Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di piú o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
home » Approfondimenti » Cosa verificare quando si acquisisce un magazzino destinato alla logistica industriale?

Cosa verificare quando si acquisisce un magazzino destinato alla logistica industriale?

Mi è stato posto spesso questo quesito, ma ultimamente, a un convegno, promosso da una associazione di categoria che riguardava la logistica industriale, ho cercato di sintetizzare i punti principali della verifica tecnica e tecnologica che suggerisco.


Verifica del rischio sismico, geologico, idrogeologico, e dell’orografia dell’area di sedime del manufatto
Il rischio sismico dell’territorio è legato all’ubicazione dei luoghi, rispetto alla Carte dell’INGV, essendo basato sull'accelerazione del suolo,  rispetto ai due parametri che vengono presi in considerazione: l'accelerazione del suolo, che equivale al grado di scuotimento che può subire un terreno in caso di terremoto, e l'intensità macrosismica, valutata secondo il parametro MCS (scala Mercalli), rappresenta il  grado dei danni che ha causato l'evento.  Quindi l'accelerazione del suolo rappresenta il terremoto, essendo direttamente proporzionale al danno causato: accelerazione dei suoli e l’intensità macrosismica sono parametri mutuamente legati tra loro. 


L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui rischio sismico, rischio idrogeologico e rischio vulcanico si sovrappongono 
Il rischio geologico è legato alla posizione dell’area ove è inserito il capannone, che potrebbe essere caratterizzata da eventi legati all’instabilità dei suoli, quindi alla tipologia stratigrafica geologica, il rischio di frane, e quanto altro necessario per definire il grado di sicurezza e quindi stabilità del manufatto edilizio, rispetto alle caratteristiche geologiche. 
Il rischio idrogeologico è legato alla situazione idrologica superficiale, relativa alla possibilità di fenomeni di allagamento per esondazione dei corpi idrici,  di frane causate dall’instabilità di suoli legati al disboscamento, e di subsidenza. Il rischio idrogeologico viene ridotto attraverso opere di bonifica tali da evitare le situazioni di rischio succitate. 
Il rischio orografico può essere correlato e conseguente alla possibilità di allagamento per aree di sedime poste sotto al livello dei corpi idrici, a meno di interventi di riassesto idrogeologico. 


Gli interventi tecnologici migliorativi che possono essere presi sia in fase progettuale che di ristrutturazione 
Sono sostanzialmente i seguenti:
a) interventi antisismici,  attraverso interventi di geologia atti a mitigare il fenomeno di accelerazione sismica come rilevati di riporto con strati di geogriglie
b) interventi idrogeologici sull’area di sedime, che dovrà presentare diversità di quote, rilevanti rispetto ai corpi idrici adiacenti, per evitare fenomeni di esondazione, e vasche di regimazione idrica o sistemi di pompaggio di falda per evitare subsidenze, nelle stagioni estive o nei casi di innalzamento di falde sotterranee. 
I fenomeni di rischio geologico ed idrogeologico generalmente si manifestano con la comparsa di fratture sul pavimento industriale estremamente ramificate, con la presenza anche si abbassamenti del piano di scorrimento. 


Praticabilità di tutte le attività legate alla attività industriale: Tali attività, in relazione a tutte le funzioni intermodali, che si intendono svolgere nel capannone, rappresentano una questione meramente da architetto o ingegnere progettista. Lo sviluppo planimetrico delle funzioni legate alle attività devono essere correlate ai diagrammi di flusso delle funzioni assolte, sotto sia l’aspetto occupazionale, che della sicurezza sui luoghi di lavori, il controllo deve essere effettuato sia visivo che con telecamere, riguardo tutte le mansioni soprattutto su quelle che rivestono una particolare magnitudine di pericolo, come pure  sul controllo antincendio e l’eliminazione delle barriere architettoniche per il personale sia abile che diversamente abile. L’attività può essere anche diversificata su più livelli però sempre mantenendo il controllo sulla sicurezza, sulla produzione, demandando anche tali attività a preposti e personale di sicurezza, sia per le mansioni interne all’area che per quelle esterne, correlate o meno con la produzione. 



Facilità nel controllo dei network dei servizi, dei cablaggi e delle interconnessioni tra le varie utenze funzionali, operative e di controllo, rappresenta invece una questione tipica degli ingegneri impiantisti: Con ciò si intende la verifica della presenza delle canalizzazioni per i cablaggi dei sistemi informatici interconnessi a tutte le attività, accertabile visivamente dalla presenza di passerelle e canaline di distribuzione a vista, sulle quali gli interventi di ripristino e di ammodernamento possono essere facilmente realizzabili, evitando per quanto possibile interventi sotto traccia. Generalmente i passaggi avvengono per via aerea su passerelle o a vista o sotto controsoffitto, con le calate verticali e i punti presa su torrette di servizio o su punti presa. Il network dei sistemi su filo deve essere interconnesso con quadri elettrici principali e di sottosezione. 


Controllo personale visivo a distanza, anche senza sistemi di controllo elettronici per le attività di scarico, stoccaggio e carico merci, in relazione alla sicurezza nei luoghi di lavoro e nella valutazione dei rischi uomo/macchine/mezzi, problema tipico del servizio di RSSPP aziendale. Il controllo visivo a volte può essere prioritari rispetto a quello di vigilanza su schermo, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro, al fine di intervenire rapidamente con gli interventi di soccorso. Pertanto i capi settore dovranno avere i loro uffici in modo da poter controllare anche e soprattutto visivamente l’attività dei loro sottoposti. 


