31/08/2023

F. Catani-Scuola Nazionale Trasporti e Logistica

“La formazione sta cambiando: oggi le imprese partecipano fin dall’inizio alla formulazione dei piani formativi, sottolineando le loro esigenze e le nuove competenze utili in azienda", esordisce così Federica Catani, direttore della Scuola Nazionale Trasporti e Logistica di La Spezia.




Federica Catani



Nel nostro paese la formazione non ha trascorsi molto positivi. possiamo dire, penso, che abbia inciso davvero poco sullo scenario del lavoro. Com’è la situazione attuale?

Sicuramente, nel settore stiamo vivendo un profondo cambiamento rispetto al passato. C’è un elemento che segna tale diversità in maniera determinante: il comportamento delle imprese. Dieci anni fa, ad esempio, in generale, la formazione lavorava su un modello autoreferenziale, fine a se stesso. Poi, alla fine di tale percorso, avveniva l’incontro con le imprese che valutavano il personale uscito da questo tipo di formazione. Oggi, non è più così: le imprese sono coinvolte fin dall’inizio nei processi formativi. Le faccio l’esempio della nostra Scuola. Noi abbiamo due target: le imprese e i lavoratori, che poniamo nei nostri vari e mirati progetti formativi sullo stesso livello, cercando di soddisfare contemporaneamente le loro esigenze. Possiamo dire che l’impresa ha riscoperto il valore funzionale della formazione. Questo è avvenuto, e sta sempre più avvenendo, sotto la spinta della necessità di trovare nuove competenze. I mercati su cui si confrontano le imprese stanno rapidamente mutando sotto tutti gli aspetti, da quello normativo a quello tecnologico, e mutano anche gli scenari internazionali. Non serve più, come dicevo in precedenza, una formazione fine a se stessa, auto-referenziale. Serve una formazione che permetta l’inserimento dei lavoratori all’interno delle imprese nei ruoli che servono. Per ottenerla, le imprese devono essere costantemente presenti, segnalando le loro esigenze fin dall’inizio del percorso formativo. Questo oggi si sta realizzando. Lo constatiamo, costantemente, nel nostro lavoro.



Ciò significa per la formazione confrontarsi anche su terreni inesplorati, “disegnare" nuove competenze, nuove funzioni?

La faccio un esempio: un’azienda aveva bisogno di un manutentore portuale, una figura professionale nuova, e ci ha chiesto di formarla. Cosa che abbiamo fatto a dimostrazione di come oggi sia stretta la collaborazione tra impresa e centro di formazione e come sia assolutamente necessaria la collaborazione impresa-formazione per creare nuove competenze. La Scuola, inoltre, lavora su modelli formativi che sono modulati, come dicevo, sulle esigenze delle imprese. Modelli che non sono focalizzati su una o qualche specifica competenza o figura professionale, ma vengono calibrati su tutta la filiera delle professioni richieste dalle imprese del settore e anche, in una visione anticipatrice, sulle figure professionali emergenti.



Come rispondono i giovani al richiamo della logistica?

Parto da una premessa: i giovani vanno motivati, vanno coinvolti emotivamente. Devono credere in quello che fanno, nella strada che intraprendono. Bisogna aiutarli in questo percorso, anche elaborando soluzioni meno standardizzate e più stimolanti. La logistica, penso, ad esempio, a quella che si esercita in ambito portuale, si presta bene sotto questo aspetto, in quanto permette un’occupazione diversificata a diversi livelli, da quello operativo in un terminal portuale a quello tecnico a quello di ufficio nel settore delle spedizioni, del trasporto o della dogana, fino ad arrivare all’occupazione nel settore ferroviario, che è un punto di forza della nostra Scuola, o a mansioni gestionali. Noi, verso i giovani, cerchiamo di fare un’opera di sensibilizzazione, di orientamento, spiegando loro cosa è il settore logistico e cosa può offrire. Un lavoro che svolgiamo, visti i risultati, con successo.

 

Mi scusi se ritorno un passo indietro. lei ha sottolineato più volte la nuova collaborazione formazione-impresa. qual è in realtà il supporto delle imprese?

Noi progettiamo, ribadisco, tutti i percorsi formativi in stretto contatto con le aziende. Li orientiamo sulle figure professionali che vengono richieste e le imprese partecipano attivamente al loro svolgimento sia con lezioni sia con stage sia con esperienze dirette dei giovani in ambito lavorativo sia con impegni di assunzione. Appunto, una collaborazione molto stretta e non potrebbe essere altrimenti se si vogliono ottenere risultati e portare i giovani a conquistare un posto di lavoro e contemporaneamente venire incontro alle nuove necessità dell’impresa. La formazione, infine, delle persone assunte sarà completata in azienda. Questo perché la formazione deve essere continua. Ciò è anche dimostrato dal fatto che le imprese ci affidano spesso anche l’aggiornamento dei propri dipendenti.



La vostra scuola è diventata socia di Fermerci. Un passo fatto seguendo la logica della sinergia formazione-impresa?

Fermerci è un’associazione di sistema che vuole rappresentare tutti i protagonisti del settore logistico ferroviario, dalle imprese di trasporto ai terminal, agli operatori intermodali, ai costruttori di mezzi ferroviari. E’, quindi, corretto che vi siano rappresentati anche i centri di formazione che operano nel settore del ferro. Oggi, appunto, per avere risultati, dobbiamo sempre più lavorare in un’ottica di sistema che deve coinvolgere la formazione. Inoltre, la nostra Scuola ha una lunga tradizione nel settore ferroviario ed è uno dei pochi centri formativi riconosciuti dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria.



Un’ultima domanda. Il Pnrr ha sottolineato “le criticità del nostro sistema di istruzione, formazione e ricerca". In questo contesto critico, mira a un forte potenziamento degli Its. Come valuta questa misura?

In modo assolutamente positivo. Gli Its sono un modello vincente che si adatta ai diversi target, dalla scolarità non elevata fino alla soglia manageriale. Rappresentano un anello fondamentale nella formazione. L’obiettivo, sottolinea il piano, è rafforzare l’offerta degli enti di formazione professionale attraverso un network con aziende, università, centri di ricerca, autorità locali. E’ quanto oggi serve alla nostra economia e al nostro paese.

 

PG

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