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EFFICIENZA VIRTUOSA ED EFFICIENZA VIZIOSA, E' TEMPO DI CAMBIARE ANCHE PER LA LOGISTICA

Il settore della logistica ormai da troppi anni lamenta una scarsa attenzione al valore dei servizi resi e in ogni comparto della filiera gli operatori sono costantemente chiamati a ridurre le tariffe delle proprie soluzioni. Vale nel settore dell’autostrasporto, dello shipping, della movimentazione e stoccaggio, dei corrieri, del trasporto aereo e ovviamente anche per il trasporto intermodale e ferroviario, che con fatica prova a recuperare rispetto al tutto strada. Un trend che brucia valore, affidabilità e qualità dei servizi nel nome della ricerca dell’efficienza. Questo è lo scenario che, credo, molti dei lettori di Euromerci potranno condividere. 


Si legge sostenibilità e si traduce in opportunità di innovazione
Durante la prima edizione della Biennale della Logistica, tenutasi a Piacenza lo scorso 15 e 16 febbraio, ho avuto la possibilità di moderare la sessione dedicata alla logistica sostenibile, ovvero come la sostenibilità può trasformarsi in opportunità di innovazione. Tra i relatori anche Alberto Accetta, responsabile della filiale italiana della Seacon Logistic, operatore olandese specializzato nell’offerta di soluzioni di supply chain, spedizioni e magazzinaggio. Ad Alberto era stato assegnato l’ultimo intervento nell’ultima sessione della giornata: quel momento in cui le sale si svuotano e in cui i pochi sopravvissuti ai “cahier de doleance”di questo settore, iniziano a sognare (talvolta letteralmente) il meritato riposo. Il tema dell’intervento di Alberto era incentrato sulla scelta che ogni giorno devono affrontare quasi tutte le aziende ed i professionisti che operano al loro interno: la scelta tra “efficienza virtuosa” ed “efficienza viziosa”. 


Virtuosa o viziosa, le due strade - inconciliabili - della logistica
Dietro a queste definizioni si nasconde una semplice, ma fondamentale differenza: nel primo caso parliamo dello sforzo necessario per ottimizzare i processi, tenere sotto controllo i costi e assicurare l’accesso alle risorse necessarie per generarli, attivando nuovi modelli collaborativi ed in generale sforzandosi di identificare e validare nuovi approcci al business. Il secondo caso, invece, descrive una strada assai più facile e più veloce, ma molto, molto rischiosa; è il cammino di chi sceglie sistematicamente di scaricare la pressione competitiva sull’anello più debole della catena: il fornitore. Questo conflitto rappresenta un tema economico, che però non è privo di importanti implicazioni culturali e sociali. Una distinzione non solo lessicale, ma quasi “filosofica”, che caratterizza due approcci al business diametralmente opposti. Nel caso dell’efficienza virtuosa, l’attività è orientata alla generazione di valore, mentre nel caso in cui la scelta ricada su un percorso di efficienza viziosa, l’organizzazione non solo brucia valore, ma (cosa ancor più grave) rischia di creare, a lungo termine, i presupposti per il diffondersi dell’illegalità. 


Mentalità e risultati asfittici dietro la guerra di prezzi e tariffe
Nei giorni successivi ho riflettuto molto su questo intervento, sopratutto ripensando a quante persone avevano deciso di fermarsi subito dopo la sessione, per fare domande, alla ricerca di ulteriori informazioni sul tema della sostenibilità, ma sopratutto per condividere e commentare il pensiero espresso da Alberto durante il suo intervento. Da troppi anni gli operatori logistici lamentano una scarsa attenzione da parte della committenza e uno scarso interesse dei grandi media, che sembrano non curarsi del ruolo strategico della logistica e delle infrastrutture per il trasporto delle merci. Da troppo tempo i vari comparti del settore hanno intrappreso una guerra dei prezzi e della tariffe per accaparrarsi quote di mercato, all’interno di un comparto, come quello della logistica italiana, che cresce, quando va bene, agli stessi ritmi asfittici dell’economia reale, nonostante una forte incidenza dell’export. Quello stesso export che dovrebbe ricordare a tutti noi la vocazione manufatturiera del nostro Paese. Quello che il mondo riconosce come made in Italy e che troppo spesso trascura la pianificazione e l’ottimizzazione della propria supply chain affidandosi alla resa “ex work”, lasciando cioè che a occuparsi del trasporto e della logistica sia il compratore a destino. Un rifiuto a considerare il processo logistico come parte della catena di creazione del valore, ma semplicemente considerato come una fonte di problemi e inutili complicazioni. 


