16/03/2022

Prove tecniche di eCMR nella logistica italiana

In ciascuna delle nostre aziende, anche le più innovative e digitalizzate, troviamo ancora intere stanze dedicata alla gestione dei documenti, scaffali interminabili in cui si ammassano pezzi di carta che per motivi legali non possono essere digitalizzati e devono essere conservati nel caso in cui si presenti la necessità di controlli.

 

Nel mondo del trasporto internazionale è ad esempio il caso delle CMR, il documento cartaceo che deve accompagnare ogni trasporto. Il suo utilizzo è regolato dalla convenzione delle Nazioni Unite per il trasporto di merci, firmata nel 1956, che regola per l’appunto il modo in cui le merci vengono trasportate a livello internazionale. Secondo questa convenzione, tutte le parti coinvolte in una spedizione utilizzano una lettera di vettura CMR per registrare le informazioni necessarie.

 

Già nel 2008 è stato fatto un tentativo di rinnovamento con la creazione di un protocollo internazionale che superasse la necessità di un documento cartaceo e che introducesse una gestione elettronica documentale, la cosiddetta eCMR, un documento analogo ma totalmente digitalizzato.

 

I limiti nell’utilizzo della carta appaiono evidenti: rallentamenti burocratici, possibilità di smarrimento, necessità di storage, ritardo nella catena dei flussi di cassa ecc. Ciononostante, dal 2008 ad oggi non sono stati fatti passi sostanziali in quanto l’accordo su come implementare il protocollo e la mancanza di soluzioni tecnologiche adeguate fanno tutt’oggi preferire la carta agli strumenti digitali.

 

Dal punto di vista politico, un passo in avanti notevole è stato fatto. Sono ben 31 i paesi che hanno aderito al protocollo. Tra i neo-firmatari figura oggi anche la Germania che dal 5 aprile inizierà ad accettare l’e-CMR. Ad esclusione dell’Italia, tutte le principali economie del Vecchio Continente sono oggi firmatarie.

 

Dal punto di vista tecnologico alcune piattaforme sono oggi in fase di sperimentazione e, seppur l’Italia sia oggi l’unica tra le grandi economie europee a non aver firmato il protocollo, uno dei percorsi di ricerca maggiormente interessati è stato implementato proprio in Italia.

 

Gli aspetti interessanti del caso italiano sono molteplici. In primis si tratta di una collaborazione tra soggetti pubblici e privati che racchiudono eccellenze italiane in vari ambiti. Il gruppo Benetton è stato il protagonista di questa iniziativa che ha visto la partecipazione come azienda di trasporto di Gruber Logistics, di autorità quali il porto di Trieste e l’agenzia delle Dogane nonché di Accudire Srl che ha fornito la piattaforma digitale.

 

Inoltre, il flusso in cui si stanno compiendo i test va dall’Italia alla Turchia. Gli aspetti interessati sono quindi il fatto che il modello implementato possa funzionare anche in processi particolarmente complessi che prevedono il cambio di modalità di trasporto (camion + nave) nonché paesi UE ed extra UE. Infine, la piattaforma registra la documentazione su un sistema block chain, garantendo l’immodificabilità dei documenti digitali.

 

Martin Gruber, CEO di Gruber Logistics, ritiene che “questa sperimentazione sia un inizio promettente del processo di digitalizzazione a livello europeo. Collaboriamo direttamente ai lavori della Commissione Europea essendo la nostra azienda parte del board della Commissione sulla digitalizzazione della Logistica e dei Trasporti insieme ai Ministeri e alle aziende più importanti d’Europa. I prossimi passi dovrebbero prevedere un allargamento dello scope geografico coinvolgendo senz’altro la Germania essendo il Paese neo-firmatario e principale mercato logistico d’Europa".

 

In attesa di un avanzamento nel processo di rettifica anche da parte dell’Italia, il sistema logistico italiano si dimostra ancora una volta all’avanguardia nel processo di innovazione.

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