16/04/2024

Rapporto parità di genere: la trasmissione al ministero del Lavoro slitta al 15 luglio

La trasmissione del rapporto sulla parità di genere al ministero del Lavoro quest’anno è stata prorogata dal 30 aprile al 15 luglio. Fino allo scorso biennio l’obbligo riguardava solo le imprese sopra i 100 dipendenti, ora invece anche quelle con almeno 50 dipendenti.

La modifica è stata prevista dall’articolo 3 della legge 275 del 2021, intervenuta sull’articolo 46 del Codice delle Pari Opportunità (dlgs 198/2006). Che recita così:

"Le aziende pubbliche e private che occupano oltre cinquanta dipendenti sono tenute a redigere un rapporto ogni due anni sulla situazione del personale maschile e femminile in ognuna delle professioni ed in relazione allo stato di assunzioni, della formazione, della promozione professionale, dei livelli, dei passaggi di categoria o di qualifica, di altri fenomeni di mobilità, dell’intervento della Cassa integrazione guadagni, dei licenziamenti, dei prepensionamenti e pensionamenti, della retribuzione effettivamente corrisposta".

Le imprese sono tenute a compilare il rapporto in modalità unicamente telematica, attraverso la compilazione di un modello reperibile nel sito internet istituzionale del ministero del Lavoro e delle politiche sociali. E’ questo il modulo che il ministero sta aggiornando con nuove funzionalità di precompilazione (https://servizi.lavoro.gov.it). La procedura sarà online dal 3 giugno e - come detto - le aziende dovranno redigere il rapporto per il biennio 2022-2023 entro e non oltre il 15 luglio 2024.

In caso di mancata trasmissione del rapporto entro 60 giorni dalla scadenza, scatta una sanzione amministrativa che va da 103 a 516 euro. Trascorsi 12 mesi, c’è anche la sospensione per un anno degli eventuali benefici contributivi in godimento dell’azienda.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), che ha il compito di verificare il contenuto dei rapporti, in presenza di incongruità o inadempienze, segnala le aziende interessate: si rischiano multe che possono arrivare fino a 5mila euro.

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