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Camillo Zana, co-fondatore di ESG Portal

"Come premessa voglio precisare che l’acronimo ESG è stato utilizzato soprattutto in ambito economico/finanziario per indicare tutte quelle attività finanziarie che, tenendo in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di governance, consentono di definire un investimento come responsabile. L’intuizione che questo tema avrebbe coinvolto tutte le imprese e quindi la necessità di dare vita ad uno strumento che consentisse soprattutto alle piccole e medie imprese di affrontare i temi ESG nasce nel 2019, a seguito di alcune esperienze professionali su imprese multinazionali quotate in borsa in ambito europeo che avevano l’obbligo di produrre le proprie dichiarazioni non finanziarie" esordisce così Camillo Zana, co-fondatore di ESG Portal e al quale abbiamo chiesto di delineare un breve profilo del portale e dei suoi obiettivi.



 

Camillo Zana


 

Come entrano in gioco la logistica e i trasporti (settori tradizionalmente composti da imprese di medio-piccole dimensioni) nel vostro progetto?

Zana: Un tema particolarmente importante, nella rendicontazione, era quello legato alla catena di fornitura di cui il settore trasporto e logistica rappresenta da sempre un elemento centrale. In ambito nazionale il D.lvo 254/2016 già indicava l’obbligo per le imprese di interesse pubblico e di grandi dimensioni, la necessità di produrre per ogni esercizio finanziario una dichiarazione conforme a quanto stabilito dal decreto stesso e nella quale trovavano ampio spazio elementi ambientali, sociali e di governance che non riguardavano solo l’impresa ma anche “i principali rischi, generati o subiti, connessi ai suddetti  temi e che derivano dalle attività dell'impresa, dai suoi prodotti, servizi o rapporti commerciali, incluse, ove rilevanti, le catene di fornitura e subappalto”. Tutto questo verrà enormemente amplificato dalla proposta di Direttiva CSRD che coinvolgerà anche le PMI quotate in qualsiasi listino. Si passerà da una platea di soggetti coinvolti di circa 10.000 imprese a valori, secondo alcune stime, vicini alle 60.000. Queste imprese dovranno produrre Report di Sostenibilità che dovranno essere certificati e, in questo percorso, il rapporto con la propria supply chain dovrà essere affrontato in modo trasparente. Ma se le grandi organizzazioni potevano contare su consulenti di alto profilo edinevitabilmente molto costosi, come potevano le piccole organizzazioni rendicontare il proprio impegno in ambito ESG in modo concreto? Ecco perché nasce ESG PORTAL: per mettere a disposizione delle imprese un percorso guidato, basato su standard internazionali riconosciuti.


 

 

Fornire alle imprese il miglior metodo per dichiarare in modo uniforme i propri obiettivi e risultati in ambito ESG: questa è la vostra mission. Come la declinate concretamente presso le aziende?

Zana: Nella progettazione e implementazione del portale e dei relativi questionari abbiamo fatto riferimento a quello che possiamo considerare lo standard di riferimento in ambito di sviluppo sostenibile: il GRI (Global Reporting Initiative). È stato sviluppato un questionario specifico per il settore della logistica con video-tutorial, strumenti di calcolo, modulistica da utilizzare per consentire di rispondere in modo oggettivo e consapevole ai quesiti. Alle risposte devono essere allegate le evidenze documentali a supporto di quanto dichiarato.


 

Quali servizi offrite in concreto?

Zana: ESG Portal consente di accedere a due tipi di servizi:

1)      l’organizzazione che si iscrive può produrre le proprie risposte su una piattaforma visibile a coloro che si registrano al portale in una logica di Market Place, dove domanda e offerta di sviluppo verso la sostenibilità si possono incontrare e dove ogni organizzazione può dichiarare in modo trasparente il proprio status in materia ESG. La piattaforma produce poi una vera e propria dichiarazione di sostenibilità che può essere fornita ai propri clienti e ad altre parti interessate;

2)      l’organizzazione può richiedere un rating che viene elaborato da analisti di ESG Portal secondo quanto stabilito dal relativo documento tecnico che definisce le regole e i criteri di valutazione. I quesiti in questo caso sono aggiuntivi rispetto a quelli della piattaforma del punto 1) e l’output è rappresentato da un report dettagliato e dall’attestato di attribuzione del punteggio.

