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Lucia Iannuzzi e Paolo Massari di C-Trade

Lucia Iannuzzi e Paolo Massari di C-Trade sono i principali docenti del master per la Qualifica di Responsabile delle Questioni Doganali organizzato da Assologistica Cultura e Formazione. Il corso risponde a quanto previsto dal nuovo Codice Doganale UE per le aziende certificate AEO (operatore economico autorizzato) o che intendano chiedere l’autorizzazione. Iniziato ad aprile, si struttura in 5 moduli (25 giornate) e si rivolge dunque a tutte le aziende già certificate AEO o che intendano chiedere l’autorizzazione, le quali per essere conformi ai requisiti previsti dal nuovo Codice doganale Ue devono individuare al loro interno uno o più referenti che dovranno interfacciarsi con l’Agenzia delle Dogane.


Iniziamo con lo spiegare la figura dell’AEO: perché e come si è giunti a definire tale profilo?

Paolo Massari: La figura dell’operatore economico autorizzato nasce dalla volontà del legislatore comunitario, ribadita con forza anche nel nuovo Codice doganale dell’Unione, di elevare i soggetti economici affidabili e virtuosi al rango di partner dell’autorità doganaleIl concetto di partnership permea l’intero corpus doganale recentemente novellato. Coloro che affrontano le transazioni commerciali internazionali secondo regole chiare e condivise, nel rispetto delle regole e delle prassi vigenti, diventano interlocutori privilegiati dell’autorità doganale; di più, divengono il mezzo per affermare la supremazia dell’agire secundum legem in un mondo da sempre esposto a pratiche illegittime e fraudolente

 

Viene quindi innescato un circolo virtuoso?

Massari: Esattamente, come in un circolo virtuoso la diffusione di operatori corretti porta all’emarginazione di fenomeni distorsivi e illegali, più facilmente controllabili e intercettabili da una efficace gestione del rischio doganale. Certo, si tratta di considerazioni estranee alla nostra cultura doganale, che vive in forma oseremmo dire conflittuale il rapporto tra autorità e contribuente: la prima ha sempre visto il secondo come un potenziale evasore, da controllare e sanzionare, quasi mai, al di là delle affermazioni di stile, come un ipotetico collaboratore; il secondo ha sempre visto la prima come un soggetto vessatore, gerarchicamente preponderante, come tale poco incline al confronto e controllore indesiderato e poco competente dell’agire commerciale. Filosofia, peraltro, del tutto estranea ai sistemi doganali del Nord Europa, dove considerazioni di natura esclusivamente economica hanno visto prevalere interpretazioni sostanziali su bizantine prassi formalistiche. E dove è prassi ciò che oggi, in Italia, appare ancora allo stato embrionale di tentativo, ovvero il dialogo diretto tra l’autorità doganale e le aziende (IKEA docet), bypassando, in molti casi, coloro che da sempre sono stati i contraddittori, in sede locale e centrale, dei funzionari e dei dirigenti doganali, ovvero gli intermediari, spedizionieri doganali, case di spedizione o trasportatori che fossero. La querelle legata ai fast corridors ne è un esempio.

 

Di conseguenza la partership avvantaggia tutti…

Massari: La partnership presuppone una posizione paritaria tra le parti; le informazioni che gli operatori affidabili trasmettono all’autorità doganale, nelle dichiarazioni e nei documenti ad essi richiesti, costituiscono la moneta che compensa i benefici concessi. A vantaggio di tutti, perché, si potrebbe dire, l’onestà paga sempre.

 

Quali i principali vantaggi di essere un AEO?

Lucia Iannuzzi: Potremmo rispondere con un paradosso, evidenziando lo svantaggio di non essere AEO ovvero la probabile emarginazione, nel breve/medio periodo, dai processi di international supply chain. Non avendo il legislatore comunitario i mezzi normativi per costringere gli operatori economici ad assoggettarsi all’iter istruttorio per il riconoscimento dello status di AEO, ha pensato di agire in direzione contraria, riservando tutti i principali benefici delineati dal Codice doganale dell’unione ai soli soggetti in possesso di tale autorizzazione. Acquisire vantaggi commerciali o, quanto meno, non scontare svantaggi competitivi, dipende, così, dal possesso della qualifica di operatore economico autorizzato; in un (non troppo) ipotetico scenario di mercato internazionale, dove i più importanti players godranno di tale qualifica, il non averla equivarrà ad un game over: ecco raggiunto l’obiettivo del Codice, spingere gli operatori all’acquisizione dello status di AEO. Certo, i vantaggi sono tangibili.

