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La parola ad Andrea Gentile, presidente di Assologistica

“Il nostro paese è entrato nella pandemia Covid-19 già in una situazione precaria e con un’economia fragile. Occorre uscirne con un cambio di passo, di mentalità, con uno Stato che scelga finalmente l’efficienza e non le pratiche burocratiche”, dice Andrea Gentile, presidente di Assologistica.

 

 

Credo che occorra fare una premessa per chiarire un equivoco: quest’ultimo provvedimento del governo segue la stessa direttrice principale dei tanti decreti che l’hanno preceduto, in particolare il “Cura Italia” e il “Liquidità”, quella di affrontare nell’immediato la crisi creata con il lockdown. Quindi il suo titolo è sbagliato e induce in errore: non si tratta di un decreto “rilancio”, ma di un’enorme serie di provvedimentiti che intendono principalmente “parare” i danni creati da questa crisi senza precedenti a ogni livello e in ogni settore. Il decreto ha messo sul tavolo una cifra senza precedenti: oltre 55 miliardi.

 

 

Cifra che dimostra la gravità della situazione. Il problema è che affronta una totalità di situazioni. Lo prova la sua dimensione: 256 articoli in 495 pagine, che vanno a toccare ogni settore della nostra società, perfino gli sgravi fiscali per il cambiamento degli infissi in casa. Questo è un primo dato che preoccupa, perché in sede di approvazione ci saranno tempi assai lunghi in entrambi i rami del parlamento. Ovviamente, l’augurio è che non sia così, ma ci pare molto difficile. Quindi, c’è da considerare il fattore “tempo”. E’ fondamentale, perché tantissime aziende stanno in difficoltà sul versante della“Il domani del paese dipenderà dal grado di cambiamento che riuscirà a mettere in campo”, afferma Gentile

 

 

Nell’indagine che ha condotto la Confindustria a metà aprile, l’84% delle imprese, di ogni dimensione, che ha risposto al questionario, ha messo in evidenza problemi relativi al rallentamento della domanda sia sul mercato domestico sia su quello internazionale. A questa situazione si aggiungono anche i ritardi nei pagamenti da parte dei clienti. Tutto ciò, ovviamente, in special modo per quelle aziende che sono rimaste aperte durante il lockdown, come le tante logistiche, che hanno lavorato sotto costo, sta creando grosse criticità sui flussi di liquidità. Tornando al decreto, in primo luogo c’è da osservare che le risorse sono in gran parte indirizzate per sostenere lavoratori e famiglie. Dato il momento, credo che ciò sia giustificabile, ma deve essere chiaro che serve in tempi brevi, uscendo dall’emergenza sanitaria, un piano nazionale di sviluppo industriale, del quale il sistema logistico deve essere parte integrante, basato principalmente su un forte ridimensionamento del costo del lavoro e su una reale semplificazione burocratica.

 

Il paese già prima del la crisi era in difficoltà per le tante inefficienze: la crisiCovid-19 ha fatto esplodere queste situazioni, che non sono più rinviabili.

 

 

QUINDI, GUARDANDO ALLE IMPRESE,DÀ UN GIUDIZIO NEGATIVO SUL DECRETO? Non vorrei essere frainteso. Nel decreto ci sono misure positive, che vanno incontro alle esigenze immediate delle aziende. La mia preoccupazione sorge dal guardare più in là. Probabilmente, vista la difficoltà di trovare accordi tra le forze politiche che compongono la maggioranza e l’esigenza di fare in fretta, sarebbe stato difficile mettere mano a riforme strutturali del nostro sistema. Ossia, come dicevo prima, di varare un vero piano di “rilancio”. Occorrerà, invece, farlo. Nelle proposte che avevamo avanzato al governo, avevamo precisato che alla logistica serve “una terapia d’urto”. E’ un concetto che ribadisco, ripeto, in primo luogo guardando al futuro.

 

 

PENSA CHE LA FASE DELLA “RI-PARTENZA” SARÀ DIFFICILE E IN PARTICOLARE SI CORRERÀ IL RISCHIO DI PERDERE POSTI DI LAVORO?

