06/04/2016

L'Italia digitale? In ritardo, ma può recuperare

L'associazione Italiadecide ha presentato a fine marzo alla Camera dei Deputati (sala della Regina) il suo ottavo Rapporto annuale dal titolo “Italiadigitale". Il tema è la digitalizzazione, una delle grandi frontiere per la modernità e la competizione. Il Rapporto si sviluppa in otto tesi e avanza dieci proposte concrete. Cruciale è la definizione dei compiti dello Stato, che devono essere svolti in modo flessibile, come esigono i caratteri della materia trattata. La digitalizzazione per essere efficace non deve fermarsi alla pubblica amministrazione ma deve investire anche il mondo produttivo, la scuola, l’intera società: deve essere totale. Una digitalizzazione parziale accrescerebbe l’incertezza e la confusione. L’Italia parte in ritardo, ma da questo ritardo potrebbe trarre vantaggio, evitando di cadere negli errori che hanno caratterizzato gli inizi della digitalizzazione in altri Paesi e facendo tesoro delle migliori realizzazioni. 


Situazione di stallo
Il Rapporto è stato preparato attraverso una densa attività convegnistica e seminariale; si è avvalso, inoltre, del contribuito di molti dei maggiori esperti del nostro Paese. Esso spiega come si può recuperare un ritardo che abbraccia infrastrutture, servizi pubblici e burocrazia. Non basta più digitalizzare le informazioni della pubblica amministrazione trasmesse agli utenti. Dal 2000 i governi hanno lanciato piani per l’e-government, limitandosi all’uso delle tecnologie nella PA. Questa specie di "vizio d’origine" ha causato solo chiusura, senza riuscire a funzionare: i piani sono di fatto inattuati. Come smuovere la situazione? In Italia le imprese in grado di farlo scarseggiano. Gli investimenti pubblici sono pochi e frammentati. Mancano poi grandi progetti, come - in primis - quello della banda ultralarga.  Nel 2015 il governo ha varato un nuovo piano, per attirare investimenti privati da aggiungere a quelli pubblici. Dopo l’entusiasmo degli inizi, tutto si è fermato. I privati attendono risposte: quanti soldi pubblici? quanti incentivi fiscali? distribuiti come? Ma il governo non ne sta dando.


Soluzioni da adottare fin da subito
Il rapporto fa alcune proposte pratiche. A livello istituzionale, suggerisce di dar vita a un ministero ad hoc con forti collegamenti sociali e una commissione parlamentare per verificare l’attuazione dei piani. Dal punto di vista normativo, occorre rafforzare il Garante della privacy. Per le infrastrutturale, meglio incentivare le imprese semplificando le procedure urbanistiche e ambientali, coinvolgendo attori  diversi da quelli delle telecomunicazioni. Dal punto di vista amministrativo, bisogna utilizzare i big data nella revisione della spesa pubblica e formare una nuova generazione di dipendenti pubblici. A livello produttivo, sbloccare le procedure per le smart city e accelerare l’uso dei fondi europei per le imprese innovative. Dal punto di vista formativo, virare sul digitale il meccanismo dell’alternanza scuola-lavoro e modificare la natura degli istituti scolastici trasformandoli in piccoli laboratori produttivi. Per quanto concerne infine la sicurezza, il Rapporto consiglia di utilizzare la biometria per l’autenticazione ai servizi online e ridurre i «data center», nazionalizzando tutte le infrastrutture digitali pubbliche.
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