso rispetto al quadriennio precedente: in effetti, la crisi economico-sociale – aggravatasi dall’autunno 2008 - ha reso assai più forti da un lato i bisogni materiali (reddito, risparmi, occupazione) e, dall’altro lato, ha rafforzato le tendenze ‘privatistiche’, auto-referenziali e anche egoistiche, diminuendo l’enfasi sull’altruismo, sulla solidarietà, sulla responsabilità sociale dei nostri connazionali.“Questa ricerca rappresenta un rinnovato impegno di AIIPA sul fronte della corretta informazione al consumatore” - afferma Anna Paonessa, responsabile dell’Area Integratori Alimentari dell’Associazione. “Abbiamo intrapreso questo impegno da diversi anni, che si è concretizzato nella realizzazione di due Libri Bianchi sul comparto, in collaborazione con i più autorevoli rappresentanti della comunità scientifica, nel sito informativo http://www.integratoriebenessere.it e nella continua attività di informazione/educazione al consumatore”. “Ci auguriamo che le evidenze emerse da tale ricerca possano stimolare un ulteriore momento di riflessione sul ruolo e il significato che l’integrazione alimentare ha assunto oggi, anche alla luce della complesso scenario delineatosi con l’applicazione del Regolamento Europeo Claims” - conclude Anna Paonessa.