Dimensione sociale, economica e ambientale, le "3D" della sostenibilità
Ancora una volta, dunque, un approccio che considera le operazioni di logistica e trasporto come un mero servizio accessorio, e dunque meritevole di essere contrattato e acquistato sulla base di una trattativa “muscolare”, attraverso la quale la grande realtà industriale tende a schiacciare il proprio spedizioniere, che a sua volta intraprende una battaglia all’arma bianca con il trasportatore o con il carrier di turno, per arrivare al 3PL finale che, nel magazzino di partenza o arrivo, scarica una parte della pressione accumulata lungo la catena del valore sulla coperativa di movimentazione, sui propri operatori e autisti. Certo, questa rappresentazione è molto semplicistica, ma credo efficace, per permettere a nudo gli effetti reali di quella cosiddetta “ricerca dell’efficienza”. Siamo nell’orbita dunque di due dei principali elementi che caratterizzano la sostenibilità ovvero la dimensione sociale e la dimensione economica, due variabili troppo spesso dimenticate, in favore del terzo caposaldo: la dimensione ambientale. E’ un tema che fatica a emergere, ma la ricerca della sostenibilità come fattore di innovazione e competizione è possibile solo quando si riesce a combinare efficacemente tutte e tre le dimensioni. L’efficienza viziosa rappresenta dunque, a nostro avviso, una falsa soluzione, poiché contrasta con uno di questi tre principi fondamentali, non facendo altro che spostare il problema sulla scrivania (e sulle spalle) di qualcun altro. 


Le soluzioni "virtuose" di Seacon Logistics partono dalle risorse umane
Nel suo intervento Alberto non si è limitato alla critica, ma ha anche provato a suggerire l’utilizzo di alcuni strumenti, che potrebbero aiutare a diffondere la cultura dell’efficienza virtuosa, anche laddove il solo stimolo culturale rischi di non trovare terreno fertile, arenandosi nella refrattarietà a quanto sembri astratto, apparentemente non monetizzabile. Convinta del ritorno economico prodotto dall’efficienza virtuosa Seacon Logistics sta investimento nelle proprie risorse umane, inserendo nei programmi di MBO di propri manager e collaboratori principi misurabili e oggettivabili sulla sostenibilità, innalzando di fatto barriere non più sormontabili, che ostacolino e impediscano di scaricare in maniera irresponsabile il fattore efficienza sui soggetti più deboli della catena logistica. Sono quindi al varo parametri che riflettono un sistema di valori condivisi e che avranno un impatto anche sulla busta paga degli operatori coinvolti in queste scelte


Nuovi paradigmi "culturali" in fase di emersione nella quotidianità delle singole persone
Abbiamo già scritto di quanto sia importante il tema culturale per lo sviluppo di un approccio sostenibile; i cambiamenti partono sempre ed esclusivamente dagli atteggiamenti quotidiani delle persone, qualunque sia il ruolo che esse sono chiamate a ricoprire. La ricerca dell’efficienza virtuosa, rispetto a quella viziosa, è una scelta di campo che coinvolge la dimensione etica e culturale di ciascuno di noi. Cambiare la cultura significa anche imparare a rifiutare alcuni inganni del marketing contemporaneo, come l’etichetta che spesso accompagna gli oggetti in vendita online: “consegna gratuita”. 


"Consegna gratuita", un falso modello che spinge solo al ribasso
Quanti di noi si sono posti il problema di quale messaggio trasmette questo modello? Le nuove tecnologie e la convergenza di sviluppo sull’intelligenza artficiale, il cloud, i big data, la robotica e l’IoT rappresentano una grande opportunità di efficienza ed innovazione in ambito logistico, ma occorre rifiutare un costante compromesso al ribasso, imparando a utilizzare i dati in maniera intelligente, per esempio per guidare e orientare scelte consapevoli riguardo ai modelli di consegna al servizio dell’ e-commerce, evidenziando in maniera più trasparente le caratteristiche (inclusa la sostenibilità logistica) delle diverse opzioni disponibili; permettendo al consumatore di effettuare una scelta davvero libera, eventualmente rifiutando modelli basati su un’efficienza viziosa, i cui costi nascosti arrecano danno non solo agli operatori logistici ma all’intera collettività. 


di Daniele Testi
Presidente SOS Logistica 
Presidente Commissione Sostenibilità Assologistica

19/04/2017, © Euromerci - riproduzione riservata

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