04/06/2013

A Donatella Rampinelli di Assologistica C&F

Formazione e crescita culturale sono un binomio indispensabile, anche e soprattutto in tempo di crisi, pure per un settore come quello della logistica. E' davvero così? Ne abbiamo parlato con Donatella Rampinelli, presidente di Assologistica Cultura e Formazione.

Formazione e crisi, un binomio difficile da coniugare e allora come uscire dall’impasse? Quale è la ricetta al riguardo di Assologistica C&F?
Non vedo ricette miracolistiche utili a smuovere il sistema in un momento così delicato come questo. Bisogna solo cercare di non farsi travolgere dal pessimismo o peggio ancora dall’apatia. In momenti di incertezza si è portati a non mouversi da un contesto di pseudo confort, a chiudersi nel proprio ufficio, a controllare la situazione senza prendere alcuna decisione che possa portare ad alcun minimo rischio. Insomma, a conservare la propria posizione. Per contro invece dovrebbe essere più naturale cercare il miglioramento, il salto di qualità, guardando anche a scenari alternativi. Se si è manager di un team si dovrebbe cercare di potenziare tutto il proprio staff, supportandolo con attività di coaching e formazione, tonificandolo e motivandolo alla sfida. Il mio consiglio, che non è una ricetta, è che se il momento si fa duro devono essere usate tutte le armi disponibili. E l’arma migliore è sempre stata capire dove sta l’eccellenza, studiarla, imparando da chi ha acquisito per primo la leadership in un determinato settore. Nel mio ruolo in Assologistica, ciò che cerco di fare è proprio questo: capire il momento, studiare le necessità, cercare l’eccellenza e trovare il modo più efficace per divulgarla, sia attraverso convegni, che attraverso percorsi formativi che servano a condividere queste conoscenze. Ho sempre visto lo studio come forma di piacere per la mente, cerco di trasferire questa passione in tutto quello che faccio, soprattutto in questi momenti difficili.

In che cosa i vostri corsi si differenziano da quelli proposti da altri istituti di formazione o associazioni?
Credo che la differenziazione nasca dal mio stesso percorso formativo e dalla consapevolezza di dove si possano formare lacune, perchè alcuni argomenti sono estremamente complessi (leggi per esempio tutto ciò che riguarda l’evoluzione delle normative, dal trasporto agli adempimenti fiscali e doganali in import / export, là dove si concentrano ora le necessità della maggior parte delle aziende) o perchè nascono nuove discipline che, se conosciute, possono essere una opportunità per creare valore all’interno della supply chain. Mi riferisco per esempio all’utilizzo di nuovi modelli previsionali o alle tecniche di simulazione. Ma molti stimoli mi arrivano proprio dai nostri associati, attraverso le loro domande e le richieste di supporto e il fatto che io stessa abbia acquisito per le mie fortunate esperienze lavorative molte conoscenze mi agevola nel costruire insieme ai consiglieri di Assologistica e alla segreteria nuovi percorsi formativi.

Secondo lei, che si occupa da alcuni anni di formazione, di che cosa ha davvero bisogno il mondo della logistica e della supply chain italiano per compiere un salto di qualità?
Credo serva umiltà e coesione. Siamo tutti arroccati sulle nostre posizioni, non facciamo squadra, perchè crediamo di non aver bisogno di nessuno o di poter essere “ copiati". Non riusciamo a creare sinergie operative perchè abbiamo paura di perdere la nostra identità. Non abbiamo ancora capito che questo che stiamo attraversando non è un momento di crisi, ma è un radicale cambio di contesto. Continuiamo a muoverci seguendo vecchie coordinate, ma qualcuno dall’esterno sta modificando in maniera profonda gli assi di riferimento. Siamo tutti geniali, ma non potenziamo l’effetto sul mercato perchè non siamo in grado di unire le forze. Per farlo servono menti aperte e niente più dello studio formativo serve ad aprire la mente.

Ornella Giola


Share :