Dal 30.6 disponibili voucher del Fondo For.Te. Come visualizzare i corsi Consulman
Consulman è stata accreditata dal Fondo For.Te. come ente erogatore di corsi di formazione per le imprese aderenti al Fondo. Il Fondo For.Te., nell'ambito dell'Avviso 1/2010, mette a disposizione dei voucher per il finanziamento di iniziative di formazione individuale. A partire dalle ore 8:00 del 30 giugno 2010, le imprese interessate e aderenti al Fondo potranno presentare richiesta dei voucher direttamente sulla piattaforma di For.te. (www.fondoforte.it), nella quale è possibile consultare il catalogo dei corsi.
Per visualizzare i corsi erogati da Consulman:
accedere al seguente link
selezionare "Consulman SpA" nel menu a tendina "Ente erogatore"
selezionare le aree tematiche d'interesse e lanciare la ricerca
Per adesioni o ulteriori informazioni contattare:
Dott. Gianni Arolfo - 011/3081711 - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Fedespedi riunita a Milano in assemblea
In apertura dei lavori dell’assemblea annuale di Fedespedi, dopo il discorso introduttivo del presidente della Federazione Piero Lazzeri, è stato presentato uno studio del prof. Fabrizio Dallari sui flussi logistici milanesi. Un fatturato generato pari a 6,5 miliardi di euro (di cui 1,3 miliardi di valore aggiunto) corrispondente al 30% del fatturato logistico nazionale. E ancora, 1.500 imprese di servizi logistici di cui il 60% nella sola provincia di Milano e circa il 30% del totale nazionale degli spazi in uso agli operatori logistici. Sono questi alcuni dei numeri della Regione Logistica Milanese (province di Milano, Bergamo, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, Varese, Como, e, oltre i confini amministrativi, Novara e Piacenza), emersi dallo studio realizzato dal Prof. Fabrizio Dallari - Direttore del Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università LIUC di Castellanza - presentato questa mattina in occasione dell’Assemblea Generale 2010 di Fedespedi - Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali tenutasi a Milano presso il Museo Diocesano. Più in particolare lo studio, riguardante il mondo dell’offerta dei servizi logistici su scala internazionale, ha evidenziato come la Regione Logistica Milanese sia il crocevia più importante del sistema italiano delle relazioni economiche internazionali, connettendo attraverso i principali gateway europei, il Nord Italia con i più importanti mercati mondiali. L’indagine, voluta dalla CCIAA di Milano e realizzata da Globus et Locus - associazione fondata nel 1997 da Piero Bassetti con l’obiettivo di promuovere delle problematiche legate alla dialettica tra globale e locale, ha riguardato il quadro dell’offerta dei “servizi logistici”, la dotazione infrastrutturale e i nodi logistici e la caratterizzazione dei flussi logistici internazionali. Per quanto riguarda la dotazione di strutture logistiche oltre il 90% delle superfici si concentra entro un raggio di 45 km dal centro di Milano (338 magazzini di operatori che offrono servizi logistici in conto terzi, 34 centri di distribuzione di beni di largo consumo e 16 piattaforme intermodali). Dal punto di vista della caratterizzazione dei flussi l’indagine, realizzata su un campione significativo di “orchestratori” (questo il nome degli operatori logistici in virtù del loro ruolo di coordinamento tra i vari soggetti coinvolti in una spedizione internazionale) ha evidenziato Il ruolo centrale dell’hub Malpensa come gateway per l’air cargo (62%) e del sistema dei porti liguri per il trasporto merci marittimo (Genova 38%, La Spezia 26%). La misurazione e la rappresentazione dei flussi logistici internazionali che insistono sulla Regione Logistica Milanese è stato il punto di partenza della sessione pubblica dell’Assemblea Fedespedi 2010 (“Per un nuovo piano della Logistica: il modello virtuoso della Lombardia può diventare il modello Italia?”) focalizzata quest’anno sul tema della logistica quale strumento per accrescere la competitività del sistema paese. Tra gli intervenuti oggi in Assemblea, oltre a Bartolomeo Giachino - Sottosegretario Ministero Infrastrutture e Trasporti -, Rocco Giordano - Presidente Comitato Scientifico Consulta Generale per l’Autotrasporto e la Logistica -, Fausto Forti - Presidente di Confetra - e Fabrizio Dallari - Direttore del Centro di Ricerca sulla Logistica dell’ Università LIUC di Castellanza. Nel corso dell’Assemblea Piero Lazzeri - Presidente di Fedespedi - ha richiesto al Governo una particolare attenzione al tema delle regole e dell’efficienza dei servizi nella stesura del nuovo Piano Generale della Logistica, strumento fondamentale per accrescere la competitività del sistema paese e attrarre nuovi flussi di traffico merci. Al centro della relazione del Presidente Piero Lazzeri l’importanza delle attività logistiche per la valorizzazione dell’intero sistema paese, oggi penalizzato nei confronti dei competitors internazionali oltre che per la carenza di infrastrutture, soprattutto di tipo connettivo tra i principali porti di valenza internazionale e i retro porti e i mercati di destino, anche per la scarsa attenzione riposta al tema dei servizi e delle regole, determinante per il rilancio del Sistema Logistico del nostro Paese e, con esso, la ripresa economica attesa. L’importanza della logistica è stata riconosciuta in molti paesi europei: è il caso dell’Olanda, dove il 17% del PIL nazionale è generato dalle attività logistiche svolte nella sola area di Rotterdam, o della Germania, dove il settore della logistica, che da solo assorbe il 10% dell’occupazione complessiva del Paese, è il terzo settore più importante dell’economia tedesca (dopo l’automobile e l’elettronica), con un giro d’affari annuo superiore ai 200 miliardi di euro (in Italia, secondo l’istituto specializzato Fraunhofer Alt di Norimberga, lo scorso anno il giro d’affari della logistica è stato pari a 90 miliardi di euro). Il nuovo Piano Generale della Logistica, nella prospettiva degli spedizionieri, dovrà essere un documento composito contenente le istanze di tutte le realtà imprenditoriali del comparto, con interventi calibrati non solo nel settore delle infrastrutture ma anche in quello delle regole e dei servizi. L’obiettivo, ripreso dagli spedizionieri e in più occasioni già evidenziato dal Sottosegretario Bartolomeo Giachino, deve essere pertanto quello di consentire al settore logistico di poter contribuire dello 0,5% sul tasso di crescita del PIL in dieci anni, con una quota aggiuntiva di circa 7 miliardi di euro. “L’Europa va a due velocità - ha affermato Piero Lazzeri - Presidente di Fedespedi - non solo perché negli altri paesi sono state compiute scelte di investimento prima che in Italia, ma forse anche perché in altri Paesi europei le normative in vigore sono interpretate più in senso business oriented”. “La mancanza di consapevolezza negli ultimi venti anni di quello che sarebbe stato o poteva essere il ruolo delle attività logistiche nel nostro Paese - ha proseguito Piero Lazzeri, presidente di Fedespedi - ha fatto sì che l’Italia oggi soffra di un gap culturale - prima ancora che infrastrutturale - nel settore che ne ha depotenziato fortemente le immense possibilità di sviluppo”. “Quello che la categoria degli spedizionieri chiede - ha concluso Piero Lazzeri - è una maggiore attenzione all’efficienza dei servizi e alle regole, temi fortemente condizionanti la capacità delle nostre imprese di rimanere sul mercato e di poter competere con i nostri competitors internazionali”.