Durabilità del pavimento, inteso come elemento di interconnessione della intermodalità dei trasporti, (su gomma e su ruote rigide), in relazione ai flussi di interscambio, cosi come definito nella Norma UNI 11146: 2005, punto 5, tab. 5.1 "Classificazione dei pavimenti industriali in base all'utilizzo", attraverso i parametri di planarità e orizzontalità nei sistemi di trasporto interno logistico, in relazione all'altezza delle scaffalature e dei piani di stoccaggio, dalla transitabilità in sicurezza dei muletti, agli scuotimenti ai raggi di sterzata ed agli attraversamenti di personale a piedi. Il pavimento deve garantire una durabilità almeno nei parametri disposti dalle Norme UNI 11146, la NTC-81/2008, dalle direttive delle associazioni di categoria, e dalle direttive tecniche CNR. Pertanto ci si dovrà rifare alla documentazione di prequalifica del cls, come pure per la RcK alle prove di rottura dei cubetti. Qualora tutto ciò non fosse possibile, la cosa migliore è quella di effettuare un prelievo di un certo quantitativo di carote, estratte in specifici punti (vie di corsa, basi scaffali, bordi perimetrali) in modo tale da verificare la RcK effettiva. Il riempimento dei fori di carotaggio, può avvenire mediante betoncini antiritiro (tipo Emaco). I dati riportati dal test di rottura vanno riportate su un tabella sulla quale occorre elaborate, media aritmetica, e deviazione standard, al fine di valutare i dati sulla curva degli errori. 


Conformità del pavimento ai carichi esterni agenti sugli orizzontamenti, (peso scaffalature, pallet a terra, carichi aggiuntivi lineari di partizioni interne e scale, carichi dinamici dei mezzi di trasporto, muletti ed automezzi gommati). Verifica dimensionale del giunto sismico secondo le disposizioni della NTC 81/2008,con riferimento al grado sismico dei luoghi e quindi al limite si stabilità delle piastre, in caso di terremoto, con tutti i dispositivi previsti dal Progettista. Conformità del pavimento alle sollecitazioni interne, verificando i parametri geologici (portanza dei suoli e dei riempimenti), idrogeologici superficiali, (stabilità delle aree di sedime alla subsidenza delle acque superficiali), esame morfologico delle piastre, progetto architettonico della configurazione delle piastre e dei giunti, progetto strutturale per la definizione degli spessori, delle armature e dei parametri di contrazione, verifica della tipologia del CLS utilizzato, certificati di rottura dei cubetti, giornale dei lavori, certificazioni di qualità dei materiali utilizzati, certificato di collaudo, certificato di conforme esecuzione, corrispondenza, in caso di particolari logistiche nella conservazione di specifiche derrate, nella catena del freddo, alle specifiche HACCP. 


I suddetti punti rappresentano l’iter procedurale in maniera schematica e dettagliata al fine di agevolare gli acquirenti ad una scelta ponderata evitando ritorsioni legali in caso di non conformità riscontrate successivamente al contratto.


Arch. Umberto Stegher 

12/10/2017, © Euromerci - riproduzione riservata

lascia il tuo commento
Nominativo E-mail Testo Antispam Change Image

visualizza la versione PDF

social share
a cura di
Umberto Stegher

Discute la tesi di laurea in architettura nel mese di dicembre del 1979, con il prof. ing. Sergio Musmeci, iniziando a lavorare prima come site engineer e poi come site supervisor con l’ impresa Lodigiani Estero ed ILCE di Roma. Prosegue il cammino professionale come progettista di infrastrutture civili, strutture militari e sanitarie in Italia, presso alcune società d’ingegneria. Successivamente per oltre 10 anni, svolge attività di project manager per conto di una grossa ONG Italiana, specializzata nella pianificazione e nello sviluppo di strutture sanitarie ed infrastrutturali nei Paesi in via di sviluppo, (Angola, Mozambico , Filippine, Bolivia, Argentina, Perù e Albania.

Rientrato alla fine degli anni 90 in Italia, riprende a svolgere l’attività professionale di progettista e di consulenza tecnologica, con la Multiengineering Group e diverse imprese di costruzione. E’ stato chiamato a tenere corsi di pianificazione sanitaria nei PVS, dal prof. ing. Otto Grieger, presso la facoltà di Ingegneria dell’Università Agostino Neto di Luanda e successivamente dal prof. arch. Ignazio Greco docente di tecnologia edilizia alla UNI 3 di Roma, sulla pianificazione e gestione dei cantieri

Ha partecipato come consulente di project management al programma promosso dal Dipartimento della Cooperazione Universitaria del MAE, “Progetto di potenziamento sanitario dell’Ospedale Josina Machel di Luanda”.

Attualmente è consultant engineer e quality supervisor, avendo creato il “Network Sistema Pavimenti Certificati”, per conto del gruppo di lavoro tra professionisti S.T.A.C. Soluzioni e Tecnologie per l’Ambiente e Certificazioni, per la progettazione, il controllo di qualità e l’applicazione di avanzate e dedicate specifiche tecnologie da adottare per i sistemi infrastrutturali intermodali.

INDIRIZZO EMAIL: info.stacgroup@libero.it