Da quelli economici immediatamente perseguibili, quali la riduzione o l’esenzione dalle garanzie, a quelli di processo o di sistema futuribili, quali lo sdoganamento centralizzato o l’iscrizione nelle scritture del dichiarante. In un panorama nel quale la dogana conta di giocare un ruolo fondamentale nell’assetto dei mercati internazionali di approvvigionamento, al fianco degli operatori a tutela dei medesimi interessi e non quale semplice soggetto controllore, le agevolazioni riconosciute non potevano che essere sistemiche e di processo; un bel passo avanti rispetto alla riduzione delle verifiche doganali, prodotto poco vendibile in una realtà dove, secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane nel report delle attività 2016, le dichiarazioni sdoganate entro cinque minuti dalla trasmissione del flusso sono il 92,60%..

 

E veniamo al master da voi tenuto in Assologistica Cultura e Formazione. quale la sua principale finalità?

Massari:  Fino al 30 aprile 2016 i soggetti che richiedevano la certificazione AEO dovevano indicare alla dogana incaricata dell’iter istruttorio un semplice punto di contatto, cui i funzionari potevano rivolgersi per qualunque necessità di carattere amministrativo; nessuna specifica competenza era richiesta. Dal 1° maggio 2016, il Codice doganale dell’Unione muta completamente prospettiva, proprio quale conseguenza di quel concetto di partnership di cui abbiamo già trattato. Due partner devono parlare la stessa lingua; la gestione dei processi doganali, intesi quale parte integrante dei processi aziendali, non può che trovare posto all’interno dell’azienda stessa, il che presuppone una conoscenza specifica interna che, sebbene non così approfondita, sia comunque in grado di garantire se non la completa ownership, almeno il controllo dei processi stessi. Ecco spiegata la necessità della presenza, all’interno dell’azienda, di un soggetto competente, se non esperto, in materia doganale. Competenza riconosciuta in capo a chi abbia standard pratici (esperienza almeno triennale nel settore doganale, anche se, al momento, non si è a conoscenza di criteri oggettivi di valutazione, da parte dell’autorità doganale, di tale requisito) o una qualifica professionale, conseguita a seguito di partecipazione ad un iter formativo in materia di legislazione doganale e comprovata dal superamento di un esame finale. La disposizione è rimasta, in Italia, lettera morta fino allo scorso mese di gennaio, quando il Direttore dell’Agenzia delle Dogane, con propria determinazione, ha approvato i moduli didattici della citata attività formativa.

Ed eccoci qui, come nelle intenzioni del legislatore comunitario, a parlare di dogana direttamente alle aziende.Tra l’altro, il possesso della qualifica professionale è spendibile non solo in ambito AEO, bensì anche, a titolo esemplificativo, per il riconoscimento della rappresentanza diretta in dogana.

 

Quindi l’AEO è una cosa e il Responsabile delle Questioni Doganali un’altra?

Iannuzzi: Il responsabile delle questioni doganali è un elemento essenziale e propedeutico all’ottenimento dell’autorizzazione AEO; potremmo definirlo, parafrasando l’immedesimazione organica amministrativa, la longa manus doganale dell’operatore economico autorizzato. Ma non esaurisce la sua importanza all’interno della procedura AEO, come testimonia anche i recenti chiarimenti interpretativi dell’Agenzia delle Dogane in materia di luoghi approvati.

 

Operatori e aziende non hanno ancora però ben compreso la rivoluzione di queste figure: come mai questa situazione?