E ’ un’evenienza da contrastare. Faccio un esempio. Hanno riaperto i concessionari auto. Ad aprile, secondo i dati Unrae, sono state immatricolate in Italia, in totale, 4.279 vetture nuove contro le 174.924 dell’aprile 2019. Un calo del 97,55%. Un autentico disastro. In diversi settori questi sono i “numeri”, si parla di propri e veri crolli. Adesso, con la “fase 2”, i concessionari hanno riaperto. Con quali prospettive? Dicerto non ci sarà la fila per comprare un’auto nuova. Mantenere il numero dei dipendenti sarà la sfida principale e molto difficile per settori fondamentali per il nostro Pil, come, ad esempio, il turismo. In questa ottica è fondamentale intervenire sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale. Lo abbiamo chiesto e continuiamo a chiederlo al governo insieme a Confetra. Proprio in questa direzione, Assologistica aveva proposto che si disponesse nel nostro settore una riduzione straordinaria della contribuzione previdenziale, a condizione che l’azienda mantenga fino a dicembre 2021 almeno l’80% dei livelli occupazionali in forza al 1° febbraio 2020.

 

 

QUANDO CI FU LA CRISI DEL 2008/2009, SI DISSE, ANCHE RISPETTO ALL’ECONOMIA E AL SISTEMA PRODUTTIVO, “NONS ARÀ PIÙ COME PRIMA”. INVECE, NON È CAMBIATO MOLTO, SPECIE A LIVELLO DEI MECCANISMI FINANZIARI. QUESTA CRISI PORTERÀ NOVITÀ?

Penso proprio di su anche perché ha colpito in maniera diversa i paesi. In alcuni settori i “danni” del lockdown sono stati terribili. Nella logistica, come in altri settori, dovremo lavorare in maniera diversa e dovremo rispettare i protocolli, inoltre dovremo, questo anche come paese, iniziare a prendere in seria considerazione il “rischio” infezioni, che abbiamo di gran lunga sottovalutato. Tutto ciò ci costringerà a cambiare. Credo e spero fermamente, riprendendo il discorso che facevo prima, che questa sia l’occasione per avviare un “sistema paese” molto diverso. Abbiamo avuto una recente esperienza positiva a livello delle decisioni e delle realizzazioni infrastrutturali con la ricostruzione del ponte di Genova. Quest’opera ha dimostrato che abbiamo le tecnologie più avanzate, che possiamo “fare” in tempi ristretti. Ridurre l’insopportabile peso della nostra burocrazia, semplificare una volta per tutte procedure e regolamenti, darebbe il senso del cambiamento e agevolerebbe un nuovo sviluppo. Abbiamo già finanziate opere infrastrutturali importanti in termini logistici perché interessano l’ultimo miglio. Avviare subito tutti questi cantieri permetterebbe di rimettere in moto l’economia. Abbiamo un estremo bisogno di velocizzare le decisioni, di semplificare le procedure. Questa è una scelta che aiuterebbe anche gli investitori stranieri a venire nel nostro paese.

 

 

UN SETTORE CHE STA RISENTENDO PARTICOLARMENTE DELLA CRISI CO-VID-19 È QUELLO DEL TRASPORTO MARITTIMO E DELLA PORTUALITÀ. ANCHE QUI SERVONO MISURE URGENTI.

Anche quest’ultimo decreto ha penalizzato la portualità nazionale. Come hanno sostenuto i presidenti delle Autorità portuali in una recente lettera congiunta alla ministra dei Trasporti Paola De Micheli, la portualità nazionale sta attraversando “una tempesta perfetta” tra i tagli lineari delle spese correnti determinati a dicembre dalla legge di stabilità e l’emergenza corona-virus che ha causato il crollo dei traffici. La situazione è estremamente complicata, specialmente se guardiamo al futuro: i porti infatti sono l’accesso principale per le materie prime necessarie alle nostre imprese e sul versante dei container movimentano i prodotti finiti. Se non si ristabilisce un flusso sicuro stabile per le rinfuse, le imprese non possono ripartire. Un altro elemento di crisi è dato dall’azzeramento del traffico crocieristico. Tutto ciò ha portato alla richiesta da parte delle Autorità portuali di ottenere una sospensione nel pagamento di tasse e accise, sgravi fiscali e interventi a sostegno dei loro bilanci. Un aspetto rilevante di questa lettera è che viene chiesto al governo che nelle Autorità portuali oggi si sperimenti, anche in via temporanea, il modello organizzativo e normativo utilizzato per la ricostruzione del ponte Morandi a Genova, con la nomina dei presidenti a commissari straordinari. Questa è la dimostrazione che il nostro paese, se vuole vivere una stagione di sviluppo, dopo l’uscita da questa pandemia, deve cambiare mentalità, modelli di gestione, semplificare realmente, e non solo attraverso slogan, le procedure, smontando una burocrazia che è uno dei veri handicap italiani. La partita forse più importante per la “ripartenza” si giocherà proprio su questo terreno.  La ricostruzione del ponte Genova è stato un esempio di efficienza e rapidità nelle decisioni: devono diventare la regola nel nostro paese.

22/06/2020, © Euromerci - riproduzione riservata

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