QUID Innovation Italy lancia l'Osservatorio
Wise Media propone l'Osservatorio QUID, il nuovo canale mediatico creato per i membri della community, il cui scopo è stimolare il confronto sui temi dell’innovazione guidata dall’ICT nella realtà italiana. Oltre a interviste, approfondimenti e white paper, il sito QUID mette a disposizione una serie di case study di progetti innovativi e di applicazioni dell’identificazione automatica che coinvolgono primarie aziende italiane e straniere. Sono questi i progetti che QUID Innovation Italy mira a far decollare nell’ambito della nostra community: verranno fatti conoscere mediante newsletter e illustrati ai partecipanti degli Incontri Informali del Percorso QUID. Coinvolgendo le principali aziende attive in Italia nell’ammodernamento del sistema Paese tramite le scelte tecnologiche più intelligenti, QUID Innovation Italy è di fatto la prima iniziativa creata per far nascere progetti innovativi guidati dall'ICT, catalizzando contatti altamente selezionati in un ambiente ideale per l'avvio dei processi di technology sourcing. Articolato in un percorso di incontri informali durante l’anno e in un appuntamento cardine a novembre, QUID Innovation Italy si rivolge alla community con un format multicanale che informa, coinvolge e supporta i reali decisori che possono avviare questi progetti. Quattro anni fa QUID Innovation Italy venne creato in seno all’ID WORLD International Congress con l’obiettivo di ricalcarne le tappe di crescita e di successo. L’iniziativa ha portato a una significativa crescita del segmento italiano della community, sia in termini di peso decisionale sia per quanto riguarda i contenuti con cui può oggi contribuire al tavolo dell’innovazione. "A valle di dieci anni di esperienza sul versante internazionale di ID WORLD - dice Dario Tortora, responsabile dell'Osservatorio - sono molto lieto di scendere in campo nell’ambito di QUID Innovation Italy con questa nuova responsabilità. Sarà interessante mettere in relazione i versanti della proposta e della fruizione delle tecnologie ICT – in particolare dei sistemi di identificazione automatica – con stimoli di discussione e approfondimento. I miei ringraziamenti vanno oggi alle aziende e agli end-user che hanno già scelto di lavorare con noi in vista del lancio dell’Osservatorio QUID, nonché
a Ingenico Italia, il primo sponsor intervenuto a sostegno di questa iniziativa. Il nostro lavoro andrà a beneficio di quanti desiderino confrontare il proprio punto di vista sul ruolo delle tecnologie informatiche a supporto dell’innovazione nella propria funzione di manager e, più in generale, di protagonista del cambiamento". Info: www.qu-id.it/osservatorio.htm
Si allega modulo di richiesta informazioni.

