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Sergio Giordani, presidente di Interporto Padova

Di recente confermato all’unanimità dall'assemblea straordinaria dei soci di Interporto Padova all’unanimità alla carica di presidente di Interporto Padova, Sergio Giordani si esprime a 360 gradi sui temi cruciali della logistica, a partire dal giudizio sul Piano strategico dei porti e della logistica da poco approvato dal Consiglio dei ministri.

Può esprimere un parere sul Piano strategico dei porti e della logistica?
Sono soddisfatto che si sia finalmente giunti alla approvazione del Piano del quale si parla da molto tempo. E’ un problema che non riguarda solo questa riforma, ma in generale il nostro sistema decisionale. Si discute troppo a lungo, mentre l’economia reale,oggi, ha bisogno di tempi e scelte rapide. Il mondo della logistica non sfugge a questa regola. I dati lo certificano: è lo stesso ministero a dirci che dal 2005 al 2014 il traffico merci nei porti italiani è calato del 5%, quello passeggeri del 7%, mentre negli altri porti del Mediterraneo i volumi dei container sono complessivamente triplicati, così come sono triplicati i transiti attraverso il canale di Suez. Detto questo, mi sembra importante sia la semplificazione e lo snellimento delle governance che il Piano prevede, sia il concetto, finalmente espresso in modo chiaro, che porti, trasporto ferroviario e stradale, e interporti sono parti inscindibili di un sistema strettamente interconnesso che deve essere considerato e sviluppato nel suo insieme. E’ lodevole anche l’obiettivo di semplificare la incredibile burocrazia che rallenta il transito nei nostri porti delle merci e che fa scegliere agli operatori e alle compagnie marittime porti stranieri. Che non vuol dire rinunciare ai controlli, sia chiaro, ma capire che l’obiettivo deve essere aiutare le imprese ad essere competitive, non creare ostacoli da superare, come troppo spesso accade oggi. 

Quale ruolo – secondo lei - dovranno giocare gli interporti nel panorama logistico nazionale? 
Partiamo dal fatto che qualsiasi ragionamento vogliamo fare a riguardo, deve tenere in considerazione il quadro programmatorio di riferimento che è quello delle Reti Ten-T e dei Corridoi Europei. Le risorse disponibili debbono essere concentrate sulle infrastrutture esistenti, smettendo di inseguire mega progetti, che spesso hanno finalità meramente speculative, e risolvere invece tutti quei “colli di bottiglia” che penalizzano l’attività del sistema. Gli interporti offrono servizi fondamentali sia al tessuto produttivo in senso lato, che più direttamente alle imprese della filiera logistica. Un potenziamento del ruolo svolto dagli interporti, delle relazioni con ferrovie e porti da un lato, e con le imprese della logistica dall’altro, non può che portare a una maggiore efficienza complessiva con un recupero di competitività del sistema Paese. Il mercato chiede servizi e penso che il nostro ruolo sia anche quello di proporci come parti attive della catena logistica. Interporto Padova, ad esempio ha iniziato a operare direttamente come MTO, proponendo agli operatori propri collegamenti intermodali su lunghe e medie distanze. Ed anche pensando “all’ultimo miglio” la nostra società ha realizzato un servizio di distribuzione urbana delle merci con mezzi ecologici, Cityporto Padova, attivo dal 2004 che è apprezzato dai corrieri perché è a servizio e non in concorrenza della loro attività. 

