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Gli armatori italiani incontrano gli investitori istituzionali

Il 16 aprile a Roma, presso la sede di Confitarma, si è tenuto un incontro tra armatori e investitori istituzionali per avviare un confronto sulle opportunità di investimenti nello shipping. All’incontro hanno partecipato, ai massimi livelli, esponenti tra i maggiori operatori domestici ed internazionali di private equitye private debt (Azimut, Bain Capital, Dea Capital, Fortress, HIG, Muzinich, Oaktree Capital, Riello Investimenti, RiverRock, Ver Capital SGR), nonché tre investitori istituzionale di matrice pubblica, CDP, FII e Simest (quest’ultima recentemente attiva nello shipping). 


Registro Internazionale basilare per l’industria armatoriale italiana
Mario Mattioli, presidente di Confitarma, ha aperto i lavori sottolineando l’importanza del Registro Internazionale per l’industria armatoriale italiana: senza tale strumento e senza le misure che garantiscono alle aziende armatoriali di poter competere sui mari del mondo alla pari con le principali marinerie concorrenti, qualsiasi discorso legato ad investimenti nel settore verrebbe meno dato che la flotta di bandiera italiana nel giro di poco tempo verrebbe trasferita all’estero. “Confitarma si è molto spesa per ottenere provvedimenti volti a rilanciare la competitività delle nostre navi – ha affermato Mattioli– e molto si sta spendendo per salvaguardare tali misure indispensabili per la sopravvivenza di una flotta battente bandiera italiana”. 


Le battaglie Confitarma per evitare di perdere la flotta nazionale
Luca Sisto, Direttore generale di Confitarma, ha quindi fatto un rapida storia della politica marittima italiana sottolineando il ruolo che sin dagli anni ’80 Confitarma ha avuto per evitare il rischio di perdere completamente una flotta di bandiera nazionale. L’azione di Confitarma ha portato all’approvazione della Legge n.30 del 1998, grazie alla quale dalla concreta possibilità di cancellazione della marina mercantile italiana si è passati ad uno sviluppo straordinario della flotta che oggi è pari a oltre 16,3 milioni di tonnellate di stazza lorda. Fabrizio Vettosi, consigliere e vice presidente della Commissione Finanza e Diritto d’Impresa di Confitarma, entrando nella parte più tecnica dell’incontro - dopo aver evidenziato la complessità della gestione operativa di aziende armatoriali - ha affermato che nella valutazione di una azienda non basta guardare unicamente ai suoi asset, ma occorre tener conto del suo know how e delle rilevanti barriere all’ingresso rappresentate dalle competenze manageriali, che possono rappresentare anche una notevole opportunità e sui cui possono perfettamente allinearsi gli interessi di investitori istituzionali e aziende di shipping al fine di generare una combinazione virtuosa. In sintesi, ha detto Vettosi “questo momento di forte stress finanziario può rappresentare una milestone per facilitare i processi di cambiamento traguardando il settore verso un sano sviluppo”


Fondamentale la collaborazione tra armatore e investitore
Successivamente si è dato vita a un interessante dibattito ulteriormente vivacizzato dalla eterogeneità dei partecipanti, tra i quali alcuni già impegnati in rilevanti operazioni sul mercato italiano, altri reduci da esperienze sul mercato internazionale, altri ancora stimolati da un serio interesse per il settore. Da parte dei rappresentanti armatoriali è stata sottolineata l’esigenza che l’investitore condivida sempre le decisioni con l’armatore che è portatore di competenza, know how e storia, tenendo conto della natura internazionale del traffico marittimo i cui trend sfuggono spesso al controllo dell’armatore. Inoltre, è stato evidenziato che il valore del know how di una azienda armatoriale è spesso misurato proprio dalla capacità della stessa, soprattutto in alcuni segmenti sofisticati, di preservare i propri rapporti con una clientela altamente selettiva sia nei processi di approvazione che di scelta delle proprie controparti armatoriali. 


Il sistema bancario componente importante del funding armatoriale
Raffaele Rinaldi, responsabile ufficio crediti dell’ABI-Associazione Bancaria Italiana, nel sottolineare la complessità delle norme che regolano sia le banche che lo shipping, ha affermato che in futuro il credito bancario sarà integrato anche da altre fonti di finanziamento diretto alle aziende anche se comunque il sistema bancario è legato al mondo armatoriale e continuerà a rappresentare una componente importante del funding. Al termine dell’incontro è stato auspicato che, così come con le banche, venga costituito un tavolo permanente con gli investitori istituzionali al fine di potersi confrontare periodicamente e rendere proattiva tale cooperazione.

17/04/2018, © Euromerci - riproduzione riservata

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