NETWORK MILANO - Morfologia dei flussi logistici internazionali
E’ questo il titolo del libro a firma Fabrizio Dallari e Sergio Curi. Il volume riporta la sintesi di una ricerca sul tema della “Misurazione dei flussi logistici di Milano” realizzata da Globus et Locus su iniziativa della Camera di Commercio di Milano. Un gruppo di lavoro multidisciplinare, composto da esperti di logistica, economisti, sociologi, geografi, ha lavorato alla definizione di una nuova mappa concettuale, punto di partenza per la misurazione dell’attività logistica e di trasporto svolta all’interno della Regione Logistica Milanese (RLM). Il presupposto alla base della ricerca è che la logistica sia non solo uno dei settori maggiormente influenzati dalle trasformazioni dell’economia, ma anche una chiave di lettura per comprendere Milano e il suo ruolo nel contesto dell’economia globale Nessuna città d’Italia, infatti, è crocevia di reti internazionali complesse quanto Milano, sede di risorse intangibili immerse in un ambiente di saperi taciti, di conoscenze non formalizzate, difficilmente riproducibili e trasmissibili. Ma la logistica di Milano non è un fatto del territorio milanese: è certamente milanese, ma si realizza anche e soprattutto fuori dal suo territorio. L’economia milanese si incontra con l’economia delle reti che è essenzialmente trans-territoriale. L’area milanese, ossia la “Regione Logistica Milanese”, è indubbiamente teatro di grandi flussi di origine e destinazione del trasporto merci e di ancor maggiori flussi di merci in transito, ma non è questa la ragione per la quale a Milano si concentrano le funzioni di comando, le quali non sono interessate all’organizzazione fisica dei flussi, compito che lasciano volentieri agli operativi per il perseguimento di economie di scala. Le funzioni di comando riguardano piuttosto altri aspetti, di tipo strategico, commerciale e finanziario. Milano dunque non è il centro del comando operativo, questo sì disperso e frammentato lungo i siti di concentrazione della logistica, ma il nodo centrale di una rete, il “network Milano”, dove si addensano saperi gestionali-organizzativi, ossia quell’insieme di aziende, uomini, know-how definiti nel libro come “orchestratori”. Studiare “Milano in un spazio globale di flussi” non rappresenta per questi motivi un’impresa di facile attuazione, pur essendo la logistica una delle prime grandi tematiche influenzate dalla trasformazione dell’economia in chiave glocale. La logistica però permette di capire il processo di superamento dei tradizionali confini territoriali, sostituiti da un complesso sistema di relazioni materiali e immateriali che definiscono nel tempo la posizione gerarchico-funzionale di un territorio rispetto agli altri. Definito l’ambito spaziale di riferimento, la ricerca presentata in questo libro ha perseguito il proprio obiettivo di migliorare la conoscenza, l’informazione e la metrologia della logistica di Milano attraverso la mappatura degli operatori logistici, la quantificazione dei flussi di merci che hanno come punto di origine, destinazione o transito Milano e, infine, la valorizzazione delle attività logistiche connesse ai flussi internazionali svolte nella RLM dagli “orchestratori”. Non a caso, osservando la localizzazione delle imprese intervistate, si nota come le “sedi” in cui sono presenti le funzioni direzionali tendano a concentrarsi all’interno dell’area metropolitana, mentre le “unità locali”, che svolgono invece attività operative, si distribuiscono sul territorio, secondo scelte localizzative che dipendono da un complesso di valutazioni coerenti con il modello di business dell’operatore e il suo mercato di riferimento. In definitiva, grazie a questa ricerca, Milano può disporre di un’analisi aggiornata sulla struttura e morfologia del settore della logistica e mettere a disposizione degli operatori del settore, del sistema industriale e del commercio, un quadro aggiornato del sistema logistico della RLM e un set di variabili utili a valutare il posizionamento della global city - region milanese nel mondo dell’economia globale.