Interporti-logistica: un binomio da coniugare in che modo secondo lei? 
La parola chiave è servizi, in tutte le loro declinazioni. Servizi intermodali che rendano più agevole lo shift modale tra ferro e gomma, servizi nel campo dell’ICT, servizi a supporto delle attività quotidiane delle imprese di logistica. Alcuni di questi servizi possono essere prodotti direttamente dagli Interporti stessi, per altri il ruolo dell’Interporto deve essere quello di creare le condizioni perché chi li offre trovi logico insediarsi nell’area interportuale e non altrove. Faccio un esempio. I veicoli commerciali devono essere sottoposti a revisione annuale: abbiamo lavorato oltre un anno per riuscire ad ottenere il trasferimento degli uffici della Motorizzazione e del centro operativo per la revisione dei veicoli in una nostra struttura adeguatamente ristrutturata. Ore di viaggio e chilometri che i camionisti risparmiano avendo adesso la Motorizzazione a poche centinaia di metri dai magazzini dove operano quotidianamente. Certo, l’offerta immobiliare è importante, i magazzini debbono essere moderni, adeguati alle differenti specializzazioni logistiche (pensiamo solo al maggior numero di ribalte necessarie nei magazzini utilizzati dai corrieri espresso), ma non è più l’unico driver di scelta per l’insediamento di una attività logistica. Se poi pensiamo che anche in questo settore è sempre più importante effettuare scelte responsabili e sostenibili per l’ambiente, concentrare le attività logistiche negli interporti vuol dire consumare meno territorio, evitare di percorrere inutilmente chilometri, poter usufruire, si spera sempre di più in futuro, della modalità ferroviaria per una porzione importante del viaggio che la merce deve fare. 

Può tracciare un bilancio dell’attività dell’Interporto di Padova in questa prima parte del 2015? 
Sicuramente il risultato più importante di questo primo semestre è certamente il finanziamento europeo di 3.396.000 euro che abbiamo ottenuto per l’installazione di quattro gru elettriche a portale nel nostro terminal intermodale: è un risultato, mi lasci dire, che ci rende orgogliosi, perché le domande di finanziamento tramite il programma europeo “CEF” Connecting Europe Facility nell’ambito dei corridoi strategici di trasporto europei sono state ben 700, solo 276 delle quali accolte. Per le azioni dedicate alle piattaforme logistiche e multimodali solo 10 hanno ottenuto finanziamenti e Interporto Padova è l’unico interporto italiano ad averne beneficiato, insieme a due spagnoli. La Commissione ha sottolineato la concretezza del progetto e la grande sinergia sviluppata con Regione Veneto e gli enti locali a partire dal Comune di Padova. I soci pubblici di riferimento di Interporto Padova sostengono con convinzione il progetto che permette di migliorare significativamente le performance operative del terminal, ne raddoppia di fatto la capacità e consente importanti risparmi nella gestione. La Camera di Commercia ha già stanziato 4 milioni per il finanziamento del progetto. 

Quali obiettivi vi siete dati per il breve periodo? 
Ovviamente far partire quanto prima la gara per l’installazione delle prime due gru, che speriamo di poter pubblicare già in autunno. Poi mantenere l’attuale livello di locazione dei nostri immobili agli operatori che oggi è arrivato alla percentuale record del 98%. Sul fronte della logistica continuiamo a sviluppare servizi ad hoc sulle esigenze dei nostri clienti con Cityporto. Recentemente ad esempio abbiamo organizzato un servizio per una primaria catena di supermercati che ci ha chiesto di occuparci del rifornimento quotidiano, anche del fresco, di un proprio punto vendita in centro storico a Padova. L’obiettivo è essere sempre pronti a rispondere alle esigenze dei nostri clienti. 

Quali trend sta evidenziando il mercato dal vostro punto di osservazione? 
Assistiamo ad una ripresa dei traffici marittimi containerizzati che ci riguardano, con un incremento dei teu movimentati, iniziato già lo scorso anno e che prosegue anche quest’anno. Sul fronte real estate, visto anche l’altissimo indice di riempimento dei nostri magazzini, possiamo dire che Padova è considerata una location imprescindibile dalle grandi imprese logistiche. Più in generale i locatari cambiano più frequentemente, a seconda delle loro dinamiche aziendali, dei contratti che acquisiscono, che sono anche per loro molto più “volatili” che in passato. Questo richiede a noi una flessibilità e una capacità di risposta maggiore, perché quasi sempre ogni cliente ha qualche esigenza particolare di personalizzazione degli spazi locati che noi andiamo a soddisfare. In generale una tendenza che porterà in un futuro molto prossimo a cambiamenti profondi è l’esplosione dell’e-commerce. Milioni di pacchetti da consegnare in tempo reale, che ci costringeranno a immaginare soluzioni nuove. Anche noi ci stiamo già ragionando. 