 

 

E di questi servizi quali vi richiede maggiormente il mercato (e perché)?

Zana: Sinceramente pensavo che il concetto del market place, rispondendo appieno alle logiche di comunicazione trasparente dello sviluppo sostenibile, rappresentasse quello che ogni organizzazione avrebbe voluto, ma il mondo finanziario ha nel proprio DNA il concetto di rating ed essendo la finanza il vero driver di questo processo di transizione si va, per il momento, in questa direzione.



 

 

Dal vostro punto di osservazione a che livello è la consapevolezza ESG nelle imprese italiane in generale e di logistica in particolare?

Zana: La consapevolezza è fortemente condizionata in modo negativo dalla mancanza di conoscenza. Se non conosciamo la tassonomia ambientale e i suoi obiettivi, se non conosciamo quello che si sta affermando come tassonomia sociale come possiamo pretendere che si possa essere consapevoli? Se parliamo di logistica e osserviamo quello che le nostre aziende comunicano relativamente alla sostenibilità rimaniamo quanto meno perplessi. Spesso vediamo riportato che ci si definisce sostenibili perché la flotta ha dei mezzi LNG senza avere conoscenza del contesto e dei concetti basilari relativi alle emissioni. Molti non sanno cosa sono i GHG (gas ad effetto serra) e che per esempio il metano è uno di loro. Non è chiaro ai più cosa si intende per CO2 equivalente o per  intensità di emissione, oppure non si conoscono le differenze delle emissioni di Scope 1, 2 o 3. Ecco, si deve partire con un vero e proprio lavoro di alfabetizzazione.

 

 

La richiesta di sostenibilità sociale e ambientale non è più eludibile: è davvero così o i difficili momenti che stiamo vivendo possono rallentare il processo?

Zana: Al contrario, questa difficile congiuntura ha messo ancora più a nudo le criticità di un modello che rischia di spingere la logistica in un vicolo cieco. Oggi il meccanismo dell’ETS (Energy Trading System) obbliga le imprese energivore ad accedere alla compensazione di crediti di carbonio per “attenuare” il loro impatto sul climate change; oggi riguarda imprese come i cementifici, le acciaierie ecc. ma dal 2023 coinvolgerà anche il settore marittimo (con incremento di costi sull’intermodalità) e dal 2026 in un ETS dedicato anche il trasporto su gomma. Inevitabile una profonda ripercussione sui costi che ricadranno sui trasportatori o sui committenti. Il legislatore comunitario sta andando con passo veloce e le nostre imprese spesso non conoscono che cosa sia il tema ESG.


Quanto conta la formazione in tema di sostenibilità (anche per le imprese del nostro settore)?

Zana: Non ci sono dubbi, sarà fondamentale e la formazione si dovrà progettare e implementare su due grandi livelli: l’aspetto tecnico-scientifico e l’aspetto legislativo. Sarà fondamentale, per le imprese che già dispongono di queste figure, trasformare quello che oggi è il “responsabile qualità” in un ESG Expert che supporterà l’azienda nella transizione. Dall’allineamento o meno a determinati obiettivi della tassonomia ambientale, per esempio, dipenderà l’accesso a finanziamenti e secondo le linee guida EBA, l’Autorità Bancaria Europea, già da mesi le Banche devono inserire i rischi ESG nelle operazioni di credito. In queste righe abbiamo solo toccato la complessità (intesa nel senso etimologico del termine cioè di abbraccio, intreccio) di quello che sta avvenendo nel mondo dello sviluppo sostenibile, un cambio di paradigma che non consentirà a nessuno di essere ignorato.


A cura di Ornella Giola

19/04/2022, © Euromerci - riproduzione riservata

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