Cresce la passione degli italiani per gli integratori alimentari
Gli italiani che acquistano integratori alimentari a base di vitamine, fibre, sali minerali, probiotici ed estratti di erbe continuano a crescere di numero. È quanto emerge da una ricerca commissionata dall’Associazione italiana industrie alimentari (Aiipa) ed effettuata da Astra Ricerche su un campione di 33,4 milioni di persone rappresentativo della popolazione italiana fra i 25 e i 64 anni. Più di un terzo degli intervistati afferma di far uso regolarmente di integratori. Il consumatore tipo è colto, consapevole e informato sia su come alimentarsi correttamente che su quale tipo di integratori acquistare, con una prevalenza di adulti dai 45 ai 69 anni. Cresce anche il numero di coloro che dichiarano di aver assunto integratori almeno una volta nell’ultimo triennio: se nel corso della rilevazione di quattro anni fa era il 30% degli intervistati, oggi il numero è più che raddoppiato. Complessivamente sono 26 milioni gli italiani che acquistano integratori, anche se molti non in maniera regolare, e in prevalenza si tratta di donne, ultra 34enni, laureati, residenti in Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Umbria e Marche. Tra le tipologie di integratori maggiormente conosciute spiccano i prodotti a base di vitamine (89%), sali minerali (77%), fibre (60%), probiotici (40%), erbe e loro estratti (38%). I consumatori attuali e futuri degli integratori alimentari sono, assai più della media, connotati da stili di vita e alimentari più moderni, informati ed equilibrati: a differenza di quanto comunemente si immagina, è quindi il consumatore più evoluto e con lo stile alimentare più adeguato e sano quello che meglio conosce il ruolo e i benefici dell’integrazione alimentare. E’ buona od ottima in generale l’immagine sociale degli integratori alimentari: sono considerati sicuri e controllati, pur se è forte la domanda di una loro presentazione più seria e scientifica. Rilevante è anche la percezione del loro contributo alla prevenzione di problemi connessi sia allo stile di vita alimentare sia all’invecchiamento. In particolare, molti italiani che conoscono gli integratori ritengono che può certamente essere utile il loro utilizzo se si ha un’alimentazione povera di certi sali, vitamine, fibre, o a causa di una dieta, o si praticano sport e attività fisica; quando ci si sente deboli, esauriti, astenici o convalescenti. Il quadro complessivo dell’intera popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni è in sintesi il seguente: un settimo non sa affatto cosa sono gli integratori; il 37 per cento non li ha mai consumati e ne dà una valutazione prevalentemente scettica per quanto attiene alla loro utilità; il 19 per cento ne dà un giudizio ottimo e si prepara a consumarli nel prossimo futuro; il 29 per cento ne è ora consumatore largamente soddisfatto. La crescita del mercato impone, in misura ancora maggiore, un bisogno di informazioni chiare e trasparenti. Questi ultimi anni hanno visto la posa di alcune pietre miliari a salvaguardia della sicurezza del consumatore: Bruno Scarpa, Dirigente Medico del Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria, nutrizione e sicurezza degli alimenti del Ministero della Salute sottolinea a questo proposito i punti chiave della direttiva europea 2002/46/CE e del suo recente recepimento in Italia con il DLG 169/2004, nata con lo scopo sia di assicurare un elevato livello di tutela della salute pubblica, sia una circolazione libera di questi prodotti all’interno dell’Unione Europea, con la garanzia di un’etichettatura adeguata e appropriata.
In allegato sintesi della ricerca.

