16/12/2016

Olio d'oliva, consumi su, specie a Natale

Nonostante la crisi abbia colpito i consumi dell'olio d'oliva, anche nel 2016 l' “oro verde", non mancherà sulle tavole degli italiani. Lo dicono i risultati di due ricerche sui consumi agroalimentari e sugli stili di vita degli italiani, realizzati dagli istituti di ricerca Nielsen e GFK Eurisko, e presentate ieri a Roma, in occasione della tavola rotonda “Olio d’oliva tra consumi e salute", organizzata da Assitol (associazione italiana industria olearia).  


Il consumo dell'olio d'oliva al 5° posto nel fatturato del cibo confezionato
Nel mercato di largo consumo, l’olio d’oliva ha conquistato stabilmente il 5° posto per fatturato all’interno del cibo confezionato.Nel 2016 il giro d'affari generato dai prodotti che hanno l’olio come ingrediente è aumentato dello 0,4%, ovvero circa 8,9 miliardi euro, mentre quelli che impiegano extravergine sono cresciuti dell’8,6% (238 milioni di euro). Nonostante la crisi degli ultimi cinque anni, Nielsen ha calcolato una timida ripresa dei consumi alimentari per il 2016 pari a +0,6%. Per il 2017 invece Nielsen indica uno sviluppo del settore pari all’1%Dicembre, considerato da sempre un mese importante per l’olio d’oliva, rappresenta il 10% dei volumi totali acquistati durante l’anno, con punte che sfiorano l’11,7%. Si prevede inoltre una conferma del trend delle vendite mensili di olio di oliva in linea con la media storica. 


Industria olearia comparto primario dell'agroalimentare nazionale
L’olio di oliva è considerato uno degli ingredienti principali della dieta mediterranea, apprezzato anche per i suoi effetti positivi sulla nostra salute. Crisi economica e mode salutiste hanno però modificato le abitudini alimentari degli italiani, che hanno ridotto il consumo di olio d'oliva passando così dal “cucchiaio al cucchiaino". Ma per quanto l’impiego di olio si sia ridimensionato, dice l'indagine Nielsen, gli italiani continuano a utilizzarlo quotidianamente in moltissimi piatti. L’industria olearia italiana è uno dei più importanti comparti del settore agroalimentare, dando lavoro a 10 mila dipendenti diretti e dell’indotto e generando un fatturato di 2,5 miliardi di euro. L’olio dei grandi marchi italiani è un prodotto riconosciuto e apprezzato a livello internazionale, grazie alla capacità di fare “blend", cioè di selezionare e accostare oli diversi per creare un prodotto unico e apprezzato anche dai palati più fini. Il blending è però anche una necessità, dal momento che la nostra produzione olivicola (circa 350 mila tonnellate annue) è insufficiente rispetto al fabbisogno nazionale e a quello estero, che ammontano complessivamente a ben 1 milione di tonnellate. Le aziende del settore si vedono così costrette a ricorrere alle importazioni per due terzi della loro attività.

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