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IN LOGISTICA E' TEMPO (FORSE) DI ANDARE OLTRE AI RUOLI DI CLIENTE E FORNITORE

Proviamo ad immaginarci due situazioni irreali, nel senso che oggi non si possono ancora trovare nella realtà. Immaginiamoci davanti al nostro sito di eCommerce preferito dopo aver acquistato alcuni prodotti e di essere pronti con il carrello elettronico a scegliere la modalità di consegna. Tra le varie opzioni, oltre alla consegna gratis, c’è la possibilità di scegliere una consegna “sostenibile” o “green” ovvero con un processo logistico garantito che si differenzia per il maggior grado di attenzione sui temi ambientali, economi- ci e sociali lungo tutta la filiera degli operatori utilizzati, dal magazzino fino al nostro appartamento. 


Proviamo adesso ad immaginarci nel nostro supermercato di riferimento, quello dove a giorni alterni o durante il weekend facciamo la spesa. Ci sono diversi banconi con prodotti biologici o equosolidali, ma non solo: ci sono anche prodotti che hanno un’etichetta particolare che garantisce la sostenibilità ambientale, economica e sociale del processo logistico con cui sono arrivati sino a dove noi possiamo prelevarli per portarli a casa. Insomma un bollino che attesta il contributo di valore che la logistica ha apportato rispetto al costo finale che paghiamo alla cassa.


Sono due situazioni irreali ma non certo inverosimili perché molte persone ne condividerebbero l’utilità. Persone che hanno ormai sviluppato una coscienza sulla sostenibilità piuttosto raffinata ma che ancora non hanno la possibilità di tradurre tale coscienza in profili e comportamenti di acquisto ad essa coerenti. Se queste due situazioni di colpo si avverassero, probabilmente, come presidente SOS LOGistica, prima associazione italiana per la logistica sostenibile, dovrei dichiarare compiuto il nostro fine e scogliere gli organi direttivi. 


Gli anni passati a disseminare buone pratiche di logistica sostenibile, coinvolgendo filiere e cercando di dimostrare i vantaggi di un percorso di sostenibilità uniti agli sforzi per validare centinaia di aziende con il marchio Sustainable Logistics, avrebbero determinato un cambiamento epocale nel consumatore finale a cui consegue il cambiamento di chi produce e distribuisce i prodotti di consumo e beni durevoli, che in ultima istanza determina il cambiamento degli operatori della logistica, che avranno adeguato i propri processi per poter partecipare ai tender di trasporto e logistica. 


Questo esercizio, abbastanza distante dalla maggior parte di discussioni che affrontiamo nel nostro amato ambito di operatori B2B, inverte quindi gli ordini di importanza, mettendo al centro il “consum-attore”, come primo soggetto da convincere in merito al valore che i processi logistici hanno rispetto al valore dei prodotti della nostra quotidianità. Un soggetto che oggi sceglie la consegna gratis e sette volte su dieci acquista sulla base di un messaggio di qualità, prezzo e marca limitandosi a controllare l’origine, magari il packaging biodegradabile e in alcuni casi la classe energetica di consumo, se parliamo di beni durevoli. 


Per anni abbiamo provato a convincere gli operatori della logistica sull’opportunità di abbracciare un percorso di sostenibilità come leva per innovare ed essere più competitivi ma i risultati non sembrano intaccare un andamento generale a livello planetario che vede le emissioni di CO2 e di plastica aumentare senza alcuna correzione. Non solo, la logistica è sempre più ridotta a una mera trattativa sulla tariffa con la conseguenza di ribaltare sugli anelli più deboli (cooperative, autotrasporta- tori, magazzinieri, ecc.) gli sconti necessari per farsi assegnare il servizio dal committente. 


Questa non è una visione pessimista o che si arrende di fronte a una realtà immutabile. E’ semplicemente prendere coscienza che le leve per un reale cambiamento non sono tutte nelle nostre mani di esperti logistici. Lo sono in parte per molti giovani imprenditori, magari di seconda o terza generazione, che vogliono dare un futuro diverso alle proprie aziende logistiche, nel rispetto di tutti gli stakeholder con cui interagiscono quotidianamente mettendoci la faccia. Servono fattori accelerativi


Il cambiamento climatico, almeno in Italia, sembra dare una mano perché ci richiede, per la prima volta, di inserire dei profili di rischio nei bilanci aziendali considerando situazioni “disruptive” legate al clima (interruzioni, ritardi, allagamenti, ecc.). Non esistono ricette facili ma di sicuro il tutto rimarrà ancora più difficile se non ci sarà la determinazione di puntare l’occhio della telecamera su una catena del valore che vada oltre ai ruoli di cliente e fornitore. Serve guardare a una filiera molto più complessa che includa soggetti distanti dal fatturato diretto e che diventeranno prima o poi determinanti nelle scelte della committenza di logistica e nelle decisioni dei soggetti pubblici. 


Mai come in questo periodo i temi legati alla logistica e al trasporto e di conseguenza alle criticità sulle infrastrutture sembrano essere scollegati dai fondamenti economici della nostra quotidianità. Ci siamo abituati ad avere le crocchette del gatto in poche ore consegnate nella casa delle vacanze, in quella che i colleghi del Freight Leaders Council hanno definito la “logistica del capriccio” ignorando le più banali necessità e conseguenze di un processo fisico che richiede mezzi, operatori, strade e regole per poterlo fare in modo efficace e rispettoso della qualità delle nostre vite.


In SOS LOGistica, partner di Assologisti-ca dal 2014, riteniamo che questa sarà la sfida dei prossimi anni. Abbiamo iniziato a fare i nostri piccoli passi, aggiungendo a tutti gli sforzi di disseminazione sulle buone pratiche della logistica sostenibile alcune azioni concrete che appunto includono un marchio (collegato a un protocollo validabile solo da ente di certificazione) e un osservatorio sul consumatore finale. Siamo stati avvantaggiati in queste scelte dalla trasversalità dei nostri soci che da sempre includono professionisti, avvocati, professori universitari, informatici, studenti, imprese produttive e ovviamente operatori logistici. Una trasversalità che abbiamo coniato con il nome di “ecosistema SOS LOG”, fedeli alle intuizioni che i soci fondatori hanno delineato nel 2005 con una frase che, in apertura di questo speciale Euromerci dedicato alla logistica sostenibile, vogliamo ricordare: la Logistica Sostenibile (o green logistics) vuole promuovere una supply chain più efficiente e nello stesso tempo più rispettosa della qualità della vita. Ciò in base alla profonda convinzione che nella maggioranza dei casi “inquinare costa” e la ricerca della soluzione più economica per i processi di supply chain non è affatto conflittuale con la ricerca delle soluzioni più corrette sotto il profilo ambientale, economico e sociale. 


di Daniele Testi
Presidente di SOSLog




08/04/2019, © Euromerci - riproduzione riservata

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