Massari: La capacità comunicativa non certo uno dei unti di forza dell’amministrazione pubblica italiana, nonostante gli sforzi profusi negli ultimi anni. Basti pensare che alcune autorità doganali estere (quella francese, per citarne una) ancor prima che il nuovo corpus doganale entrasse in vigore si sono recate presso le principali realtà aziendali del proprio Paese per illustrare vantaggi e problemi legati all’introduzione del Codice doganale dell’Unione. Le difficoltà comunicative, da una parte, la resistenza e la diffidenza verso i cambiamenti dell’amministrazione, dall’altra: entrambe queste condizioni hanno contribuito all’attuale situazione di confusione. Ma il tempo e i contatti delle aziende con realtà estere lavorano per legislatore comunitario. Sempre più grossi players internazionali stanno inserendo il possesso dello status di operatore economico autorizzato quale requisito per la partecipazione ai propri tender; laddove non riesce l’amministrazione, arriva, come sempre, il mercato. La diffusione delle informazioni sui vantaggi legati al possesso dell’autorizzazione AEO fa e farà il resto.

 

Tra i temi trattati nel master, quali rappresentano una totale novità rispetto a quanto fin qui fatto in dogana?

Iannuzzi:  Diremmo che la novità proprio il master. E’ la prima volta che l’amministrazione doganale italiana “patrocina” un’attività formativa così approfondita, tanto importante da dettarne il programma, unico a livello nazionale. E’ la prima volta che l’amministrazione doganale italiana parla, in maniera così approfondita e sistematica, alle aziende, anche se indirettamente, grazie a soggetti privati “delegati”; e, comunque, anche con la voce dei propri funzionari territoriali, sovente presenti in questi corsi.

Il programma del master spazia su tutto lo scibile doganale, impossibile da affrontare compiutamente in 200 ore. Ecco, allora, una seconda novità, non contenutistica (il programma, lo ripetiamo, è vincolato dalla determinazione direttoriale dell’Agenzia delle Dogane), ma di approccio. Se interlocutore è l’azienda, l’esposizione non potrà essere dogmatica o nozionistica, ma dovrà rispettare i desiderata dell’azienda stessa: un linguaggio meno tecnico, una visione meno formale della norma, calata nella realtà economica a declinare vantaggi, svantaggi, opportunità e criticità operative. Perché il responsabile delle questioni doganali deve saper riconoscere e, se non risolvere, trasmettere la soluzione a chi ne ha la competenza. E alle aziende non possono non interessare i benefici di cui abbiamo parlato poco fa.

 

Dal vostro punto di osservazione quali saranno le maggiori conseguenze delle novità introdotte dal nuovo Codice doganale UE?

Massari: Un approccio pragmatico alla questione è d’obbligo. Difficile prevedere quali saranno i singoli istituti doganali che riscuoteranno maggior interesse da parte degli operatori economici. Una considerazione appare, tuttavia, incontrovertibile: la dogana entrerà sempre più nelle aziende, il processo doganale (come il processo fiscale) sarà elevato alla dignità degli altri processi aziendali e le aziende, divenute interlocutore privilegiato della dogana e dotate di competenza interna, seppure di base, in materia, tenderanno a riacquistare il controllo e la gestione del momento doganale. La diffusione delle autorizzazioni AEO comporterà un sempre più elevato grado di affidabilità e legalità delle transazioni commerciali internazionali, favorendo una comune gestione del rischio e un’attività di controllo omogenea da parte delle autorità doganali dei Paesi membri, scevra da pericoli di effetti distorsivi del mercato E così, il legislatore comunitario avrà raggiunto il proprio obiettivo.

 

BOX 

CHI E’ C-TRADE?

E’ un business service provider creato a Genova e Milano nel 2015 dai soci fondatori Paolo Massari e Lucia Iannuzzi, background diversi, ma una comune, pluriennale esperienza nel settore “customs & logistics”. Anni di attività e studio nell’autorità doganale, nella grande impresa, in importanti case di spedizione, negli studi di consulenza internazionale combinati per dare vita ad un nuovo progetto. La cui mission è presentare ai clienti un servizio innovativo, unico nel suo genere nell’oggetto e nelle modalità di erogazione, fondato sull’idea di “ownership del processo doganale”: un singolo help desk, dalla consulenza e pareristica alla gestione delle attività operative, consapevole che una vera revisione del processo “customs & logistics” presuppone nuovi e adeguati processi aziendali. Un international business advisor, in grado di guidare il cliente nel mondo dell’internazionalizzazione e della globalizzazione.


A cura di Ornella Giola

 

24/05/2017, © Euromerci - riproduzione riservata

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