Integroup a Zeroemission Rome (7-9 settembre)
L’Intergroup, piattaforma logistica distributiva, del Network dei Porti di Roma e del Lazio, parteciperà all’evento di riferimento per le aziende ed operatori interessati allo sviluppo delle energie rinnovabili “ZEROEMISSION ROME”, giunto alla sesta edizione. La manifestazione, avrà luogo presso il quartiere espositivo della Fiera di Roma, situato a poca distanza dall'aeroporto internazionale "Leonardo da Vinci" e ben servito anche da ferrovia, trasporti pubblici ed autostrade, dal 7 al 9 settembre prossimi. Diversi i settori e saloni dedicati all’elettricità dal vento; mercato dei crediti di carbonio; CCS (Carbon Capture and Storage); tecnologie fotovoltaiche; impianti solari a concentrazione e tecnologie per la loro produzione; fonti rinnovabili agricole; tecnologie e industria dei biocarburanti liquidi sostenibili. In contemporanea, l’Intergroup parteciperà alla “EOLICA EXPO MEDITERRANEAN 2010”, l’evento internazionale italiano leader del settore dell’energia eolica. L’edizione 2009, pur in un contesto di crisi internazionale, ha visto la partecipazione di oltre 200 aziende (+30% rispetto al 2008) e il raddoppio della superficie espositiva, oltre a un forte incremento di presenze di subfornitori dell’industria manifatturiera, aziende di servizi e produttori di macchine mini eoliche. Giunto all’8° edizione, EOLICA EXPO MEDITERRANEAN torna a Roma dal 7 al 9 settembre 2010, per posizionarsi al meglio nel calendario fieristico internazionale e consolidare la sua posizione di eccellenza per numero di visitatori ed espositori (di cui il 40% esteri), che la vede collocata al terzo posto in Europa, al quinto a livello mondiale e al primo per quanto riguarda l’area del Mediterraneo. Anche nel 2010, EOLICA EXPO MEDITERRANEAN sarà uno degli eventi principali di ZEROEMISSION ROME, la grande manifestazione dedicata alle energie rinnovabili nel Mediterraneo, che nel 2009 ha registrato complessivamente 25.400 visitatori (erano stati 18.000 nel 2008), 400 espositori (contro i 300 del 2008), una superficie espositiva di 30.000 metri quadri, (+30% rispetto all’edizione precedente), 56 sessioni congressuali, a cui sono intervenuti 377 relatori. ZEROEMISSION ROME 2010, dopo l’apertura il 7 settembre con EOLICA EXPO MEDITERRANEAN, continuerà con i seguenti saloni, che si svolgeranno dall'8 al 10 settembre: PV ROME MEDITERRANEAN (tecnologie fotovoltaiche); CSP EXPO SOLAR TECH (solare a concentrazione), CO2 EXPO (mercato dei crediti di carbonio), CCS EXPO (cattura di CO2), ECOHOUSE (risparmio energetico), GEOENERGY EXPO (energia geotermica). L’Intergroup potrà presentare ai partecipanti i risultati ottenuti e l’esperienza maturata in questi anni nella movimentazione dei mulini eolici presso lo Scalo Commerciale di Gaeta “S. D’Acquisto” ed il Porto di Civitavecchia. L’Azienda Pontina ha seguito e segue tutte le complesse fasi di scarico e posizionamento della delicata impiantistica, attraverso l’INTERMINAL, terminal operator della piattaforma logistica Intergroup, che si è assicurata diverse commesse di prestigio in concorrenza con i maggiori porti nazionali. Le operazioni sui due porti del medio Tirreno richiedono l’impiego, perfettamente sincronizzato, di gru portuali da 63, 100, 200 tonnellate, di automezzi per il trasferimento di componenti per trasporti eccezionali e dell’altissima professionalità dei gruisti e personale specializzato del Gruppo. L’Intergroup, quindi, movimenta pezzi di torre e componenti di mulini eolici, realizzati da società leader del settore, che una volta a terra sono assemblati e trasferiti su mezzi speciali. Un risultato importante per Intergroup e soprattutto per lo Scalo Commerciale di Gaeta in un ottica di differenziazioni dei traffici, obiettivo finalizzato anche ad accrescere l’offerta e soddisfare di conseguenza le richieste del mercato globale. Proprio durante l’edizione di quest’anno, che si svolge su quattro padiglioni, pari ad una superficie espositiva di oltre 30.000 metri quadri, l’Intergroup andrà quindi a far parte del nutrito gruppo di espositori, più di 400. L’Azienda pontina è una realtà consolidata sui territori dove opera e rappresenta oggi una piattaforma intermodale di logistica distributiva, leader nel settore della movimentazione, stoccaggio ed imballaggio merci con oltre 23 anni d’esperienza e con ben 4 sedi operative: Civitavecchia (RM), Gaeta (LT), Formia (LT) e Sessa Aurunca (CE). L’Intergroup, ad oggi, è presente nei principali scali del Network dei Porti laziali. Nell’ambito della manifestazione ZEROEMISSION, sono previste inoltre, conferenze, workshop ed incontri dedicati ai temi più attuali nel dibattito energetico e climatico mondiale, che coinvolgono i massimi esperti internazionali. L’attività congressuale, particolarmente qualificata, è uno dei punti di forza dell’evento e lo caratterizza quale opportunità di aggiornamento professionale. Le sessioni in programma sono ben 56, con 377 relatori.
L’Intergroup, dopo la fiera d’Amburgo “Dry Bulk Cargo” e la positiva trasferta al TransRussia, che rappresenta il crocevia e punto d’incontro internazionale per gli specialisti del settore di tutti i settori di trasporto principali, si presenta nuovamente in un contesto di internazionalità, attraverso un evento di grande richiamo dove poter apprendere e confrontare il proprio know how sulle energie rinnovabili, emission trading e sostenibilità ambientale in Italia e nel bacino del Mediterraneo.