Interporto Padova è membro di UIR: come giudica l’operato di tale associazione? 
Siamo soci di UIR dalla sua fondazione e crediamo profondamente nel ruolo e nell’attività dell’associazione. Il nostro direttore generale Roberto Tosetto è attualmente il segretario generale di UIR e affianca il presidente Matteo Gasparato, che da fine 2014 ha preso il testimone di Alessandro Ricci. Il ruolo che UIR svolge efficacemente è duplice: da un lato quello associativo, se vogliamo naturale, di messa a fattor comune delle esperienze e delle necessità dei 24 interporti italiani, sia pure con le caratteristiche peculiari di ognuno, dall’altro quello di rappresentanza delle istanze della logistica viste dalla particolare prospettiva, ampia e multidisciplinare, degli interporti stessi. Sembra paradossale ma spesso chi decide a livello politico strategie e obiettivi, non ha una visione globale del complesso mondo della logistica e del ruolo fondamentale svolto dagli interporti. UIR, nell’ovvio rispetto dei ruoli, fornisce costantemente informazioni, analisi, proposte che possono aiutare a fare le “scelte giuste” per un comparto fondamentale della nostra economia. 

Quali sono – a parer suo – i veri ostacoli che a tutt’oggi frenano il decollo di UIRNet? 
Non ci risulta ci siano ostacoli particolari. Come è noto noi non partecipiamo a UIRnet, perché a suo tempo il progetto non ci ha convinto completamente. Abbiamo sbagliato la nostra valutazione? Se così sarà ci cospargeremo il capo di cenere. Oggi come oggi è ancora presto per dare dei giudizi per cui aspettiamo l’evoluzione dei servizi proposti. Quando saranno operativi, siamo disposti ad utilizzarli se riguarderanno aspetti utili alle aziende ed al sistema. 

Siete soddisfatti della vostra partecipazione (tramite UIR) all’Expo Universale di Milano? 
L’Expo di Milano è un palcoscenico unico per comunicare le proprie capacità e le proprie eccellenze: l’idea di UIR di riflettere insieme a Confagricoltura come gli interporti possono essere utili ad una filiera logistica con esigenze particolari, quale quella alimentare, è non solo intelligente, ma utile se pensiamo che una delle eccellenze del nostro Paese sono i prodotti alimentari. Le due giornate di studio, la prossima l’8 settembre, che UIR e Confagricoltura hanno organizzato all’Expo sono importanti per ragionare su questi temi e anche la possibilità di illustrare a tutti i visitatori le attività e i risultati che già oggi gli interporti italiani svolgono é una occasione che non potevamo perdere.  

L’intermodalità è di per sé una soluzione “sostenibile”, ma Interporto di Padova cosa ha fatto o sta facendo in termini di CSR- Responsabilità sociale d'impresa? 
Si per noi la Responsabilità sociale d’impresa è una scelta che va al di là delle norme di legge: abbiamo naturalmente adempiuto a tutti le prescrizioni di legge, quindi l’adozione di un codice etico, la legge 231 sulla responsabilità d’impresa, la trasparenza su tutti gli atti amministrativi. In un certo senso tutta la nostra attività ha come faro la responsabilità sociale, a partire dal fatto che i nostri soci di riferimento sono pubblici. Il bene collettivo quindi è per noi un valore fondante. Non vorrei ripetermi, ma aver sviluppato un vero servizio ecologico di consegna urbana delle merci, è operare per la collettività; lo stesso aver installato sulle coperture dei magazzini il più grande impianto fotovoltaico su tetto d’Italia. Ma anche la scelta stessa di potenziare il terminal intermodale con le gru elettriche, anziché magari ampliandone la superficie è una scelta coerente con la nostra missione. Senza dimenticare che nei limiti delle nostre competenze operiamo costantemente perché in tutte le attività insediate in Interporto siano rispettate scrupolosamente le regole di sicurezza e dei contratti di lavoro. Tutto questo per noi si riassume in una parola: etica, che per noi è un valore non sacrificabile.

a cura di Ornella Giola

30/07/2015, © Euromerci - riproduzione riservata

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