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I ministri Calenda e Martina in difesa del riso italiano

I capi dei dicasteri dello Sviluppo Economico e delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali hanno inviato a Bruxelles il dossier integrato per la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia a tutela del settore risicolo dalle importazioni a dazio zero dai Paesi asiatici EBA, in particolare dalla Cambogia. I ministri Calenda e Martina hanno accompagnato il dossier con una lettera indirizzata ai commissari Federica Mogherini, Cecilia Malmström e Phil Hogan. 


Inviato a Bruxelles un approfondito dossier integrato da una relazione dell'Ente risi
Il dossier, che scaturisce da una intensa attività di confronto effettuata dai ministeri con i servizi della Commissione, è stato integrato da un’apposita e approfondita relazione commissionata dall’Ente risi a un affermato studio legale internazionale. In tale documento si evidenzia che il prodotto danneggiato dalle importazioni di riso lavorato dalla Cambogia è il "riso Indica lavorato" derivante dalla coltivazione nell’Unione europea, nel rispetto dell’articolo 22 del regolamento (UE) n.978/2012 (concetto di prodotto identico); il soggetto da investigare per la procedura di attivazione della clausola sia l’industria di trasformazione (e di conseguenza anche il produttore) che ha visto ridursi drasticamente il collocamento di riso indica nell’UE. 


A rischio la sopravvivenza e il futuro dell’intera filiera risicola europea
Solo l’Italia dalla campagna 2011/12 alla campagna 2016/17 ha conosciuto un mancato collocamento di riso lavorato Indica nell’UE di circa 67.000 tonnellate. “Chiediamo l’attivazione della clausola di salvaguardia – dice la lettera dei ministri Martina e Calenda – perché la crisi dei prezzi mette a rischio la sopravvivenza e il futuro dell’intera filiera risicola europea. L’abbandono della risicoltura provocherebbe ripercussioni gravissime non solo sotto il profilo della tenuta socio-economica di molti distretti rurali ma anche dal punto di vista ambientale, tenuto conto del valore degli ecosistemi che caratterizzano le aree di produzione”. 



Gravi le ripercussioni, non solo economiche, 
generate dall'import a dazio zero da Paesi asiatici Eba


La clausola di salvaguardia richieste anche da altri Paesi dell'Unione
“Le cause principali di questa crisi senza precedenti – prosegue la lettera – sono da attribuire al regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi meno avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Per questo già a luglio scorso insieme a Francia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Portogallo e Romania abbiamo chiesto alla Commissione di attivare la clausola di salvaguardia. Con il nuovo dossier inviato ci aspettiamo decisioni conseguenti da parte della Commissione europea”. 


Gli effetti  sul settore risicolo nazionale causati dalle importazioni a dazio zero dai Paesi asiatici EBA
Nel corso degli ultimi 5 anni il consumo comunitario di riso è aumentato del 5% e le importazioni di riso lavorato dalla Cambogia sono aumentate del 171%. Oltre a ciò nello stesso periodo le vendite di riso Indica coltivato nell’UE sono calate del 37%, da 676.900 a 427.904 tonnellate. Ciò si è tradotto in un calo del 18% delle quote di mercato detenute dagli operatori dell’UE con prodotto comunitario dal 46% al 28%. La superficie investita a riso Indica nell’UE è calata del 40%, da 158.000 a 92.000 ettari, così come è calata del 39% la produzione di risone. I prezzi del riso Indica importato dalla Cambogia (€488,58 per tonnellata nella campagna 2016/17) si collocano ben al di sotto del prezzo, circa il 30% in meno, praticabile dagli operatori comunitari. Come conseguenza di quanto sopra i risicoltori dell’UE hanno ridotto la superficie investita a riso Indica ed aumentato quella investita a riso Japonica, creando un eccesso di offerta che ha determinato ripercussioni a livello di prezzo anche su questo comparto (mediamente del 30% con punte del 60%).



Le vendite di riso Indica coltivato nell’UE sono calate del 37%
negli ultimi cinque anni

29/11/2017, © Euromerci - riproduzione riservata

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