 

Approfondimenti e commenti

Sesta edizione del premio “Il logistico dell’anno” in programma il 12.11 a Milano - Scarica la LOCANDINA

Certificazione AEO e nuovi strumenti per l’ottimizzazione integrata dell’impresa, workshop di Assologistica il 30.9 a Milano - Scarica la LOCANDINA

Assologistica sponsor dell’Atlante della logistica

Autotrasporto: sì a un compromesso utile, no a pretese unilaterali

Assologistica crea Commissioni per la Logistica Sanitaria e del Farmaco

Porti: Assologistica sollecita incontro sull'accordo interassociativo

Comitato Portuale a Napoli: il presidente Dassatti tratta temi cruciali

INDUSTRIA PORTUALE: ASSOLOGISTICA SOLLECITA URGENTI INTERVENTI GOVERNATIVI E COMUNITARI

Assologistica e UIR consolidano la loro alleanza

FFS Cargo e Hupac fondano la FFS Cargo International

20° Quaderno FLC: come liberalizzare e innovare il trasporto merci ferroviario

Ottava edizione del Borsino della Logistica

Logistica e Supply Chain Management: i corsi 2010 del MIP

Nominati i membri della Consulta per l’Autotrasporto e la Logistica

Assologistica richiama l’attenzione sui problemi della security nei porti

Introduzione del sistema SISTRI per la tracciabilità: ecco i primi adempimenti

E’ nata Toyota Material Handling Italia (TMHIT)

Trasporto merci: i dati del 2009 secondo Confetra

Imprese di trasporto e logistica: aggiornata la classifica di Confetra

Buoni risultati anche nel 2009 per i grandi progetti ferroviari elvetici

A Parigi tutte le novità sull'imballaggio del futuro

Geodis vuole essere Global Provider di riferimento per la logistica in Italia

Accordo Assinform e Intesa Sanpaolo/ mediocredito italiano: un miliardo di euro per l’innovazione it

Riparte il Transpotec 2.0, il Salone dedicato ai Trasporti Stradali

Inaugurato a Roma il percorso QUID 2010

Le sfide future del Porto di Venezia (relazione del presidente Paolo Costa)

Iper sceglie Crossgate per la gestione delle relazioni con i fornitori

Un 2009 proficuo per l'Interporto di Novara

GEFCO inaugura un servizio ferroviario tra Vesoul (Francia) e Kaluga (Russia)

Autotrasporto: Unatras rilancia le tariffe minime?

Segnali di ripresa dalla Technology Exhibitions Week

Hupac: anno di crisi superato con successo

Tecnologie per la sicurezza alimentare in primo piano a Bologna

Torino: Expo Ferroviaria e Intertunnel scaldano i motori

Assinform: dietro la ripresa, le imprese che investono in IT

Meccanica varia: si consolida l'indice di fiducia

L’intralogistica sostenibile a CeMAT 2011

Tecnologie per la sicurezza alimentare a Bologna il 9 e 10 giugno

Autotrasporto: ANITA e FEDIT sul piede di guerra

Partita la prima autostrada del mare da Venezia per Siria ed Egitto

Vivere di solo e-Commerce? IeS, si può!

I social media al servizio del business: se ne discute allo SMAU di Bologna

Una piattaforma logistica per il porto di Trieste?

Geodis Logistics punta sulle risorse umane

Una Fondazione per la regia del sistema, la chiede il porto di La Spezia

Tutte le novita’ di Expoferroviaria e Intertunnel di Torino

Apertura record per EIRE: l’ interesse degli investitori si è concentrato sul mediterraneo

Tecnologie per la sicurezza alimentare a convegno

Integratori alimentari: agli italiani piacciono sempre di più

Dal 30.6 disponibili voucher del Fondo For.Te. Come visualizzare i corsi Consulman

Fedespedi riunita a Milano in assemblea

QUID Innovation Italy lancia l'Osservatorio

NETWORK MILANO - Morfologia dei flussi logistici internazionali

Cresce la passione degli italiani per gli integratori alimentari

Integroup a Zeroemission Rome (7-9 settembre)

Leggi tutto...