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Parla Luca Busi, managing director di Sibeg

Se volessimo adottare la tecnica dello story telling, potremmo iniziare così: in principio era SharePal, progetto di gestione del pallet da interscambio mirato alla sostenibilità ambientale e all’innovazione tecnologica, in grado di sfruttare appieno le caratteristiche dei bancali da interscambio riutilizzabili, grazie alle quali con un impiego virtuoso dei pallet EPAL è possibile, nel loro stesso ciclo di vita, mitigare l’effetto serra, sottraendo all’ambiente fino a 18.4 Kg di CO2 equivalente. Da una costola di tale progetto è nato TPM2Sibeg (gestione totale dei pallet per Sibeg), ovvero un progetto che partendo dalla particolare caratteristica distributiva di Sibeg (imbottigliatore ufficiale ed esclusivo di Coca-Cola in Sicilia), ovvero una distribuzione dei prodotti effettuata solo nella area siciliana, mette a frutto alcuni dei principi chiave di SharePal, quali lo sfruttare appieno i principi del riutilizzo tipici del pallet da interscambio; l’azzerare/ridurre quanto più possibile i viaggi di pallet “vuoti”; il dare corpo ai principi di economia circolare tipici del corretto e virtuoso utilizzo nella filiera dei pallet da interscambio. Sulla validità del progetto, a pochi mesi dalla sua implementazione, abbiamo sentito Luca Busi, managing director di Sibeg.

 


Dei “plus” forniti dal progetto TPM2Sibeg quale è – a parer vostro – il più performante nell’economia globale della vostra attività? Busi: Ad oggi stiamo riscontrando diversi fattori vincenti nel progetto TPM2Sibeg, tra cui quelli di maggior rilevanza sono  la continua disponibilità di pallet di elevata qualità grazie al periodico rifornimento di pallet di prima scelta, nonché  l’aver liberato risorse aziendali prima dedicate alla gestione dell’acquisto, controllo e manutenzione del parco pallet.

 

 

Cosa vi ha spinti a scegliere la formula di NOLPal rispetto a quanto proposto dai suoi competitor? Busi: Due elementi su tutti: i risvolti positivi a livello  di impatto sull’ambiente e  la caratteristica distintiva principale del modello NOLPal , cioè il concetto  che viene denominato “pooling aperto” ovvero effettuato con  pallet  EPAL e non a marchio proprietario. Il fattore vincente sta nell’adoperare una tipologia di pallet (EPAL)  nata proprio per l’interscambio e dunque che dia la possibilità di immettere,  nel circuito virtuoso, pallet provenienti da altri canali (clienti , fornitori) e lo stesso parco iniziale di nostra proprietà, purché EPAL,  quindi  conformi alle normative ECR. Questo è e resta al momento un limite dei competitor che operano il noleggio con pallet  esclusivamente  di loro marchio, configurando un “pooling chiuso”.



Può sintetizzare gli obiettivi che vi siete prefissi optando per TPM2Sibeg? Busi: Ridurre le attività interne a Sibeg di gestione pedane liberando tempo / risorse,  terziarizzando le stesse attività in un servizio di outsourcing  che naturalmente non rappresenta il core business di Sibeg; azzerare e ridurre quanto più possibile i viaggi di pallet “vuoti” (con una considerevole riduzione dell’impatto ambientale); eliminare  il parco pallet dagli asset aziendali di Sibeg, trasferendolo a NOLPal ed utilizzando un servizio (quello di noleggio appunto) e non più acquistando beni materiali; infine ridurre sempre più l’impatto economico legato alla categoria bancali

 

 

Può tracciare un bilancio del primo trimestre di operatività del progetto? Busi: Il primo trimestre trascorso dal kick off del progetto mostra un bilancio assolutamente positivo, sia in termini di numero di criticità fisiologiche in progetti che prevedono cambiamenti gestionali e culturali di queste dimensioni, sia in termini di risposta interna di Sibeg ed esterna di fornitori e clienti.  Il flusso, disegnato e messo in piedi da parte di personale Sibeg e NOLPal  e  che ha significato   grandissimo  effort  iniziale con un elevato  grado di collaborazione,  ha prodotto da subito risultati positivi. Sono state riscontrate meno criticità di quelle attese e le stesse sono state perfettamente gestite senza arrecare rallentamenti al progetto.  

 


Sostenibilità ambientale e logistica collaborativa sono i pilastri su cui si basa TPM2Sibeg: quanto questi concetti contano anche per la vostra società? Busi: Sibeg è un’azienda che ha nel proprio DNA una robusta politica ambientale e fa del rispetto per l’ambiente e dell’attenzione alla riduzione degli impatti ambientali uno dei suoi pilastri principali.  La nostra azienda è già impegnata in diversi progetti di questo tipo, come (il più importante e rilevante) il “green mobility project” con il quale Sibeg ha dotato la propria forza field di vetture completamente elettriche, creando così la prima flotta full electric in Europa. Il TPM2Sibeg è sicuramente un progetto innovativo di logistica condivisa associata al pallet, con un fortissimo focus sulla sostenibilità ambientale, fattore per noi determinante nella scelta di NolPal come partner.  Il TPM2Sibeg è un progetto “dinamico e in evoluzione”, infatti noi e NOLPal siamo costantemente alla ricerca di nuove efficienze che possano migliorare le attività logistiche (sotto il profilo di ottimizzazione delle attività e relativa riduzione dei costi), con una chiara impronta “green”.

 

 

Quindi siete soddisfatti dell’impatto ambientale del progetto? Busi: Già nel trimestre di start up, oltre alle varie attività specifiche del progetto, sono state messe in atto delle implementazioni e altre ancora sono in cantiere, per aumentare le sinergie tra gli attori coinvolti (Sibeg e NOLPal e i rispettivi stakeholders come gli operatori logistici) al fine di ridurre ulteriormente l’impatto ambientale. Ad esempio gli operatori logistici che collaborano con Sibeg e NOLPal, oltre al normale recupero dei vuoti da riutilizzo, si occupano, per conto di NOLPal, del recupero dei pallet EPAL su cui viaggiano (queste operazioni congiunte permettono di dimezzare i viaggi e ridurre di riflesso l’impatto del traffico su gomma) e li consegnano in Sibeg. I pallet recuperati vengono così reimmessi nel circolo virtuoso del “pooling aperto”.

 

 

Un progetto come TPM2Sibeg sarebbe – secondo voi – concepibile senza un valido supporto tecnologico? Busi: Il progetto di gestione in outsourcing del parco pallet di un plant produttivo passa per accurate analisi e processi automatizzati, come i controlli automatici sui livelli di stock minimo di pedane giornaliero e le relative integrazioni fisiche dei pallet stessi, per citarne alcuni. Naturalmente tutto ciò non starebbe in piedi se non grazie a innovativi supporti tecnologici come gli avanzati tool informatici sviluppati da NOLPal e integrati con i sistemi ERP del cliente.

 

A cura di Ornella Giola



17/10/2016, © Euromerci - riproduzione riservata

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